“Umanizzare” gli animali: ma loro saranno contenti?

 La mia riflessione parte da ciò vedo passare sui social, cioè una istintiva necessità di condividere un rapporto con gli animali, spesso anche distorto e che non tiene conto le necessità del proprio amico a quattro zampe.

Questa mia, come sempre, è soltanto una mia opinione personale, il frutto di un mio soffermarsi e pensare.

Non voglio né far modificare questi comportamenti né influenzarli, né educarli non è il mio compito e non e nemmeno mia presunzione farlo, però oggi voglio esprimere il mio pensiero su quelle persone che cercano di “umanizzare” i loro animali di compagnia.

Parlo degli animali da affezione, o domestici, o ancora “pet” come si usa adesso, dei loro diritti e di alcuni atteggiamenti che compromettono il codice etologico.

Dove “pet” non è una tomografia per esami clinici ma, la definizione inglese che esclude gli animali selvatici e quelli per il consumo alimentare, questi ultimi parlando almeno della sfera occidentale.

A riguardo, e per meglio capire, cosa nasconde questo fenomeno, ho fatto un po’ di ricerche; ribadisco che si tratta solo di alcuni individui e comportamenti escludendo, ad esempio, quelle in cui gli animali sono da compagnia a persone anziane, particolarmente sole o dove gli animali sono coadiuvanti di supporto a patologie o terapie.

Ho scoperto così che il fenomeno di “umanizzazione” in maniera più tecnica viene denominato “antropomorfismo” che viene definito come: l’assegnazione o attribuzione di caratteristiche, motivazioni, intenzioni, emozioni e qualità umane a entità non umane.

Queste entità possono essere animate o inanimate: animali, forze naturali o sovrannaturali, divinità o persino oggetti; questi comportamenti e atteggiamenti rispetto a queste entità possono ricondurre, nella nostra memoria o fantasia, a popolazioni primitive, originarie o selvagge o a popoli pagani del passato.

Nel mondo attuale chiamato “civilizzato” si possono comunque riscontrare queste situazioni diventate patologiche in persone che confondono realtà animali o materiali con quelle spirituali.

Restringiamo il campo ai nostri amici domestici, e vediamo cosa ne pensano psicologi umani, o terapisti e addesstratori che si occupano in maniera specifica degli animali e soprattutto gli etologi.

Gli esperti differenziano subito il comportamento “sano” da quello “morboso”.

Ad esempio, rivolgersi al proprio animale è riconosciuto come normale, spesso accade che noi ci comportiamo come se comprendesse la nostra conversazione, anche se sappiamo benissimo che, pur capendo, non parla la nostra stessa lingua.

Un altro esempio di antropomorfismo innocente o innocuo è quello di una creatura che prende il suo peluche per andare a letto, o un bambino più grande o una bambina che “umanizzano” un supereroe dei fumetti o la sua bambola.

Diverso il caso in cui l’amore intenso per un animale diventa attaccamento ansioso, soffocamento cosa che spesso avviene anche nei rapporti tra umani.

Anche nel mondo animale vale il rispetto dei diritti dell’altro, in questo caso dei loro bisogni etologici, della loro essenza animale, dobbiamo comprendere e accettare i loro caratteri e istinti, non distorcendone il comportamento naturale forzandolo e adeguandolo a quello umano.

Questo non significa non condividere una sessione di coccole e carezze, sono mammiferi come noi ma, ci sono comportamenti di umanizzazione che possono portare a conseguenze dannose per gli animali e che dimostrano, come in questi casi neppure i padroni stanno funzionando troppo bene.

In apparenza può sembrare che queste persone vizino i loro amici a 4 zampe con cucce, collari, pettorine e guinzagli, vestendoli con indumenti e/cappottini griffati e tutti alla moda, nella realtà, un po’ come avviene con i bambini, al cane e al gatto queste cose proprio non interessano e non contribuiscono per nulla al loro benessere: la persona che compra questi gadget, tra l’altro anche costosi, accontenta solo sé stessa, non il proprio animale o bambino che sia!

Anche portarli fuori a passeggio su minipasseggini, in braccio, in zaini o borsette senza che l’animale soffra di alcun impedimento a camminare da solo.

Come chi compulsivamente li lava e li profuma (cancellandone così l’odore, che nella comunicazione animale è essenziale), chi addirittura li sottopone a trattamenti cosmetici come la tintura del pelo o lo smalto sugli artigli, gli fa indossare gioielli o scarpe che non hanno un’utilità ben definita tranne quella, nella mente dei loro padroni, di farli sembrare più umani o eleganti.

O ancora chi li fa mangiare con sé a tavola e persino al ristorante, chi spende una fortuna per cibi tanto apparentemente raffinati quanto artefatti, pieni di additivi; gli animali non dovrebbero mangiare gli alimenti degli umani ma, neppure certe esasperazioni che il mondo della pet economy prepara.

Tutte queste “amenità” sono vere forme di maltrattamento, anche se mascherate di benevolenza e amore.

Ma, gli animali saranno davvero contenti di essere sempre più trattati da umani?

Sui social network, sia i cani che i gatti sono soggetti a mode e comportamenti eccessivi che possono danneggiare la loro salute fisica, psicologica ed emotiva.

Sia l’eccesso che la mancanza d’amore sono dannosi per noi come per i nostri amici animali: come per la maggior parte degli aspetti della vita, la chiave sta nel giusto mix!

Come avviene in tutte le relazioni, è bene non riversare sull’altro ciò che manca a noi, l’animale respira le nostre emozioni, conosce i nostri stati d’animo; percepisce l’ansia e l’instabilità e sviluppa disagi, che manifesta in vari modi, quando noi non siamo equilibrati e tentiamo di compensare ciò che manca a noi con l’animale stesso, colmando le nostre inconsce carenze e trasformando gli animali in feticci.

Occhio, pertanto, a preservarne la salute, disturbi fisici e alimentari, problemi comportamentali o mentali, sintomi di stress, irritabilità, distruttività; gli animali possono diventare depressi quanto i padroni.

Un animale sa perfettamente di non essere un umano ma, sembra che molti umani non lo sappiano, le persone trattano gli animali come bambini ma, sicuramente cani e gatti non sono bambini e non vanno trattati come i propri figli.

Questo avviene non perché sono sostituti dei figli, bensì perché in genere la gente non tiene conto delle loro esigenze etologiche, manca di una “cultura di relazione etologica”.

Prima di tutto, è necessario capire che, quando umanizzate un animale, non rispettate più la sua natura, se lo obbligate o lo incentivate a comportarsi come un essere umano, gli potete provocare disturbi fisici o comportamentali.

Allora come dovrebbero essere trattati gli animali?

Una vera relazione d’affetto deve iniziare con il rispetto e la comprensione della natura e dell’etologia dei nostri animali di famiglia.

Il fatto che diventi membro della nostra famiglia “multi-specie” (un nucleo sociale costituito da due specie totalmente diverse, quella umana e quella animale) non ci dà il diritto di umanizzarli, ci deve essere integrazione tra specie, ma non fusione.

Gli addestratori affermano che l’aggressività di alcuni animali è causata proprio da un atteggiamento di umanizzazione iperprotettivo nei confronti degli animali, come quando proiettiamo l’immagine di un bebè innocente sul nostro animale.

Bisogna iniziare a stabilire dei limiti tra i vostri momenti e i loro momenti.

Soprattutto il cane, con cui è più facile, deve imparare a rispettare gli spazi riservati alle persone tipo non abituarlo a salire sul letto o a chiedere del cibo mentre state a tavola, così si rispetterà la sua natura e gli donerete una corretta educazione.

Dovete far sentire l’animale parte integrante della famiglia, ma non il leader della casa.

Fondamentale imparare a dirgli di NO, come sarebbe auspicabile fare anche con i nostri figli, negare qualcosa è necessario per una convivenza pacifica.

Sebbene trattare un animale come un figlio può sembrare tenero, ha però conseguenze negative sul suo comportamento, se lo trattassi come un bambino non lo rispetterei, poiché gli assegnerei una responsabilità che non gli appartiene.

Seppure sia un membro della famiglia resta un animale.

È un cane, o un gatto!

Non è un mio bambino o mio figlio. Non bisogna perdere di vista questo concetto.

In conclusione, tutti gli esperti invitano a prendere cura del vostro animale e trattarlo sempre bene, nutrirlo nel miglior modo possibile, prendendo cura della sua salute, facendogli fare esercizio fisico e mentale.

Donargli amore è fondamentale per garantire loro uno sviluppo salutare e felice, coccolandolo gratuitamente e dedicandogli del tempo, offrendogli gli stimoli per essere sano ed equilibrato, ma al tempo stesso stabilire limiti e regole.

Comunicare con lui non in maniera appropriata umanizzandolo, significa assegnandogli dei comportamenti che sono fondamentalmente umani che alterano l’ontologia vera dell’animalismo.

Rispettare lui come animale significa rispettare anche noi come uomini.

Buona riflessione.

Roberto Kudlicka

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