Karol Józef Wojty?a, Giovanni Paolo II

Oggi mi piace ricordare a 20 anni dalla sua scomparsa il più grande Uomo in assoluto di questi anni a cavallo del terzo millennio: Karol Józef Wojty?a.

Un uomo prima ancora che un Papa e per questo conoscitore della vita, parlo della vita comune, delle persone comuni normali, come anche della guerra, delle sue atrocità e persecuzioni vissute personalmente e competente contemporaneamente anche dei sentimenti e dell’amore.

Un papà conoscitore degli uomini e donne: operaio, studente, sportivo prima che missionario e profeta, che ha cambiato da una parte la chiesa e da grande e umile non politico ha cambiato il mondo.  

L’elezione a papa dell’arcivescovo di Cracovia, Karol Wojty?a, il 16 ottobre 1978, costituisce un evento epocale non solo per la storia della Chiesa, ma anche per le dinamiche internazionali della seconda metà del ’900. 

Di Giovanni Paolo II è stato già individuato il suo ruolo fondamentale nel crollo dei regimi dell’Est europeo, partendo dalla sua Polonia ed estendendosi a tutti i paesi oltre cortina.

La scintilla parte nel 1980 con l’inizio degli scioperi a Danzica, il sindacato 

Solidarno?? e il suo leader Lech Wa??sa una lotta per il lavoro ma, in generale per la libertà contro il locale regime comunista controllato da Mosca e impersonato dal generale Wojciech Jaruzelski, aggiungo sindacato distante anni luce da quelli nostri attuali.

Ed è questo particolare intreccio, un cocktail tra la fede che il regime vorrebbe imbavagliata e le istanze lavorative che premono per un riconoscimento di migliori diritti, che scoppia una coraggiosa rivoluzione che avverrà senza spargimento di sangue e di cui Wojty?a se ne fa mentore, tutore e interprete.

Certo l’elezione di Giovanni Paolo II provoca un terremoto a Est, come si vede nelle prime reazioni di tutti i dirigenti dei paesi socialisti, che avvertono subito la minaccia proveniente da Roma. 

Eppure con tutto il blocco dell’Est, il papa, anche grazie all’opera del suo segretario di stato, cardinale Casaroli alterna audacia e prudenza, dialogo e diplomazia.

Questo anche favorito dalla presenza come leader a Mosca di Mikhail Gorbaciov e del complesso di riforme politico-sociali ed economiche avviate da lui avviate nell’allora Unione Sovietica nota come “perestrojka”.

In questo si constata l’equilibrio con cui viene gestita la transizione del 1989,

di cui furono entrambi protagonisti e che è la migliore logica conclusione dell’Ostpolitik della Repubblica federale Tedesca (Germania occidentale) del cancelliere Willy Brandt.

Nel panorama attuale soprattutto europeo ce ne fossero di persone così!

Sì, mi si potrà dire ma sono trascorsi 35 anni, gli scenari sono mutati, la presenza della Unione Europea e della Banca Centrale europea e i loro interessi, io penso ed è mia opinione che comunque sicuramente non vivremo l’attuale situazione.

Una situazione vergognosa e umiliante che si muove tra desideri belligeranti, manifestazioni snob e kit di sopravvivenza. 

Fine del comunismo, caduta del muro di Berlino, fine della guerra fredda si pensava fosse impossibile.

Giovanni Paolo II sottolineò che diventò possibile perché: “le persone si mobilitarono per il bene comune” e grazie anche alla “liberazione dalla paura”, una carica spirituale ed emotiva sino ad allora sconosciuta, un altro tema a lui caro espresso nel Messaggio per la XVIII Giornata mondiale della pace:

“Non abbiate paura! 

Non abbiate paura della vostra giovinezza e di quei profondi desideri che provate di felicità, di verità, di bellezza e di durevole amore!

Non abbiate paura e non stancatevi mai di ricercare le risposte vere alle domande che vi stanno di fronte.

Ricorda tu sei il capolavoro della tua vita …”

Karol Józef Wojty?a

Giovanni Paolo II

Dott. Roberto Kudlicka

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