L’altra campana sul turismo: non è tutto oro per tutti

Sento parlare politici locali e operatori del settore turistico in toni entusiastici, euforici sciorinando cifre, percentuali e differenziali in incremento anche esponenziale ma, è tutto positivo l’effetto turismo o meglio, lo è per tutti?

La mia riflessione è quella di un un comune cittadino che oltre a pagare tutte le tasse Tari, Imu, Addizionali regionali e comunali, ecc. non può neppure vantare interessi in pubblici esercizi legati alla ristorazione o b&b.

Si b&b quelle strutture ricettive che un tempo si chiamavano pensioni, i vecchi affittacamere, che ormai pullulano ovunque, in edifici anche fatiscenti e in zone degradate e talvolta neppure in regola con le norme fiscali e di sicurezza.

Attività spesso sono nate grazie anche alle agevolazioni (superbonus); i cui proprietari hanno spesso ristrutturato locali praticamente inabitabili a spese dello stato, cioè di tutti noi, e che d’altro canto, muovono un numero sempre crescente di turisti di massa provenienti da ogni parte.

Ma, come vivono tutto questo i normali, comuni abitanti e residenti?

Non tutto è sicuramente positivo, non mi riferisco solo al problema ambientale nelle città d’arte dove sicuramente è concreto ed è drammatico, basta recarsi in una di queste per vedere lo stato di degrado generale in cui stanno naufragando e il rischio che corrono anche opere e monumenti.

Parlo anche dei problemi sociali delle città o paesi che stanno vivendo questo fenomeno.

Cosa fanno piccoli comuni, cittadine medie o grandi città metropolitane cosa offrono in cambio ai cittadini residenti, mi riferisco a quelli “perbene” o posso definire “fessi” che pagano tutte le tasse? 

Sicuramente il sovraffollamento turistico causa impatti negativi nelle comunità interessate, proprio perché non tutti hanno tornaconto, anzi sono costretti a subire il degrado a livello di pulizia e sicurezza come primo impatto.

Così si può anche alludere alla crisi abitativa, già critica, che diventa insostenibile e porta lo stravolgimento sociale di famiglie obbligate a emigrare nei paesi limitrofi perché non più in grado di sopportare le spese di affitto sempre più alte.

Parliamo di scombussolamento economico con l’aumento ingiustificato dei prezzi dei beni di prima necessità come in tutti i settori, anche oltre la già pesante inflazione.

In alcune località si arriva a vivere anche l’aspetto e l’impatto ambientale che altera il territorio o le stesse risorse naturali.

Addirittura, in particolari zone o aree di una città, questa situazione, senza o fuori controllo, può arrivare a rendere la vita insostenibile ai residenti locali.

Per questo ho parlato di “overtourism”, quando appunto il turismo di massa ha un impatto negativo sulla qualità della vita dei residenti.

La vita di quartieri costruita in decenni o secoli cambia rapidamente ma, le persone no, e i residenti si lamentano anche perché non ricevono nulla in cambio; anzi i loro servizi, già carenti, degradano ulteriormente.

Cambiano i sentimenti delle persone che vedono, ad esempio, ingiustificabile il fatto che una coppia di anziani paghi più tasse rifiuti di una attività legata alla ristorazione o ricettiva; per ricevere in cambio pulizia dei marciapiedi e delle strade inesistente, come ugualmente vale la stessa cosa per i cassonetti, quando esistenti e le zone circostanti ad essi.

Come la mancanza di sicurezza che si vive e si percepisce muovendosi nelle aree urbane, in cui le persone perbene si muovono quasi con timore o circospezione, cercando di non farsi notare e di non attirare l’attenzione di malintenzionati espacciatori.

I personaggi del governo locale si beano di numeri ma, questi numeri come ritornano ai cittadini, questo PIL come viene ridistribuito?

Non si tratta più di miopia ma, di completa cecità per giunta dolosa, si tratta di fregarsene completamente: tanto “quelli pagano e zitti”.

Una situazione molto simile ad un comportamento mafioso, in cui le tasse diventano “pizzo” sempre a carico dei soliti noti e di contro nulla viene restituito a livello sociale, di pubblico non torna nulla: trasporti, sanità, sicurezza, vivibilità.

Ma, si và avanti così sulle spalle di quelli che hanno lavorato e pagato per una vita e di quelli che lavorano e pagano, sempre pochi in percentuale, coprendo anche quelli che “non hanno numero di casa” come li definisco, i fantasmi quelli che esistono, che sfruttano, i seppur relativi, servizi offerti non dando in cambio assolutamente nulla.

Si parla di “overtourism” per definizione quando si supera la semplice capacità fisica o ecologica di accoglienza di una località, ma, aggiungo io anche quando i governatori locali rendono invivibili, a livello economico e sociale, alcune aree perché trascurano lo zoccolo duro e portante dell’economia, che non può essere basata solo sul turismo e infatti non lo è; ma di fatto si regge anche sulle spalle degli abitanti e residenti.

I governatori, sindaci, assessori, consiglieri dalla vista corta, non hanno neppure udito valido, per ascoltare, per sentire, per percepire il brusio che si leva, sono passivi indolenti e non muovono, come dovrebbero, politiche attente e attive a supporto dei propri cittadini. 

Non si sono accorti che se in realtà, fisicamente, può sembrare che non sia cambiato niente o quasi, lo sono e di molto i sentimenti a livello psicologico dei concittadini elettori e pagatori.

Buona riflessione.

Roberto Kudlicka

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