Un campo ufficialmente poco indagato dagli studi scientifici, quello energetico, anche se spesse volte ritenuto di poco interesse, potrebbe al contrario essere oggetto di attenzione per tanti fra noi. Studiarne l’esistenza e le sue funzioni sarebbe un facile prestare il fianco a dure contestazioni fra coloro che della materialità hanno fatto oggetto di culto. Eppure l’importanza del “quanto poco energetico percepito” è tale che la componente non animistica di noi ne è totalmente condizionata. Tanto da doversi porre una domanda: io sono io? Meglio ancora sarebbe chiedersi chi sono io? Ma soprattutto dove sono io? Imperante la necessità di tali interrogativi suscitata dalla conoscenza delle ultime, forse non più tali, conquiste scientifiche acquisite dagli studiosi che hanno saputo trasferire nella mente umana pensieri non di sua proprietà.
Tecniche di trasferimento di frequenze utilizzate dagli apparati militari e da insospettabili giocolieri dell’invisibile, in grado di condizionare le volontà altrui. Ricerche eseguite da biofisici hanno consentito di individuare una coerenza collettiva delle cellule, centinaia per ogni specie, che costruiscono il corpo di ognuno di noi, il cui assemblaggio e indirizzo di formazione sarebbe guidato da legami costantemente attivi, stabiliti attraverso una realtà esterna al nostro mondo materiale. Secondo alcuni ricercatori russi, Il DNA di ciascun essere umano potrebbe fornire la rappresentazione di un organismo che verrebbe trasferito da un livello energetico esterno a quello cellulare e prima ancora molecolare. Questo farebbe dell’essere umano un prodotto fatto di frequenze e di energia piuttosto che di chimica.Il cervello quindi sarebbe solo un mezzo fisico olografico per ricevere e trasmettere informazioni che provengono da lontano e fuori dai nostri parametri temporali e spaziali.
Siffatte deduzioni potrebbero causare l’implacabile caduta della impalcatura che ha fino ad ora sostenuto l’obiettività privata e del supporto ad essa fornito dal concetto di soggettività! Siamo tutti fautori del libero arbitrio ma dovremmo essere certi della sua reale fondatezza ma soprattutto della certezza che di esso ne facciamo uso! In quanti sono in grado di affollare lo spazio di nostra pertinenza(dell’io) che abbiamo da sempre ritenuto inviolabile? Molti interrogativi si avvicendano successivi al desiderio di comprendere quanto fino ad ora rivelato. Intanto diventa meno raccontato e più aderente al reale la presenza di una matrice all’interno della quale saremmo tutti noi avviluppati. Sarebbe sufficiente accettare questa verità per comprendere l’intreccio che avvolge tutti noi e gli inevitabili collegamenti che ne conseguono. Senza dover scomodare le leggi della fisica quantistica! Ma nel tentativo di liberarsi della prevalente razionale materialità di cui si avvale il nostro emisfero cerebrale sinistro, viene in aiuto quello destro.
Ritenuto perdente, minimizzato nelle sue capacità intuitive. Sarebbe ottimale il giusto equilibrio conquistato con la collaborazione di entrambi. Se condivisibili queste premesse verrebbe voglia di chiedersi quale significato avrebbe parlare di libero arbitrio. Ma anche a chi apparterrebbe se fossimo convinti di esercitarlo e chi decide sulle qualità genetiche dell’essere umano! Chi decide sulle iniziative e sui pensieri assunti da ogni essere umano e quanto è condizionato dall’appartenenza all’entanglement nel cui intreccio tutto il nostro universo è avvolto?
