Robert Francis Prevost: il Cardinale missionario

L’8 maggio 2025, alle ore 18, il Conclave dei 133 cardinali ha emesso il suo verdetto; Habemus Papam alla quarta votazione come per Ratzinger; 5 scrutini per  Bergoglio. La fumata bianca ha scatenato l’entusiasmo in Piazza San Pietro, sulla via della Conciliazione; in tutto il mondo.

Robert Francis Prevost è il nuovo papa, il numero 267, detto Leone XIV.

Leone, nella Chiesa cattolica, è un nome gettonato come Giovanni, Benedetto, Gregorio, Clemente, Innocenzo, Pio. 

Questa elezione è stata caratterizzata da grande esposizione mediatica per la concomitanza della Pasqua (20 aprile), della morte di Papa Francesco (Lunedì dell’Angelo) e dei suoi funerali, delle celebrazioni del Giubileo 2025. Ora, però, scattano le ricerche biografiche, gli aneddoti e le curiosità sul nuovo Pontefice; come anche i tentativi infantili di tanti politici girovaghi, incapaci di un proprio pensiero libero, bisognosi di adagiarsi in un senso di appartenenza, pregiudiziale e convenzionale. La questione vera, però, la conosciamo tutti: la Religione è un formidabile strumento di gestione delle masse e del consenso acritico. In particolare, la Chiesa Cattolica Apostolica Romana è ricchissima di Storia, Cultura, Monumenti e Proprietà. Per di più, dispone anche di uno Stato, il Vaticano, che genera problematiche intersezioni fra potere confessionale e potere temporale. Il mondo della Politica nostrana e della GeoPolitica è, dunque, molto interessato. Ai funerali di Bergoglio, infatti, non mancava nessuno. Infatti, è stata l’occasione mediatica per una grande rappresentazione teatrale dove Donald Trump si è preso la scena, di prepotenza, come unico Principe fra i tanti feudatari occidentali.

Chi è questo signor R.F. Prevost che ha voluto farsi chiamare Leone XIV?

Sappiamo che è nato il 14 settembre 1955;  sappiamo che è teologo, filosofo, matematico, missionario, primo papa agostiniano e primo papa statunitense. Si potrebbe dire, dal nostro punto di vista, tutti “attributi promettenti”. Di questi attributi traguardiamo quelli che dovrebbero caratterizzare le prerogative culturali e “attitudinali”.  

Come statunitense, si dovrebbe supporre che non gli sia sconosciuto uno scenario democratico, liberale e liberista; né gli sia sconosciuta una comunità civile basata sulla economia, sulla tecnologia, sulla comunicazione e i media, sulla multi etnia, sulla globalizzazione; né, tantomeno, quale sia la differenza fra il pensiero “liberal” e quello “repubblicano”.

Sembra che Prevost sia un repubblicano.

Come matematico, si dovrebbe supporre che abbia l’attitudine a procedere “scientificamente” nelle sue elaborazioni intellettuali. Il che significa partire da postulati e attenersi a processi strettamente logici: le tesi non dovrebbero essere sorprendenti, schizofreniche o soggettive. Qui, compare anche la visione metafisica: come mai la Matematica appare essere, incredibilmente, il linguaggio attraverso cui si esprime l’Universo?

Non ci resta che capire cosa sia “essere agostiniano” e il perché del “nome d’arte” scelto: Leone. Pensiamo che questi due paradigmi saranno la chiave per interpretare il suo Pontificato. Vediamoli in ordine.

 Il motto dell’Ordine di Sant’Agostino (uno dei quattro Padri della Chiesa) è: “Charitas e Scientia”; in italiano “Carità e Conoscenza”.

Il motto di Leone XIV è: “Nell’unico Cristo, siamo uno”.

Queste sono parole riprese da Sant’Agostino, a dimostrazione di quanto sia ferreo il postulato agostiniano di Prevost.

La Regola agostiniana e di Leone XIV è racchiusa in questi epigrammi.

Ebbene, la Regola sostiene che la dimensione umana è la Comunità’: il vivere insieme e in pace, senza discriminazioni.

La Pace è Equilibrio. E l’Equilibrio deve essere gestito in tempo reale.

Ricchezze, proprietà, posizioni sociali, ruoli non debbono essere fattori di discriminazione e disuguaglianze ma fattori di equilibrio. In questo senso, la Carità è cosa diversa dalla Pietà. Quindi, non una Comunità misericordiosa e paternalistica che è occulta discriminazione; ma una Comunità che  rispetti le dignità e le identità e garantisca la libertà di realizzare sé stessi.

In altri termini “non omologazione” ma “centralità della Persona”.

L’identità del futuro si costruisce sulla identità storica.

Ed ecco il ruolo della Conoscenza come ricerca di Dio, della Natura,   dell’Uomo; alla quale sono associati insegnamento, apostolato, trasferimento culturale, gestione oculata, opera sociale: strumenti per la crescita della qualità della vita della Comunità.

L’Uomo si realizza nella Comunità, dovunque sia, a quale etnia appartenga, a quale Religione sia fedele.

Se questo è Leone XIV, allora i dialoghi inter religiosi, la globalizzazione, le relazioni internazionali sono di pace, di equilibrio, di rispetto reciproco, mai di  omologazione.

Infatti, quali sono state le prime parole di Leone XIV?

“La pace sia con tutti voi … Una pace disarmata, disarmante, umile. Dio ci ama tutti, incondizionatamente”.

Che si cerchi la pace e che Dio ci ami tutti, non è una novità.

E’, però, una grande novità la “pace disarmata”; ancora più grande è “disarmante”. Il top è, però, “umile” che non significa inferiore o uguale, ma rispetto reciproco. E’ da qui che nasce la vera uguaglianza.

Porre, come Postulato, la Dignità della Persona, è una solfa ben conosciuta nelle esternazioni di tanti parolai; nel caso di Leone XIV si potrebbe rivelare una reale innovazione.

E, se il Conclave, fatto da 133 Cardinali, provenienti da tutto il mondo ed estranei fra loro, ci ha messo solo 3 scrutini per mettere a punto il 4° scrutinio a fumata bianca, allora piace pensare che la Chiesa sia sulla strada della innovazione.  

Per spiegare meglio: non si è di fronte ad un Pastore con il suo gregge, ma ad un Missionario con i suoi discepoli. Questo è l’auspicio!

Perché R. F. Prevost si è chiamato Leone? Fra i Leone ricordiamo il Magno che fermò, nel 452 sul fiume Mincio, il cattivissimo Attila; ma ricordiamo soprattutto Leone XIII, autore della famosissima enciclica De Rerum Novarum (1891) che diede i natali alla “Dottrina Sociale della Chiesa”.

Leone XIII fu papa dal 1878 al 1903, oltre un secolo e mezzo fa.

La motivazioni che spinsero il Papa a promulgare l’enciclica sono valide ancora oggi. Sembra proprio un deja vu: il rapido sviluppo tecnologico; il disagio del lavoro; la concentrazione della ricchezza in poche mani; le crescenti disuguaglianze, discriminazioni e povertà delle masse; la degenerazione etico morale; la crisi economico e sociale.

Il presupposto della enciclica è la “ineludibile Centralità della Persona”, declinata come identità, libertà e dignità. Ne discende che la Persona non può che realizzarsi nel Lavoro e nello Stato; quest’ultimo visto come Comunità di pace, di equilibrio, di studio e di missione.

Ecco che emerge coerenza da quanto abbiamo sentito finora da R.F. Prevost che vede il panorama odierno, alla soglia della rivoluzione della Intelligenza Artificiale, simile a quello della Rivoluzione Industriale.

Questo appare essere il quadro emergente da questa inattesa e sorprendente elezione; per cui dovremmo attenderci un generale riposizionamento visto che la Chiesa è ancora un centro di potere che, però, sta cambiando pelle.

Certamente le soluzioni e indicazioni della Rerum Novarum non sono più adeguate alla realtà socio economica politica attuale, da un lato globalizzata, dall’altro bipolare: globalizzazione e bipolarismo sono in sé conflittuali.

Si dovrebbe tuttavia evitare che la emergente nuova dottrina sociale significhi la Chiesa dentro lo Stato. Si dovrebbe preferire la “Libera Chiesa in Libero Stato” nella reminiscenza di Cavour.

Vedremo come evolverà la storia.

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