Inizio questa riflessione con alcune definizioni:
Per “onestà intellettuale” si intende l’atteggiamento di correttezza e lealtà che caratterizza chi riconosce, senza farsi condizionare da pregiudizi soggettivi o di parte, la consistenza reale di un fatto o di un’idea, di un opinione o dell’affermazione altrui.
Di contro il “pregiudizio” è un opinione preconcetta, capace di fare assumere atteggiamenti ingiusti; in senso generale il pregiudizio è un giudizio anticipato rispetto alla valutazione dei fatti.
È un atteggiamento discriminatorio che si basa principalmente su opinioni e stereotipi piuttosto che su fatti e prove.
Sono convinzioni che non nascono da una ricerca autonoma e approfondita, ma, dall’acquiescenza di una opinione condivisa; in pratica sono giudizi errati o imprecisi formulati in modo superficiale senza la conoscenza approfondita di un problema.
Si tratta di opinione preconcette nei confronti di eventi, gruppi o singoli individui che portano ad assumere atteggiamenti scorretti nel momento in cui si debba esprimere un opinione o si devono stabilire dei rapporti sociali.
Molte persone, scambiano queste opinioni per vera cronaca, fatti oggettivi, ancora di più basandosi su informazioni riprese dai media o dai social già fondate e intrise di preconcetti e pregiudizi, e così come una catena di Sant’Antonio la cosa procede e va avanti peggiorando sempre più e alienando del tutto la vera informazione.
Pregiudizi e stereotipi non si formano in modo casuale o per una scelta arbitraria momentanea, ma sono una parte integrante della cultura di una famiglia, un gruppo, un partito, una popolazione vengono tramandati, si cristallizzano e sono usati dai singoli che li hanno appresi anche durante un lungo processo e maturati con il passare degli anni.
Infatti i preconcetti possono essere anche: preclusione e prevenzione mentale, credenza popolare, fantasia, fisima, fissazione e superstizione.
C’è comunque una differenza fondamentale: un ragionamento è crescita, fa avanzare la nostra conoscenza della realtà, mentre i pregiudizi la fossilizzano.
In quanto atteggiamento, il pregiudizio comprende:
una componente cognitiva (lo stereotipo),
una componente affettiva,
una componente comportamentale.
In estrema sintesi:
Con il “pregiudizio” giudichiamo (in positivo o negativo) senza conoscere, in maniera superficiale e in assenza di dati sufficienti sul fenomeno.
Gli “stereotipi” invece sono credenze (positive o negative) approssimative e rigide di un gruppo di persone.
Con lo stereotipo creiamo rappresentazioni della realtà che sono nella nostra mente o in quella di chi ci ha influenzato e che noi abbiamo importato, abbiamo fatto nostri, questo fenomeno può giungere sino al “plagio”.
Tornando alla realtà, l’onestà intellettuale, in Italia, si è completamente persa in ogni ambito, succede anche sui campi di calcio negli stadi dove non tutti sono sportivi, amanti dello sport ma, solo tifosi che degli ideali dello sport, del fair-play non gliene frega nulla, l’importante è vincere in qualsiasi modo e a qualunque costo e tutto il resto non conta.
Sì! Ok noi italiani abbiamo il messaggio del Machiavelli che ci diceva che “il fine giustifica i mezzi” però…
Dove andremo, dove stiamo andando, e non sto parlando ovviamente di sport, cosa mostriamo alle nuove generazioni, ai figli o nipoti soprattutto più piccoli perché quelli più grandi, i giovani ormai ce li siamo già giocati.
Gli ideali, le virtù queste sconosciute!
Quando si pensa, si dice, si scrive, anche dolosamente e colpevolmente, che se quella situazione va così è colpa solo di quello o di quell’altro.
Li definirei anche loro ultras, quelli che non capiscono nulla di uomini e storia, o per personale convenienza, lanciano slogan che mirano a spaccare tutto, bravi a giudicare, a stare ora da una parte ora dall’altra a seconda della convenienza del momento.
Leader politici, anche giovani privi di esperienza e scarso know-how che ripetono frasi fatte, motti additando,”mostrando a dito” dal palco come guide religiose o Iman.
Non si vergognano di speculare anche su situazioni che coinvolgono lavoratori, pensionati, onesti cittadini e addirittura su morti, sangue, distruzione, ma così placano la loro coscienza, il loro io, e il loro impegno finisce lì, basta che va bene a loro.
Ma che in che mondo viviamo o a in che mondo pensano di vivere questi?
Pensano o ritengono sul serio di trovarsi di fronte delle proverbiali “capre”.
Sicuramente questi non sono capre ma, bensì sciacalli, avvoltoi che vogliono fare loro, prede che non hanno l’abilità o la capacità di cacciare ma, pronti solo a speculare ad approfittare di ogni situazione.
Sono sbigottito, questa è grettezza, bassezza morale!
Eppure l’onestà intellettuale può salvarci dai tentativi di inganno e di plagio dei media e degli arringatori, dai predicatori di slogan e aiutarci contemporaneamente anche a superare i nostri “bias” cognitivi.
I bias cognitivi sono errori di pensiero, distorsioni, meccanismi automatici, che se da una parte, in apparenza, sembrano facilitarci la vita e i processi di pensiero, di contro portano a giudizi e decisioni non ottimali.
Bias cognitivi che se non vengono riconosciuti e corretti possono portare anche conseguenze negative.
Ma occorre, innanzi tutto, esserne consapevoli, essere onesto con te stesso e riconoscere i tuoi punti di forza e le tue aree di miglioramento.
Bisogna cercare, leggere e studiare opinioni diverse e diverse fonti di informazione per ottenere una visione quanto più completa e obiettiva.
Bisogna accettare anche le critiche e cercare di capire perché sono state formulate.
Riconosci e sii consapevole di quanto e quando i tuoi pregiudizi potrebbero influenzare le tue decisioni.
Cerca di basare le tue decisioni su dati e fatti, essere più razionale e non affidarti alle tue intuizioni e abitudini, mettendo in discussione e valutando le tue conclusioni o se ci sono altri possibili fattori da considerare.
Cerca il confronto, chiedi a qualcuno, di cui ti fidi, di darti un feedback sulle tue decisioni.
Impara da chi ha esperienze e punti di vista diversi dai tuoi.
Se le tue conclusioni si rivelano sbagliate, non aver paura di cambiare idea.
I bias cognitivi possono condurci a due comportamenti estremi e opposti.
Da una parte la “Sindrome dell’impostore”, un termine coniato nel 1978 dalle psicologhe Pauline Rose Clance e Suzanne Imes per indicare un fenomeno il cui concetto principale è che ci sono persone che “dubitano di se stesse e del modo in cui ottengono risultati in ogni campo: studio, lavoro, amore”.
Chi è affetto da questa sindrome si sente un “truffatore intellettuale” ed è convinto che ciò che ha ottenuto sia un frutto immeritato, dovuto al caso, alla fortuna e non delle proprie capacità e meriti.
Dall’altra parte c’è, il sempre più diffuso, effetto Dunning-Kruger, il bias cognitivo degli individui che tendono a sopravvalutare le proprie competenze, non autovalutandosi con oggettività, al contrario di persone davvero competenti che hanno invece la tendenza a sottostimarsi.
Secondo alcuni, l’onestà intellettuale è anche un sinonimo di “coerenza”: la corrispondenza tra parole e azioni.
Secondo altri, è sinonimo di “oggettività”: la capacità di guardare oltre le proprie convinzioni, e riconoscere la verità anche se contraria alle proprie idee o al proprio interesse.
A mio parere essa è contenuta in tutte le definizioni precedenti ed è comunque un compito non facile alcune volte difficile, proibitivo.
Se ci si accorge di non possederla, la si può iniziare a raggiungere, occorre la volontà di farlo, iniziando a fare le cose con un certo stile, una certa dignità, con metodo, ragionamento, correttezza.
Significa riuscire a guardare le proprie idee con la giusta prospettiva, riconoscendo i propri limiti e le proprie fallacie, significa confrontarsi su argomenti di cui si conosce la veridicità e non schierarsi su preconcetti o partiti presi.
Essere pronti a cambiare idea, significa riconoscere il valore del lavoro altrui e riconoscerne l’operato o il pensiero, significa agire in buona fede ed evitare di manipolare il prossimo.
Infine la cosa più difficile, “scegliere di fare tutto questo anche quando evitarlo potrebbe portarci un vantaggio”.
Allora come combattere la disonestà intellettuale?
Non mentire, né agli altri né a se stessi.
Liberarsi del proprio egocentrismo.
Sforzarsi di essere obiettivi.
Considerare i fatti prima di tutto.
Non confondere la realtà con quello che vorresti che fosse la realtà.
Accettare il dubbio.
Sapere che si può sbagliare e riconoscere la propria fallibilità.
Piccole regole in apparenza semplici, ma, che potrebbero essere la cura, vera e concreta, a molti mali che affliggono la nostra società.
Coltivare il dubbio, sforzarsi di essere obiettivi, considerare i fatti: non basterebbe questo per liberarci della dittatura delle opinioni e della sindrome della tifoseria che sembra aver colpito tutti, dai social agli scranni della politica?
Concludendo una definizione apprezzata e citata è quella di Louis M. Guenin, professore di etica ad Harvard, secondo cui l’onestà intellettuale “È una disposizione virtuosa a evitare l’inganno di fronte a un incentivo all’inganno” quindi scegliere di non ingannare, anche quando si potrebbe farlo.
L’onestà intellettuale sono ad esempio: uno studente che non copia o utilizza la IA, o un politico che non ruba anche quando sanno di non essere scoperti.
È un uomo che non parla con frasi di comodo e di circostanza ma dice sempre quello che pensa.
E’ un mondo nel quale non esiste la parola “convenienza”.
L’onestà intellettuale è “l’onestà libera dal contesto“, ovvero atteggiamenti e comportamenti coerenti al di là di situazioni e persone.
L’onestà è il primo capitolo del libro della saggezza, insieme ad altre virtù coscienza, giustizia, equità, rettitudine, obiettività, imparzialità, correttezza, integrità, schiettezza, sincerità, franchezza, lealtà, incorruttibilità, moralità ci farebbe vivere meglio.
L’onestà intellettuale è la capacità, sempre più rara, di ammettere la possibilità di essere errore e la socratica consapevolezza del “so di non sapere”.
È una virtù fondamentale che potrebbe renderci migliori proprio insegnandoci a riconoscere la nostra fallibilità.
Buona riflessione. ( Foto: IA)
