Per questa riflessione parto da alcune definizioni di termini molto comuni, spesso utilizzati in maniera casuale o intercambiabile ma, i cui concetti di base sono molto diversi.
Stato: è un’entità politica indipendente che esercita la sovranità su un determinato territorio, i cui confini sono definiti legalmente, e su una popolazione stabilmente stanziata su di esso.
È una organizzazione politica di una comunità, regolamentata sia nella struttura che nelle modalità di funzionamento ed è dotata di un governo.
È anche un’organizzazione giuridica, dotata quindi di norme giuridiche (leggi) e un sistema giudiziario.
Ha numerose funzioni, tra cui il monopolio dell’uso legittimo della forza che viene esercitata attraverso un esercito di cui è dotato.
È dedito alla cura dei bisogni della popolazione e tra le sue funzioni anche la gestione dei servizi di welfare.
Lo stato è quindi, una struttura sotto cui una comunità di persone si organizza, un’entità istituzionale,
che, nell’ordinamento italiano, ha lo status di una persona giuridica pubblica con autonomia legale.
Nazione: è una comunità sociale e culturale, unita da elementi comuni come la storia, la lingua, la cultura; comunità che condivide una identità comune, un sentimento di appartenenza.
Etimologicamente il termine deriva da “nascere”, e indica il paese non tanto come organizzazione politica, quanto più come appartenenza comune di un gruppo di persone ad un insieme di radici storiche e culturali, a tradizioni, valori, lingua, religione, usi, costumi e patrimonio condivisi.
In altre parole, indica la “Identità’” di uno stato.
Politicamente, è un potenziale elemento di coesione interna, ma anche di contemporanea differenziazione rispetto all’esterno.
È una realtà (unità) sociologica che può influenzare la nascita e la formazione di uno Stato e che trascende i vincoli puramente giuridici dello stato.
Lo stato invece non è fatto dalle persone, è una struttura sotto cui si organizza una comunità di persone.
La differenza tra Stato e Nazione riguarda la loro natura e il loro rapporto.
La nazione può esistere senza uno Stato o, viceversa, uno Stato può contenere più Nazioni.
L’unione di questi due concetti, uno prettamente giuridico e l’altro identitario, ha dato vita ai cosiddetti “stati-nazione”.
I confini di stato e nazione non sempre coincidono, perché una nazione, come comunità caratterizzata da una forte identità collettiva, può esistere anche laddove non ci sia uno stato.
Spesso ai concetti di stato e nazione si accompagna quello di sovranità, in particolare nei rapporti internazionali, questo concetto si declina in alcuni principi: la non ingerenza negli affari interni, l’indipendenza e la pari dignità e infatti, per appunto, si parla di “stato sovrano”.
L’Italia, ufficialmente “Repubblica Italiana”, è uno stato il cui territorio coincide in gran parte con l’omonima regione geografica, appartiene ed è membro fondatore della Unione Europea, un’unione politica ed economica a carattere sovranazionale.
La UE è una forma di collaborazione internazionale di interdipendenza soprattutto a livello economico e sicuramente meno, come carattere sociale e culturale proprio perché uno Stato-nazione (o Stato nazionale) è uno Stato costituito prevalentemente da una comune e omogenea entità culturale o etnica: i suoi cittadini condividono, infatti, linguaggio, cultura, storia e valori.
Sulla base di questi fattori risulta evidente che, indipendentemente dalle intenzioni e senza arrivare a concetti sovranisti estremi o addirittura autarchici, esistono molte, forse troppe, differenze tra le diverse comunità di persone che risiedono nella UE.
In sintesi, una Nazione è un gruppo di persone unite da un’identità condivisa e una popolazione stanziata in maniera stabile su un territorio, indipendentemente dai confini politici; se questa comunità di fornisce di una organizzazione politica e di governo diventa Stato.
Lo Stato è un’entità politica con un governo, un territorio e una popolazione, un ente territoriale sottoposto al governo di un’autorità sovrana.
Da tale definizione emergono i tre elementi costitutivi dello Stato:
un elemento personale (popolo),
un elemento spaziale (territorio),
un elemento organizzativo (sovranità).
Dopo aver approfondito i termini di base arrivo alla mia riflessione sulla “OICOFOBIA”.
L’Oicofobia o “paura della patria” è un fenomeno presente nella posizione italiana esso è importante, particolarmente complesso, sfaccettato e sempre più in aumento, ed è la tendenza a ripudiare la propria cultura nazionale, storia, valori, costumi, tradizioni e istituzioni nazionali.
Essa, spesso, è associata a un atteggiamento eccessivamente critico nei confronti della propria nazione o strumentalizzato da ideologie politiche, che paiono ripudiare la propria cultura e lodare quella altrui, diffondendo una visione negativa della propria nazione, delle sue istituzioni e dei suoi rappresentanti.
Oikofobia (dal greco: oïkos, casa, abitazione + phobos, ‘fobia’ ‘paura’) è un’avversione per l’ambiente domestico o una paura anormale (fobia) della propria casa.
È un termine importato dall’ambito scientifico, dove si usa per indicare la paura di vedere invasa la propria sfera privata.
Nella società occidentale il termine oicofobia è stato coniato dal filosofo Roger Scruton, il quale
nel suo libro del 2004 “England and the Need for Nations” definiva il termine come “l’esigenza di denigrare i costumi, la cultura e le istituzioni che sono identificabili come nostri, la patologia di un mondo che odia se stesso”.
Ma, come accade quasi sempre, se osserviamo la storia, l’odio per la propria cultura è un sentimento che ricorre nei secoli tanto, che ne parlava già Platone nella sua “Repubblica”.
Il filosofo e scrittore Benedict Beckeld a riguardo scrive “Più diventiamo oicofobici e più abbracciamo la diversità culturale, più ci allontaniamo dalle origini e quindi dalla comprensione della nostra cultura” e inoltre parlando della oicofobia come di una sorta di patologia afferma: “lo sviluppo storico dell’oicofobia ha indebolito diversi aspetti della nostra società, della nostra cultura, della politica e dell’esercito”.
La oicofobia è sempre più diffusa nel mondo occidentale: è un sintomo del declino di una civiltà che ha smesso di credere in se stessa, che si odia e che non vuole difendere i suoi valori di libertà individuali e democrazia che la contraddistinguono, nel nostro caso, fin dall’antichità.
Sui giornali leggiamo giornalmente tentativi dolosi e interessati di oicofobia.
L’oicofobia creando una netta separazione tra chi si identifica con la propria nazione e chi la rifiuta è un fattore della “polarizzazione sociale” che stiamo vivendo.
Ma, mentre l’occidente si crogiola nell’odio verso se stesso e cerca di abbracciare altre culture, nell’Islam esiste la UMMA, in arabo la “comunità”, la “nazione” o “etnia”, un concetto centrale nella fede islamica cioè la comunità dei credenti.
La “nazione” formata da tutti coloro che seguono la fede islamica è la comunità globale dei musulmani di tutto il mondo, senza implicazioni etniche o culturali, legami a nazioni specifiche o a posizione geografica.
La Umma enfatizza la fratellanza tra tutti i musulmani della Terra, per cui i fedeli mussulmani è come se fossero un’unica popolazione tanto che dove si insediano creano subito comunità parallele, non assimilate, non integrate, non soggiacenti allo Stato ospite, ma di fatto auto-governanti.
Tornando a noi l’oicofobia può essere associata a due categorie di persone la prima è quella che proprio a causa della “ignoranza dilagante”, non comprende la nostra cultura proprio perché non la conosce, disprezza i ‘valori occidentali’ e coloro che li professano, non sapendo che senza questi valori neppure loro stessi esisterebbero o riuscirebbero a vivere.
La seconda categoria, invece, è spesso associata a una forma di intellettualismo che si trova in alcuni contesti culturali e politici, che che vedono la propria nazione come un’entità obsoleta o dannosa.
Una fascia trasversale sono coloro che davanti al minimo problema affermano: “io me ne voglio andare dall’Italia, io me ne devo andare” e io che dentro rispondo: “MAGARI TE VAI” perché il più delle volte questi ultimi sono proprio zavorra, una palla al piede, un peso morto, inutile, dannoso perché rema contro e questo mi fa proprio inca…
Questo vizio molto italiano di rifiuto dell’identità nazionale ci sta portando ad un senso di estraneità e di disaffezione rispetto alla nostra cultura e alla nostra identità, uno sradicamento e una difficoltà a trovare un senso di appartenenza e di orgoglio.
Questo è un peccato perché è possibile imparare da altre tradizioni, anche senza rinnegare il proprio patrimonio. (Foto: Avvenire)
Buona riflessione.
