“Una investigatrice che ama ballare la salsa, godersi la vita, ma deve anche lavorare e questa volta le tocca un argomento su cui ha preso una decisione ma che è ancora un dibattito oggi, avere o non avere un figlio”.
E’ così che Susana Martín Gijón, descrive il suo nuovo libro “Progenie”, primo di una trilogia di noir, che la scrittrice di Siviglia oggi ha presentato nella prima giornata del Festival del Giallo iniziato a Napoli nella sua quarta edizione.
Gijon sta diventando famosa anche in Italia al suo secondo libro pubblicato, dopo gli otto gialli di successo in Spagna.
“Ci tenevo molto – spiega alla rassegna partenopea – a vedere i miei libri tradotti in Italia dove sono stata tanti anni e torno quest’anno al Festival con Progeniea cui seguiranno altri due gialli che saranno intitolati ‘Especie’ e ‘Planeta’.
Progenie ha come protagonista Camino Vargas, ispettrice nuova per me.
Ho scritto in passato di investigatori con traumi alle spalle o problemi contemporanei all’investigazione. Invece lei si gode la vita, balla, mangia e ha un senso dell’umore come gli abitanti di Siviglia e di Napoli”.
Tutto nasce dopo una notte di ballo e di amore al termine della quale “viene chiamata – spiega Gijon – per indagare su un omicidio, che la porta a lavorare per cercare di individuare un serial killer a Siviglia. Lo fa però con la sua personalità che descrivo anche rispetto alla famiglia, ai suoi pensieri personali a un modo di vivere che ama e che pratica, rispetto ad altri investigatori nella storia del giallo che non dormono, non mangiano. Lei è diversa ma deve anche indagare su un tema forte”.
L’assassinio è infatti legato a una banca di ovuli che porta nel romanzo della scrittrice di Siviglia anche la riflessione tra “chi vuole un figlio e chi non ne vuole. Sia in Italia che in Spagna non esiste una parola per dire donna non madre. La nostra poliziotta non vuole figli, non perché non ha trovato amore ma perché ha una vita piena senza figli che la rende felice. Ma deve anche capire le altre donne che farebbero di tutto per essere madre, deve trovare una empatia che non è facile trovare”. Un tema che la scrittrice approfondisce nel libro: “Non comincio – spiega – quando scrivo a pensare ai personaggi, ma al tema che ci sarà. Mi piace studiarlo e l’ho fatto profondamente in un’epoca in cui ci sono luoghi dove si congelano gli ovuli e dove molte donne non vogliono figli”.
Una storia che spicca in un Festival iniziato oggi con tanti appuntamenti e che proseguirà domani con la seconda giornata che vedrà in serata l’arrivo a Napoli di Loriano Machiavelli, il grande giallista bolognese che in serata parlerà della storia del thriller di cui lui è considerato il padre nella letteratura italiana contemporanea. (ansa)
