La Procura generale di Napoli ha chiesto il riconoscimento dell’aggravante mafiosa, finora sempre negata, alla Corte di Assise di Appello di Napoli (quinta sezione), davanti alla quale si sta per chiudere il processo di secondo grado sull’omicidio del giovane ucciso a soli 26 anni perché scambiato per l’amante indesiderato della sorella di un camorrista legato al clan Polverino.
La vittima venne sequestrata il 30 luglio del 2000, ucciso con un colpo di pistola alla nuca e il suo cadavere sciolto nell’acido, affinché di lui non rimanesse più nulla.
A formulare la richiesta, oggi, è stato il sostituto procuratore generale di Napoli che ha chiesto la conferma delle condanne inflitte in primo grado a due dei tre imputati e una riduzione di pena per il terzo imputato: fu quest’ultimo a raccontare agli inquirenti la vera storia di Giaccio e il magistrato inquirente ha chiesto il riconoscimento per lui l’attenuante prevista per i collaboratori di giustizia.
A processo ci sono colui che voleva vedere morto l’amante della sorella) e altri due soggetti: i primi due sono stati condannati in primo grado a 30 anni di carcere, mentre l’ultimo, il pentito, a 14 anni.
Per lui oggi è stata chiesta una riduzione di pena a 9 anni e 4 mesi di reclusione.
Oltre alla requisitoria dell’accusa, si è svolta anche la discussione del legale della famiglia Giaccio che ha fatto sue le richieste della Procura generale ribadendo la sussistenza dell’aggravante mafiosa. (Fonte: Ansa)
