Una concezione meccanicistica consente di affermare che il mondo è governato dal caso. Per dirimere i dubbi molti di noi chiedono aiuto alle scienze filosofiche, altri alla sociologia senza trascurare l’importanza della chimica. La medicina, molte volte univoca, stenta a dare risposte anche a se stessa. La religione sta perdendo posti in graduatoria. Quindi le più gettonate in questi tempi sembra che siano la fisica e la biologia.
Voci autorevoli con cui si cerca di dare un significato alla creazione. L’importanza che ognuno di noi da alla ricerca dipende dalla scala di valori che costruisce nella propria esistenza e quindi del significato della nostra vita. L’attesa, molti fra noi non la percepiscono ma l’appuntamento il più delle volte viene esorcizzato. Facendo finta che non esiste. Nascondere a sé stessi una verità assoluta, colloca l’essere umano in cima ad una graduatoria che vede la menzogna premiata a pari merito della ipocrisia.
Il metodo di ricerca scientifica quindi inseguito dai ricercatori di se stessi, prevede di adottare gli strumenti che fanno parte della scienza: il nesso di causalità, logica, razionalità, metodo, ripetibilità della prova. Strumenti utili a svolgere indagini, ma fallaci se l’interesse della ricerca è indirizzato verso obiettivi di precaria stabilità. L’essere umano, sin dalla nascita è in costante attesa. Ma cosa fa per prepararsi agli eventi attesi? Ma anche come poterli rendere inevitabili?
Il nesso di causalità è quello che devono ricercare gli investigatori. Non cercare le cause ed adottare la più conveniente delle spiegazioni significa non rispettare un approccio scientifico. Vedasi la storia del pipistrello e del pangolino, già sufficiente per invalidare ogni successiva causalità addotta da quelli del Club. Ma anche il chiedersi perché il WITS negli Stati Uniti ha comunicato nel 2018 l’acquisto di tre tonnellate di kit per test covid 19?( per la pandemia del 2020?) Come un investigatore, non bisogna tralasciare nulla. Se si vuole scoprire il colpevole il dubbio deve accompagnare ogni ipotesi.
L’attesa di una nascita prevede quella della morte. Quali regole sostengono gli avvenimenti naturali? In molti si sono impossessati di questi argomenti e molti hanno fatto il pieno di euristiche. Non facile discuterne, certo, ma almeno evitarne le speculazioni, farebbe guadagnare tempo e credibilità agli agnostici. L’informazione mediatica in questa società è controllata in modo serrato.
L’uomo comune non deve conoscere e non deve occupare la grande macchina e la matrice degli interessi internazionali, non solo economici ma anche scientifici. Quante sono le verità che questo sistema continua a negarci? Quante volte viene bendato il braccio sinistro per nascondere il dolore del destro? Del corpo intero? Chi possiede la ricerca? Chi i suoi risultati? Quando smetteremo di credere alle menzogne dei controllori allora probabilmente ci diranno la verità sdoganandola per falsità. Ma l’attesa che crea più ansia fra tutte è quella che interessa la fine della vita. La paura che accompagna questo evento, la sua inevitabile incombenza, è patrimonio gestito da tanti ma la sua conoscenza è dominio di pochi.
Perché con gli induisti possiamo condividere che il venire ed il tornare in quel luogo, appartiene ad una eterna trasformazione. Ipotesi condivisa dagli studiosi e dagli asceti appartenenti ad altre religioni e dai mistici, ma difficilmente recepita dall’essere umano. La nostra eternità e la consapevolezza di non morire mai, quando sarà recepita come tale, smetteremo di morire e di temere la morte, perché avremo capito che la fonte della nostra esistenza e la casa del nostro ritorno è, come dice lo studioso Brahman, quel luogo privo di forma. Ma anche avremo smesso di confondere noi stessi con il corpo che ci è stato assegnato.
Ugo Lombardi
