La nuova disciplina del reato di femminicidio ex Art. 577 Bis C.p.

Siamo giunti finalmente ad una svolta epocale, il momento storico che si attendeva oramai da un po di anni.

Il reato di femminicidio in Italia è diventato legge, e questo importante passo, grazie all’introduzione dell’art. 577 bis c.p., che prevede non solo la tutela giuridica della donna, vittima di violenza di genere, stricto sensu, ma una serie di tutele tutte rientranti nella fattispecie giuridica de quo.

Il DDL n. 1433 del 2025, è passato al Senato, all’unanimità, registrando anche un’eccezione nello scenario politico, perché ha visto la stretta collaborazione fra maggioranza ed opposizione, aldilà di ogni tipo di ideologia, tutto nell’ottica di regolamentare un settore della cronaca nera oramai in netta espansione.

Il testo del 577 bis c.p. dispone che, chiunque cagioni la morte di una donna, con sentimento di odio, prevaricazione, servendosi del potere di controllo sulla stessa e limitandone l’autonomia in quanto donna, è punito con la pena dell’ergastolo, nella fattispecie de quo, rientra anche il caso in cui una donna non voglia intraprendere o proseguire la relazione sentimentale con l’autore del reato.

Al di fuori di questo primo caso, al reato de quo, si applicano gli artt. 575, 576 e 577 del c.p., vale a dire le norme sull’omicidio doloso con o senza aggravanti.

Ora, è ben chiara la portata ideologica dell’art. 577 c.p., il legislatore ha inteso regolamentare, la fattispecie giuridica dell’omicidio doloso a carico della  donna, che ahimè, da un po di anni a questa parte, sta dilagando a macchia d’olio.

Aldilà delle polemiche che sta scatenando questa normativa, è utile riflettere invece sulla portata innovativa che tale legge apporterà sul piano della repressione penale.

Non ci saranno sconti di pena per chi si renda responsabile di tale reato, perché la repressione è volta alla tutela della donna, in quanto genere debole sotto il profilo fisico, all’interno di una relazione di coppia.

Piuttosto ci sarebbero da approfondire ora altre tematiche attinenti invece alle vittime del reato, sotto il profilo economico.

Secondo i più, il governo Meloni, in questo frangente, ha dato poco ascolto alle associazioni delle vittime dei femminicidi, tipo i Cav, i centri antiviolenza che hanno bisogno di molti più finanziamenti governativi, a fronte di una crescente domanda di intervento, oppure l’incremento del reddito di libertà che oggi ammonta a soli cinquecento euro mensili.

Quello che si eccepisce all’indomani dell’approvazione della legge, è una carenza di risorse economiche che necessitano alle vittime di tali violenze, ossia donne e figli.

La strada è ancora lunga ma un importante svolta è stata compiuta.

Rosaria De Cicco

[responsivevoice_button buttontext="Leggi articolo" voice="Italian Female"]

News dal Network

Promo