Milano è scossa dall’ennesimo terremoto giudiziario. Oggetto l’edilizia. Precisamente un presunto legame tra privato e pubblico. In molti dei casi sotto inchiesta si tratta di ipotesi di reato per edifici ormai ultimati. Qualcuno potrebbe chiedersi che c’è di strano? Non è così anche in ogni città ricca? Come mai se ne accorgono adesso? Che c’entriamo noi nei prolemi di Milano? Cosa può fare la magistratura contro un malcostume così radicato e potente?
In verità questi fatti non sono così lontani come si può immaginare.
Milano è stata capitale dell’Impero Romano per più di un secolo e quindi aveva monumenti e templi di primissima importanza. Non è rimasto più nulla. Così come -da allora ad oggi- decine di generazioni di edifici sono stati sostituiti da nuovi senza alcuna considerazione del proprio passato e cultura. “Più dei barbari fecero i Barberini” diceva un vecchio adagio romano per descrivere le distruzioni effettuate dai ricchi romani di allora per aumentare la propria ricchezza. Fortunosamente ancora nessun architetto si è inventato un super teatro magari boschivo da sostituire alla vecchia Scala ma lo stadio si, lo si vuole demolire e rifare come accaduto per tutto il resto.
Cioè il pericolo è alto. E se non edificano in città saccheggiano liberamente la fertile campagna circostante. È la legge del danaro, dei soldi e del consumo sopra tutto che poi è la legge dell’ignoranza se non negazione, di sé stessi e della propria cultura. Forse è ignoranza (nel senso latino del termine) mutuata dai barbari? non lo sappiamo ma così è, così come vediamo essere anche qui da noi ormai da molti decenni. I palazzinari dopo aver allungatole mani sulle città ne divengono i veri incontrastati dominatori; a dispetto di certi paroloni e valori come democrazia, ambiente, paesaggio, cultura,…
Pure assistiamo qui in Puglia all’arrivo pacifico di frotte crescenti di persone (le chiamano “turisti”) di ogni cultura e idioma, letteralmente ipnotizzati dalla piccolissima Bari Vecchia e dalle piccolissime città medioevali che sono sopravvissute ai nostri architetti ed ingegneri. Financo i trulli, edifici rozzi e poverissimi, o i Sassi che per molti andavano abbandonati al degrado e all’oblìo (come oggi si suggerisce di fare con i centri minori dell’interno della Penisola) vengono visitati e vissuti mentre gli edifici nuovi non se li fila nessuno e noi -dobbiamo dirlo per amore di verità- ce ne vergogniamo. Cioè se oggi possiamo vantare un appeal formidabile della nostra Puglia lo dobbiamo a quelli che hanno resistito alla possibilità di fare soldi demolendo e ricostruendo: chi ha avuto rispetto per la cultura che ci ha consegnato la passata generazione (anche a tavola e in cucina ovviamente) oggi per questo è ammirato ed invidiato ed imitato ed emulato. E se andate a Milano andrete certamente sui Navigli e non certo -se non per pochi minuti- nei moderni quartieri dormitorio o degli affari.
Quindi la questione non è milanese; anzi ci si chiede perché a Bari non si va a cercare, se vi sono, cointeressenze tra palazzinari e politicanti? Il saccheggio del verde pubblico, la moda delle “varianti” del piano regolatore, il disprezzo per il suolo agricolo, l’abbandono di edifici anche bellissimi del centro perché divengano cadenti e li si possa svuotare e ricostruire, le stesse famigerate rotonde che qualcuno presto farà passare per verde pubblico,… cose che si percepiscono dal frasario utilizzato e dai cantieri aperti ormai in ogni dove… non insospettiscono almeno un po’?
