“Le leggende del Napoli”, in libreria storie di 99 anni azzurri

Raccontare la parentesi napoletana di ogni idolo: non è la storia del club azzurro, ma la storia dei calciatori che hanno giocato a Napoli diventando leggende, quella contenuta nel volume “Le leggende del Napoli” (Diarkos, pp. 288), del giornalista Angelo Rossi.

Il libro parte dall’idea che è impossibile narrare il Napoli senza Napoli e si spinge alla ricerca delle piccole o evidenti sfumature di questo binomio, che lega una città straordinaria a una squadra venerata come un culto pagano, sapendo che non si deve mai dimenticare che sotto il Vesuvio non esiste il derby, come a Roma o a Milano: c’è il Napoli e basta.

“Le leggende del Napoli” fa rivivere il concetto nato dall’intuizione del fondatore del club Giorgio Ascarelli e sviluppatosi fino a diventare eterno: una città, un popolo, una squadra. Il viaggio letterario narra di come il presidente mecenate acquistò campioni, ingaggiò un allenatore di fama europea, costruì il primo stadio privato per avere la città di Napoli a fianco del Napoli, per crescere insieme e un giorno vincere. Ascarelli lasciò una traccia indistruttibile, indicò la strada percorsa poi dalle “nostre” leggende contemporanee, comprese per primo che la città ti può spingere ad afferrare quel sogno.

Un teorema sempre attuale in questo racconto lungo un secolo visto che oggi il Napoli compie 99 anni, fondato il 1 agosto del 1926, all’interno del quale spiccano i campioni descritti, da Sallustro a McTominay incrociando Jeppson, Vinicio, Sivori, Juliano, Pesaola, Krol, Maradona, Careca, Cavani, Hamsik, Mertens, Osimhen, Di Lorenzo, Spalletti, Conte, Lukaku. Nomi che oltre a contribuire alla conquista di quattro scudetti, sono forse quelli che meglio di altri hanno trasferito sul campo la febbre della città che non smette mai di soffrire e gioire.

Passione, sogni, speranze, miracoli e delusioni, il Napoli è Napoli e viceversa. Una città, un popolo, una squadra: “questo – viene sottolineato – è lo spirito del libro che intende trasmettere l’idea geniale di Ascarelli”.

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