E’stata uno dei magistrati tra i più stimati in Italia, apprezzata da tutti per la sua sensibilità, il suo equilibrio, la sua generosità e il suo modo di concepire la professione: al centro c’erano sempre i più fragili che andavano tutelati, aiutati, “senza ma e senza se”.
Addio ad Annamaria Gatto, la giudice con il caschetto d’argento che ha concluso la sua carriera, andando in pensione quattro anni fa, come presidente del Tribunale di Pavia, dopo essersi dedicata a vicende delicatisssime in cui ragazzini e ragazzine, donne giovani e non, sono stati vittime di abusi e maltrattamenti.
Nata a Napoli nel 1952, ha cominciato in Procura a Milano, durante il periodo degli anni di piombo (e’ stata nel pool di pm che ha svolto gli interrogatori della colonna Walter Alasia) e dell’inchiesta sulla P2.
Nel 1984, sempre a Milano, è diventata pretore, e come pretore, ha celebrato, tra gli altri, il processo per gli incidenti avvenuti nel 1996 in via Bellerio condannando, due anni dopo, gli allora vertici della Lega Nord, tra cui Umberto Bossi e Roberto Calderoli. Dopo di che ha lavorato a fianco dell’allora presidente della nona sezione penale del Tribunale Angelo Culotta, uno dei suoi ‘maestri’ .
Quando poi è stata chiamata a presiedere la quinta sezione penale, oltre ai molti processi che hanno riguardato in gran parte i soggetti, come diceva lei, non “deboli” ma “vulnerabili”, ha anche celebrato i dibattimenti su uno dei filoni della scalata ad Antonveneta , quello a carico dell’ex ministro Aldo Brancher, e su uno dei capitoli del caso Ruby, in cui tra gli imputati c’erano Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti.
Tanti sono stati i progetti ‘extra giudiziari’ e di volontariato a cui ha partecipato: tra questi va citato quello del 2009 in tandem con la Onlus “Differenza Donna”, e finanziato anche dalla Farnesina, per la realizzazione in Palestina di un centro di accoglienza per le donne vittime di violenza che poi si è esteso anche alla formazione di magistrati palestinesi sempre in materia di abusi e violenze.
Una volta andata in pensione, oltre a seguire i suoi nipotini, si è dedicata ai suoi hobby, come il restauro di vecchi mobili con tecniche imparate da autodidatta rendendoli pezzi unici. Inoltre, e lo raccontava con orgoglio, stava imparando a suonare la batteria. Con la sua scomparsa improvvisa, mentre era in vacanza, oggi sono in tanti tra i colleghi e gli avvocati a piangerla.
