Coscienza e consapevolezza: servono sempre di più!

Il momento particolare che il mondo sta vivendo e sta cercando di affrontare mi fa riflettere su 2 termini dai significati molteplici e quasi sinonimi, che a mio parere, quando ci sono, purtroppo non sempre, vengono costantemente soffocati da interessi personali, di business o politici: coscienza e consapevolezza. 

Queste anche quando emergono, spesso o quasi sempre, non sono vere ma sono ancora maschere, ancora più vigliacche perché cercano di ingannare facendo leva proprio sui sentimenti umani.

Partiamo dalle definizioni.

Soprattutto la coscienza può avere  più significati, è un concetto complesso e sfaccettato, che coinvolge sia aspetti soggettivi che oggettivi. 

Il primo è quello medico cioè lo stato di veglia, contrapposto all’incoscienza, la coscienza è il normale stato di vigilanza che permette la percezione e l’interazione con il mondo, è la consapevolezza di sé e dell’ambiente circostante, implica la capacità di dare senso e significato alla realtà. 

La facoltà immediata di avvertire, comprendere, valutare i fatti che si verificano nella sfera dell’esperienza individuale o si prospettano in un futuro più o meno vicino.

La capacità di filtrare e organizzare gli stimoli esterni e interni, integrandoli in un’esperienza coerente e significativa. 

Questo ovviamente è un elemento fondamentale, esistenziale il più importante per tutti noi ma, la coscienza possiede altri aspetti, significati, interpretazioni tutti hanno una caratteristica legata al possesso.

Coscienza:averla o non averla?

Aver coscienza dei propri limiti.

Aver piena coscienza della gravità del momento.

Aver la coscienza pulita.

Aver la coscienza sporca.

Avere qualcosa sulla coscienza.

Nel linguaggio comune, la coscienza è intesa come valutazione morale del proprio agire:

Agire secondo coscienza.

Venire a patti con la propria coscienza.

Sentirsi la coscienza tranquilla.

Un caso di coscienza.

Farsi l’esame di coscienza.

Mettersi qualcosa sulla coscienza.

Mettersi una mano sulla coscienza.

Custodire qualcosa nell’intimo della propria coscienza.

Libertà di coscienza.

Lavorare con coscienza.

Quindi coscienza intesa come probità, rettitudine, umanità, impegno, senso di responsabilità, serietà; al contrario è esserne privo, essere senza coscienza, 

La coscienza in ambito etico e morale è un contenuto spirituale rispetto a cui fanno capo e sono valutate le opere individuali delle Persone, la capacità di distinguere tra bene e male e di agire di conseguenza. 

Tutte le discipline hanno discusso e studiato e studiano ancora la coscienza: Psicologia, Filosofia, Neuroscienze, Psichiatria.

In quanto la coscienza è capacità di riconoscere relazioni tra sé e l’ambiente, inclusi gli aspetti inconsci ma, è anche un fenomeno filosofico fondamentale, legata com’è all’esistenza e all’esperienza. 

In ambiente medico ha una base biologica con i processi neurali e contemporaneamente una funzione psichica.

Cos’è invece la consapevolezza?

È la capacità di osservare e comprendere ciò che sta accadendo, sia dentro di noi che nell’ambiente circostante, nel momento in cui accade. 

Conoscenza e comprensione di sé:  la capacità di percepire se stessi come entità distinta, di riconoscere i propri pensieri, emozioni, sentimenti e come questi influenzano il proprio modo di agire e interagire con il mondo, le reazioni e i comportamenti,. 

Consapevolezza del mondo esterno: l’abilità di percepire gli stimoli sensoriali provenienti dall’ambiente e di interpretarli e di gestire le reazioni.

Possedere consapevolezza significa essere in grado di identificare in modo chiaro e onesto ciò che si verifica all’interno di noi e ciò che ci circonda, essere pienamente presenti riconoscendo i nostri pensieri, emozioni e azioni farlo senza esprimere un giudizio e momento per momento.

La consapevolezza viene definita come la conoscenza che qualcosa esiste e si sta verificando nella realtà, la comprensione di una situazione o di un soggetto in un momento attuale sulla base di informazioni o esperienze del nostro passato. 

Tra le caratteristiche della consapevolezza c’è “la presenza nel momento” cioè essere pienamente immersi nell’esperienza attuale, senza lasciarsi trasportare dai pensieri sul passato o sulle preoccupazioni future e “l’assenza di giudizio” cioè osservare ciò che accade, senza etichettarlo come buono o cattivo, giusto o sbagliato. 

Qual è la differenza tra coscienza e consapevolezza?

I due sono concetti strettamente collegati ma distinti. 

La coscienza si riferisce allo stato di essere svegli e consapevoli dell’ambiente circostante.

La consapevolezza va oltre e coinvolge la conoscenza di ciò che accade dentro di noi, compresi i nostri pensieri, emozioni e comportamenti.

Mentre la coscienza è un prerequisito per la consapevolezza, questa ultima va oltre, aggiungendo un livello di comprensione e riflessione su ciò che si sta sperimentando, cioè implica una maggiore profondità e quindi può essere anche uno strumento per la crescita personale.

Aiuta a identificare le proprie aree di forza e di debolezza, a sviluppare resilienza e ad affrontare le sfide della vita inoltre, recenti studi hanno rilevato ricadute importanti anche rispetto al tema della felicità. 

In sintesi, la consapevolezza è una pratica che permette di vivere in modo più pieno e autentico, prendendo coscienza di sé e del proprio mondo, scegliendo come rispondere alle esperienze in modo più consapevole e intenzionale. 

La consapevolezza promuove la concentrazione sul pensiero del momento attuale, eliminando i comportamenti e pensieri automatici che provengono dal passato, dal vissuto, da abitudini e preconcetti, credenze e schemi mentali che influenzano il nostro comportamento. 

La consapevolezza, impedendo il rimugino sul passato e sui suoi effetti negativi, come: il senso di colpa, biasimo verso se stessi, depressione, preoccupazioni costanti per il futuro,  anticipazione del fallimento e ansia può contribuire a ridurre stress e

scoraggiare preoccupanti autovalutazioni negative, avere effetti significativi mitigatori su depressione e ansia, oltre a promuovere il benessere, e questo a tutte le età.

Come si lavora, come si migliora la consapevolezza?

È un lavoro cognitivo comportamentale: introspezione e autoriflessione consapevole, un processo attraverso il quale esaminiamo i nostri pensieri, emozioni e comportamenti in modo critico e onesto. 

Attraverso l’autoindagine e l’analisi delle nostre azioni possiamo sviluppare una comprensione più profonda di noi stessi.

Si potrebbe affermare che la consapevolezza si trova nell’atto di vivere il “qui e ora”. 

Cosa vedo?

Cosa sento?

Cosa sento nel mio corpo?

Significa prestare attenzione al momento presente senza giudizio, sintonizzandoci con i nostri pensieri, emozioni e sensazioni al momento in cui si manifestano.

Si tratta di un processo cognitivo distinto da sensazione e percezione, 

essere consapevoli di sé potrebbe essere definita una competenza soft o trasversale, esistenziale, che ruota attorno alla conoscenza di sé stessi. 

Meglio ancora, può essere descritta come la piena conoscenza di sé, per una migliore e più felice capacità di stare al mondo.

Consapevolezza, il più grande strumento dell’uomo.

Di certo fra tutti gli strumenti che l’uomo “ha per vivere” la consapevolezza è la più importante. 

La consapevolezza definisce chi siamo. 

La consapevolezza ci rende diversi gli uni da gli altri e nel contempo ci aiuta ad essere sempre più vicini.

Sono cosciente se so si essere, di sapere.

Concludo con una citazione di Svevo: la tranquillità della coscienza è l’elemento più importante per la felicità.

Buona riflessione.

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