Il 18 aprile 2023 la Regione Puglia sul proprio sito istituzionale comunica al mondo intero che a Foggia è stato ultimato uno stabilimento “della Iveco per costruire autobus a zero e basse emissioni e grazie al quale Iveco Bus, il marchio di autobus urbani, interurbani e turistici torna a produrre in Italia.
Alla cerimonia erano presenti anche Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, il vicepresidente della Regione, Raffaele Piemontese, e gli assessori ai Trasporti Anita Maurodinoia e allo Sviluppo Economico Alessandro Delli Noci, Gerrit Marx Ceo Iveco Group, Domenico Nucera President Business Unit Bus Iveco Group, oltre alle autorità civili e militari.
Ha inviato un videomessaggio Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.”
«Questa fabbrica – ha dichiarato Emiliano – è molto importante dal punto di vista strategico ma anche del lavoro. È uno degli impianti più importanti in Puglia e mantiene sul territorio nazionale la produzione di questo tipo di prodotto che rappresenta una tradizione italiana che non può essere persa. Iveco ha vinto una gara, bandita dalla Regione Puglia, da quasi 300 milioni di euro per bus di ultima generazione.»
Oggi, agosto 2025, sappiamo che la Iveco è divenuta di recente di proprietà di una società indiana mentre, per quello che riguarda la costruzione di mezzi militari, è subentrata la Leonardo. La gara bandita dalla Regione e vinta (per merito, vogliamo credere) dalla Iveco diviene un “aiutino” agli indiani che hanno comperato con le vendite già programmate, oppure sono soldi che già sono stati pagati alla vecchia gestione? Siamo sicuri che quello stabilimento non abbia beneficiato di aiutini in conto capitale come le multinazionali pretendono si faccia ogni volta che si insediano in un posto?
Il dubbio rafforza quel “partito” disorganizzato e silente ma maggioritario -non solo in Italia- di quelli che sono convinti che pagare le tasse significa gettare al vento il frutto dei propri sacrifici e sforzi. Ai politici diciamo che i soldi del contribuente meridionale è bene che si spendano per garantire A LUI E NON AD ALTRI almeno i servizi minimi essenziali e se proprio gliene avanzano (come accade in moltissimi casi) conviene ridurre le tasse sulle imprese locali e non devolverli a favore di chi ci fa concorrenza nella acquisizione dei nostri talenti e nella conquista dei mercati.
Ma questo è solo un aspetto della questione. In questo stabilimento lavoreranno -si diceva al momento della inaugurazione- un centinaio di persone altamente specializzate; i meridionali che per decenni hanno dato la vita per arricchire gli epigoni delle orde barbariche che oggi occupano la pianura padana (ma anche nazioni d’oltralpe e d’oltre oceano) adesso riusciranno ad arricchire un miliardo e mezzo di indiani? oppure arricchiranno solo alcuni finanzieri internazionali che ricchi già lo sono?
Poi c’è l’aspetto industriale: ormai le grandi industrie e i grandi marchi italiani sono stati distribuiti ai quattro venti; la centralità delle Pmi è assoluta che si attende a prenderne atto? Prima o poi sapremo nel caso odierno della Iveco che percorso sarà intrapreso dal nuovo padrone. Oggi si dice che non cambierà nulla nella occupazione e nella operatività; ma non si compera una azienda in calo di vendite senza prendere provvedimenti sulla redditività! che faranno? dobbiamo dipendere dalle loro scelte?
Ai foggiani e ai meridionali -in genere così bravi a servire altri nei più differenti ruoli inclusi quelli apicali- diciamo che forse potrebbero cominciare (come molti meridionali già fanno) a immaginare di lavorare per se e non solo per altri; Inoltre alla burocrazia nazionale diciamo di aprire le braccia e le porte anche alle imprese meridionali mentre si assiste ad una particolare severità verso i nostri imprenditori più piccoli e molta comprensione per le multinazionali nordiche o estere.
Averci portati per ragioni francamente poco comprensibili nella Europa della burocrazia e in quella della moneta unica ed estera, ha prodotto l’acuire della concorrenza sleale tra popolazioni e aree; da un lato quelle provviste di servizi e di generosa spesa pubblica e dall’altro lato invece troviamo quelle aree e popolazioni che ne sono sprovviste accentuando la differenza di competitività tra le varie aree d’Italia e d’Europa!!! il tutto rimanendo tutti privi di una idealità unica per l’intero subcontinente e quindi rimanendo preda dei forti divenuti così ancora più forti e senza rappresentanti credibili. Il risultato prevedibile e previsto si chiama spopolamento; spopolamento che preoccupa e addolora solo i suoi protagonisti mentre politici e finanzieri se ne avvantaggiano!
Adesso basta! A tutti noi diciamo: è ora di farlo da soli il nostro futuro!!!!
