A 50 anni suonati, mi rendo conto di essere diventato irrimediabilmente smaliziato, ma non per il trionfo della cattiveria in me, quanto per le esperienze a cui ho assistito e per l’enormità delle fregature che ho preso nella mia vita. Allo stesso modo, capisco perché ai romani “de Roma” sia stata affibbiata la patente di cinici: in 2000 anni ne hanno viste davvero di tutti i colori e non credono più neanche al pan cotto.
Mi viene da sorridere per il dibattito che in questi giorni si sta sollevando, in tv come sui giornali, riguardo alle decine di inchieste giudiziarie che, negli ultimi mesi e settimane, hanno colpito l’intera penisola, dalla Lombardia alla Sicilia, passando per le Marche e la Calabria. Queste indagini hanno fatto tremare grandi città come Milano, piccoli centri come Prato e amministrazioni regionali come quelle della Basilicata. Tutti a strapparsi le vesti, tutti a fare paragoni con la stagione di Tangentopoli, tutti a chiedersi se la politica, in questo frangente, sarà più forte della magistratura, riuscendo a non farsi dettare l’agenda… Tutte domande francamente risibili e da candore quasi adolescenziale, se non fosse che a porsele siano le più grandi e profumatamente pagate penne d’Italia. Dunque, deve esserci necessariamente del dolo nella trasmissione della notizia così com’è congeniata; anche perché, se così non fosse, dovrei credere che siamo in presenza di una comunità che, nella peggiore delle ipotesi, è da considerarsi di creduloni, nella migliore di pie anime belle.
In principio, fu Montesquieu a formalizzare il modello della tripartizione dei poteri: Esecutivo, Legislativo e Giudiziario. Tre entità che, tra loro, dovrebbero essere separate, indipendenti, co-equalitarie e bilanciate. Da quel momento, tutti a credere in questa cosa e a ripeterla a pappagallo. Una chimera ripetuta all’infinito, alla pari del mercato autoregolamentato di Adam Smith o dell’esistenza dell’Impero bizantino, del quale ne erano all’oscuro i bizantini stessi, dato che si autodefinivano “Rhomaioi”, cioè, semplicemente, romani.
Ma si sa, agli esseri umani in genere, e agli italiani in particolare, non piace osservare il mondo per quel che è, ma percepirlo con le lenti delle nostre convinzioni ideologiche ed etiche, perché più degno e meno squallido della più brutale e fredda realtà. Salvo poi, alla prova del nove, andarsi a massacrare contro la verità e farsi puntualmente male.
Infatti, all’allocuzione “i nostri valori”, così come “la Costituzione più bella del mondo” o “lo dice il diritto internazionale”, io sostituirei i più appropriati: “è questione di opportunità” e “sarebbe opportuno che”, frasi che rendono di più la relatività della situazione e la soluzione pratica della contingenza, piuttosto che fare appello a concetti così ipocriti quanto vuoti.
In fondo, la magistratura altro non è che parte di un qualsiasi sistema, ed è la parte che deve far rispettare le leggi, cioè il rispetto dei valori o delle esigenze del sistema agli affiliati o sottoposti allo stesso, oltre a dirimere le liti tra questi ultimi. Ecco perché parlo di opportunità: non esiste la giustizia in senso astratto come equità e giustizia. Quel che oggi può sembrare aberrante e punibile con il massimo della pena, ieri poteva non esserlo e viceversa. Ecco perché i femminicidi oggi vengono puniti con pene anche esemplari, mentre, nel secolo scorso, venivano semplicemente derubricati a delitti passionali, con pene che variavano dai 3 ai 7 anni, contro i 21 anni fino all’ergastolo dei giorni nostri. Questo cambiamento è il riflesso di un’evoluzione della società, che oggi ritiene opportuno, per il sentire comune, punire in maniera esemplare il colpevole di tali omicidi.
Allo stesso modo, quando scoppiò il caso Mani Pulite nel 1992, non è che l’Italia fosse più corrotta di oggi; anzi, è legittimo pensare che oggi la corruzione sia maggiore. All’epoca, però, il dominus di questa nostra povera Italia, cioè gli Stati Uniti, con la caduta del Muro di Berlino e la riunificazione della Germania, riteneva che il sistema politico italiano dovesse essere riformulato. La magistratura, allora, ebbe buon gioco nel portare a termine i processi che riguardavano la corruzione dei partiti. Quelli che, stranamente, non furono toccati, ebbero la possibilità di evolvere e diventare i signori del nuovo corso. Ed ecco perché, nell’anno di grazia 2025, ora che l’Italia non è più un Paese di frontiera della Nato – in quanto quest’ultima si è spostata molto più ad est, e al Governo vi è una solida maggioranza filotrumpiana – questa esigenza non vi è più e la politica, come nel caso eclatante del dimissionario Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha potuto permettersi il lusso di ribattere. Questi infatti, nello specifico, ha rimesso il mandato dopo aver ricevuto un avviso di garanzia per poi ricandidarsi immediatamente alle imminenti regionali, al fine di far decidere ai cittadini se il suo mandato si debba interrompere oppure no: un atto d’imperio inimmaginabile trent’anni fa ma che oggi è considerato appunto “opportuno”.
Dal canto loro, i magistrati, come sosteneva Goebbels, a forza di ripetere una bugia, sono riusciti a trasformarla in una verità per la massa; solo che, a quanto pare, sono loro stessi ad essere caduti in questa trappola e sembrano credere realmente nell’imparzialità e terzietà del loro potere, ma ben presto la realtà li riporterà con i piedi per terra perché, ahimè, sbatteranno contro il muro del dato di fatto.
Dunque, ma quali valori? Quale Costituzione più bella del mondo? Quale Diritto internazionale?
L’Italia, per chi non lo sapesse, ha perso la Seconda Guerra Mondiale e la Costituzione, come per le altre Costituzioni delle due Potenze dell’Asse sconfitte, Germania e Giappone, ci è stata, come dichiarato dai compianti Andreotti e Cossiga, dettata a mo’ di canovaccio dagli Alleati, non fosse altro, ad esempio, che il vecchio “Ro-Ber-To” si è visto imporre rispettivamente, nelle proprie carte fondamentali, agli articoli 11; 26; 9, il ripudio della guerra.
Allo stesso modo, l’Onu, così come le varie convenzioni e organizzazioni che sono state costituite su scala globale, altro non sono che emanazioni dei vincitori, Stati Uniti e Russia in primis, e ciò che è valido per gli altri non è detto, di fatto, che sia valido per loro o per chi vogliono loro. Si guardi, ad esempio, al fatto che, pur pendendo un mandato di cattura internazionale su Netanyahu, buona parte dei Paesi occidentali, pur avendo aderito al Tribunale Penale Internazionale, ha già dichiarato che non procederà a tale arresto… Perché? Perché essendo il Capo del Governo del Paese che è nato letteralmente dalle ceneri dell’Olocausto, non è ritenuto “opportuno” procedere contro quest’ultimo.
E voi questa me la chiamate giustizia?
Giustizia che se la prende con Sala e la sua Giunta per il sacco edilizio che in questi anni è stato fatto nella prima città d’Italia… come se fosse una novità… come se fosse il Segreto di Pulcinella… ma tanto è perché “i nostri valori” impongono di far finta di non vedere o non sapere per poi stupirsi quando i malfattori vengono messi alla gogna.
E si badi bene che la giustizia veramente non può essere di questo mondo perché – la pietra stessa di paragone che viene usata per discriminare ciò che lecito da ciò che illecito – troppo spesso è aleatoria, fittizia, per non dire, relativa a chi la deve rispettare. Lo sa bene chi ha un pezzetto di terra inserito all’interno di un piano regolatore. Ebbene va a finire che un tizio, per fare casa, non ha che quel piccolo appezzamento che allo stato attuale non può essere edificato perché non è suolo edificatorio a causa di mille vincoli e mille problemi, poi però accade, come per miracolo che in quel dato territorio arrivi una multinazionale per: aprire dei capannoni per la produzione, oppure costruire un enorme centro commerciale, piuttosto che un multisala, o dei magazzini; ed il terreno del tizio che prima non era edificabile, di colpo, una volta acquisito da questa multinazionale, diventi edificatorio attraverso un accordo di programma. Accordo che va in deroga al Piano regolatore per la cessione di due fetentissimi parcheggi, oppure la costruzione di un parchetto giochi inaccessibile dentro un fosso o altre opere completamente improbabili.
Allora io vi chiedo: è opportuno fidarsi di regole così balorde fatte rispettare solo a chi non può opporre la forza del denaro, sia attraverso l’ingaggio di costosissimi avvocati che di laude pressioni?
Io penso proprio di no perché, come al solito, mio nonno, con la sua terza elementare, aveva sempre ragione: “Meglio un cattivo accordo che una buona causa!”.
Lorenzo Valloreja
