Ebrei e palestinesi

I fatti avvenuti nei pressi di Arezzo (che hanno visto alcuni palestinesi ed ebrei scontrarsi) fanno riflettere. I fatti non sono ancora certi e noti nei dettagli e le indagini sono molto lontane dall’essere finite ma qualora fosse vero che lo scontro c’è stato ed è stato espressione di un odio irriducibile profondamente sentito da entrambe le parti e, come nel nostro caso, anche a persone che vivono  migliaia di chilometri dai luoghi in cui sta avvenendo la guerra, se è vero tutto ciò e se è vero che questo odio non è di tutti gli ebrei e palestinesi, ma di una minoranza,… allora è opportuno che le minoranze violente -per numerose che siano- vadano isolate e lasciate al destino che sceglieranno!!! Noi, portatori di sensibilità cristiane -e cioè collaborativi e solidali- dobbiamo prendere le distanze da questi intendimenti e sentimenti. A che pro i nostri politici prendono posizione per gli uni o per gli altri? Ad essi è demandato l’arduo compito di individuare il nostro specifico interesse e il nostro modello economico e sociale rispondente alle nostre idealità, cultura e identità; che certamente violente non sono.

 Se non esiste possibilità di soluzione o mediazione allora è necessario che il loro istinto violento non si propaghi; quando si dice per i cristiani che sono “collaborativi e solidali” non significa che intendiamo nella politica economica interna togliere da chi ha, per dare a chi non ha (come credono alcuni cattocomunisti), ma intendiamo descrivere un sistema sociale ed economico nel quale se hai una bottega di falegname o un negozio di tessuti (cioè se sei una partita iva) per l’acquisto della materia prima ti servi di un grossista che è un’altra partita iva, se hai bisogno di consulenza commerciale ti rivolgi ad un esperto marketing che è una partita iva, se devi riparare una macchina del tuo laboratorio ti rivolgi ad un meccanico che è un’altra partita iva, se hai bisogno di consulenza legale ti rivolgi ad un avvocato che è un’altra partita iva, ecc. ecc. cioè il sistema economico e sociale ispirato a questi valori si fonda sulla collaborazione tra varie piccole e micro aziende ognuna specializzata in un segmento della produzione e della società. Cosa che permette l’utilizzazione contemporanea delle migliori risorse esistenti, di premiare i meriti, di fare economie di scala senza gli investimenti che farebbe una grande impresa, di ottenere la competitività massima con il minimo impegno, di essere impenetrabili al grande capitale finanziario, di beneficiare di rapporti quasi paritari dentro e fuori dall’azienda e non gerarchici, di avere -in sintesi- una economia e società a misura d’uomo.

Cioè l’ideale solidaristico correttamente inteso -e quindi non caritatevole- ha superato nella concreta esperienza -specie italiana- dei distretti il concetto di competizione che naturalmente porta alla esclusione di qualcuno; l’insieme di queste piccole e medie imprese e professioni costituisce in sé una forza formidabile e produce un modello di società e di sviluppo di altissima qualità e competitività ed è l’unico modello di economia che può essere padre di un sistema istituzionale che possa dirsi democratico (e quindi civile) contrapposto a quello mondialista, tecnocratico, efficientista, consumistico, ambienticida, lobbistico e quindi autoritario… financo nel luogo di lavoro…cioè grandindustriale. Quel sistema grandindustriale che quando vende una grande azienda trasferendone le azioni di controllo, vende pure, implicitamente, i dipendenti di quell’azienda esattamente come accadeva quando si vendevano i feudi con -implicitamente- i servi della gleba inclusi!!!! Senza parlare dell’impiego della tecnologia esplicitamente studiata per rottamare i dipendenti quasi fossero (come evidentemente sono considerati) macchine obsolete e troppo costose… 

Riteniamo francamente il modello economico collaborativo sia un bel passo avanti nell’avvicinarci ad una maggiore civiltà ovviamente più includente, più umana. Bisogna cje almeno noi ce ne rendessimo conto.

 Come detto per noi, di formazione cristiana, conviene rimanere fuori da tali violenze e dichiararci neutrali ricordando a tutti gli amanti della violenza più o meno legittima o più o meno legittimata da idealità difficili da definire, che dopo millenni di guerre e sofferenze tutti dovremmo aver capito che la convivenza in un pianeta così piccolo deve essere ispirata ad una idea collaborativa e quindi non competitiva o accumulativa o anche vagamente violenta…: si chiama civiltà; concetto contrapposto a quello di barbarie. Barbarie che troviamo trionfare non solo nelle numerose guerre in corso ma anche in paesi che si dicono civili e democratici ma che in realtà sono vittime delle lobby più diverse che con moderne forme di violenza impongono quello che credono.

Canio Trione

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