L’etimologia della parola “coerenza” deriva dal latino “cohaerentia”, che a sua volta deriva da “cohaerere”, composto dal prefisso “co-” (insieme, con) e dal verbo “haerere” (aderire, essere attaccato, stare insieme).
Quindi, il significato originale di coerenza richiama l’idea di qualcosa che sta insieme, che non si divide, che è strettamente unito e connesso, compatto, che agisce in modo uniforme, senza contraddizioni interne.
In senso figurato, la coerenza indica assenza di contraddizioni e conformità a un principio o a una legge interna, una costanza logica nel pensiero e nelle azioni.
La coerenza è l’aderenza ai propri valori e convinzioni nel pensiero, nelle parole e nelle azioni.
La coerenza è un allineamento tra ciò che si pensa, si dice e si fa.
Tuttavia, è importante distinguere la coerenza dall’ostinazione o dalla rigidità, poiché cambiare idea in base a nuove informazioni o esperienze può essere segno di crescita e maturità.
Essere coerenti non significa essere immutabili, incapaci di cambiare idea anzi, riconoscere e essere consapevoli dell’importanza del cambiamento e dell’adattamento e non escludere la possibilità di crescita personale, pur mantenendo un nucleo di valori e principi fondamentali.
Cosa vuol dire essere una persona coerente con sé stesso con le proprie opinioni?
Persona fedele ai suoi principi o che agisce in modo conforme al proprio pensiero, adotta e conserva la stessa linea di condotta.
Qual è il contrario di persona coerente?
Una persona contraddittoria, discontinua, incoerente, incongruente, illogica, sconclusionata, slegata.
Quando una persona non è coerente?
Quando una persona agisce in modo non conforme ai suoi principi, ai suoi pensieri, alle sue parole, o afferma cose contraddittorie, o muta facilmente idee, propositi, convinzioni: una persona incoerente.
La coerenza è considerata un valore positivo, importante, fondamentale essa si riferisce all’allineamento tra azioni, parole e pensieri, e riflette un senso di integrità, affidabilità e stabilità nelle relazioni interpersonali e nella propria vita.
I suoi punti chiave sono:
Integrità personale.
Fiducia, autenticità e affidabilità.
Stabilità e coesione sociale.
Infatti la coerenza è apprezzata sia a livello personale che sociale, collettivo perché contribuisce alla fiducia e alla credibilità, creando un senso di stabilità e coesione all’interno di gruppi e comunità.
Sono importanti due principi di coerenza:
Coerenza con noi stessi:
Consapevolezza: Riconoscere e accettare le proprie emozioni e sentimenti, senza giudizio.
Autenticità: Essere fedeli a sé stessi, senza cercare di conformarsi alle aspettative degli altri o di indossare una maschera.
Allineamento: Assicurare che le proprie azioni siano in armonia con i propri valori e obiettivi personali.
Integrità: Mantenere un senso di coesione tra ciò che si pensa, si dice e si fa.
La coerenza con se stessi può portare a maggiore felicità e benessere, sentirsi in pace con se stessi e vivere in modo autentico può portare a una maggiore soddisfazione nella vita.
Relazioni più autentiche, profonde e significative con gli altri, basate sulla fiducia e sull’onestà.
Maggiore autostima e fiducia in sé.
Maggiore chiarezza e direzione con decisioni più chiare e a definire meglio i propri obiettivi e priorità.
In sintesi, essere coerenti con se stessi è un percorso di crescita personale che richiede consapevolezza, accettazione e coraggio di essere autentici che può portare a un maggiore senso di benessere e soddisfazione.
Coerenza di vita:
Riuscire ad avere una propria identità, implica l’allineamento tra i propri valori e le proprie azioni, ogni azione che compiamo nella vita, infatti, è una scelta dettata dai principi che decidiamo di seguire.
Nel sociale la coerenza è importante anche nella comunicazione, sia orale che scritta, l’incoerenza può portare a confusione e sfiducia, mentre la coerenza facilita la comprensione e la fiducia.
In ogni caso contemporaneamente è necessario, quando si riconosce di aver commesso un errore, essere in grado di modificare le proprie scelte.
Queste definizioni mi fanno riflettere riguardo la coerenza ai nostri giorni, ai social, dell’immagine della visibilità a tutti i livelli e a tutti i costi, dove è più importante mostrarsi che essere.
Vedo immagini di bambini gazawi, alcune anche prodotte dalla AI, giocare tra rovine e distruzione in tutta la loro drammatica realtà frammiste a selfie ammiccanti su spiagge e lidi esotici ed esclusivi.
Distribuzione di cibo a piccoli denutriti al limite della sopravvivenza, alternate a buffet pantagruelici, cene gourmet, finger food, visual food e allora mi viene da pensare ma, veramente poi ci interessa la vita di questi bambini o postiamo queste foto per farci vedere buoni, compassionevoli, pietosi, misericordiosi, caritatevoli, indulgenti in una parola UMANI.
Nella realtà cosa facciamo per questi bambini, in cosa allentiamo la loro fame, alleggeriamo le loro malattie?
Emblematico un episodio avvenuto in occasione dell’ultimo consiglio comunale di Bari, abbiamo vissuto tutti la consegna delle chiavi alla relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati Francesca Albanese.
La consegna è stata annunciata con abilità e clamore degni di grandi e esperti comunicatori mediali, ed è stata gestita come un importante processo comunicativo, sia umano che mediatico, in diversi contesti cittadini tenutisi nel capoluogo.
Tutto ok, non entro nel discorso politico, non entro in giudizi sulla relatrice che non mi competono.
Tutto ha fatto travisare un immagine professionale dal punto di vista mediatico dell’evento.
Ma, spente le telecamere e postate le foto sorridenti, al rientro nel luogo della città designato a decidere, il luogo dove si dovrebbe agire e fare qualcosa di concreto, cosa accade?
Una fetta dei consiglieri, non solo rappresentanti della minoranza di centro destra, ha promosso una risoluzione per cercare di fare anche qualcosa di palpabile, di pratico per questi bambini.
Anche in questo caso non entro nel giudizio politico ma, si era proposto inizialmente di donare due mensilità degli emolumenti in favore dei bambini della Striscia di Gaza per l’acquisto di farmaci e beni di prima necessità.
Nelle trattative intercorse tra i consiglieri di centro destra e alcuni rappresentanti M5S e del gruppo Laforgia si era gia scesi al 30%, o come si dice in politichese “rimodulata”, per poi arrivare alla donazione spontanea libera e volontaria.
… e poi…
Poi ai bambini zero, tutti in ferie!
Qualche maligno dirà che i soldi si erano già investiti in altre attività più rilassanti.
All’atto della discussione ed eventuale voto una parte del consiglio ha pensato bene di andarsene, resto stupito!
Sì i rappresentanti del Pd e della maggioranza si alzano e se ne vanno per fare mancare il numero legale, boh?
Poi si trovano giustificazioni, anche lecite riguardo alcune formalità ma, il fatto resta nella sua brutalità, tanto è vero che ai loro posti oltre al centro dx restano anche M5S e La giusta causa di Laforgia.
Solo in seguito, vista la pessima figura si dichiara: non era iscritta nell’ordine del giorno, ce ne siamo andati prima (anche questo un caso, una combinazione) non era scritta bene, non era chiaro il come fare arrivare gli aiuti, ecc e tante altre giustificazioni, pretesto, SCUSE, a mio parere, di quelle dove si sente il rumore di arrampicata sugli specchi, fino ad arrivare, come ormai abitudine sempre, che la colpa è del governo centrale che avrebbe dovuto operare qualcosa.
A mio semplice e ingenuo parere sarebbe stato giusto restare e, quantomeno iniziare a parlare, a scrivere, a decidere, in seguito si sarebbe meglio definite le modalità, dedicare qualche ora del prezioso tempo politico alla questione, in modo da dimostrare a tutti che non era solo un gesto mediatico, di immagine quello briluccicante precedente.
Sarebbe stato sicuramente poco, una goccia in un oceano ma, era un gesto più rilevante: un esempio!
L’esempio che ne è emerso invece è molto triste, e forse per questo si è preferito non fare lo stesso clamore, non dare la stessa enfasi di quello spettacolarizzato in precedenza.
Sempre a mio parere quando si spengono le luci del reality show, gli attori protagonisti e gli esperti influencer si trasformano in “scomparse”, sarebbe stato più significativo, ma anche più impegnativo, mettere mano al proprio portafoglio personale, perché nell’altro caso, quello glitterato, era tutto a costo zero tanto pagava, come sempre, la comunità.
Torno con amarezza al tema della mia riflessione.
La coerenza è spesso considerata un valore positivo perché contribuisce alla fiducia, all’integrità e alla stabilità.
Essere coerenti con se stessi significa agire in modo autentico, allineando le proprie azioni, parole e pensieri con i propri valori e sentimenti profondi. Significa essere consapevoli di sé, delle proprie emozioni e dei propri bisogni, e agire di conseguenza, senza indossare maschere o reprimere la propria vera natura.
Voglio concludere con una interessante definizione di Ilaria De Vanna e Lisangela Sgobba, che nel loro Dizionario minimo di parole necessarie parlano della “Coerenza infrangibile forza interiore, aurea saldezza, valorizza come ammirevole forgiatura l’umano essere per natura non finito né perfetto.
La coerenza è garanzia di bene e di fiducia, spalla salda a cui sostenersi, luogo sicuro in cui riparare.
Antidoto naturale alla corruzione, si sostanzia di coraggio morale e oceanica pace del cuore”.
Chi ha orecchie e volontà di intendere…
Buona riflessione.
(Foto: https://vetrinadigitale.it)
