Sembra che questa volta il Ponte si farà. Naturalmente servono ancora molti pareri e molte carte ancora, ma il pressing -invero molto discreto come si usa adesso- delle industrie del Nord sembra che avrà il suo esito positivo. Qualcuno asserisce che sarà pagato con i soldi del riarmo e sarebbe una bella dimostrazione di italica creatività amministrativa; anche perché la cifra che servirà sarà un multiplo di ogni stima; ma per il momento niente di ufficiale.
In verità il Ponte è opera di pace, pensata e voluta in tempo di pace, spesa giustificata per il progresso economico e sociale del Sud.
Da queste colonne abbiamo detto che un Paese che custodisce opere d’arte di immenso valore come è l’Italia, ha il dovere verso il resto del mondo e verso il mondo futuro di non invischiarsi in nessun conflitto se non per mera difesa del nostro territorio e sovranità. Abbiamo anche detto che ogni attentato ad una inoffensiva e pacifica opera d’arte va considerato un crimine di guerra. Adesso dobbiamo accorgerci che il Ponte è un’opera che è estremamente fragile ed esposta a qualunque attacco. In caso di guerra il ponte sarà demolito con un solo missile che farà cadere in mare anche auto e treni incautamente sul ponte. Se poi dovesse essere considerata opera militare, siamo fritti.
Quindi oltre ai pareri già richiesti servirebbe un parere vincolante del genio militare che deve garantire che il Ponte -pur qualora fosse bombardato- non cadrà!
Sappiamo che questa è pura fantascienza; il Ponte serve alle imprese costruttrici a fare bilancio, alle banche per aumentare il debito pubblico e alla politica a fare immagine. Altro non v’è e il Sud è solo un pretesto. Mussolini fece l’Amerigo Vespucci e l’Eur (e tantissime altre cose) di cui oggi andiamo fieri. Adesso serve qualcosa di simile da lasciare ai nostri nipoti e da impressionare gli elettori di oggi. Con il Ponte su, questo governo non va più a casa (è questo il retropensiero di molti della maggioranza)! Quindi se in un futuro remoto a seguito di una guerra dovesse cadere oppure no… non credo che adesso conti molto…”per il momento facciamolo poi si pensa” (avranno pensato).
Invece proprio questa nuova opera deve portare a riflettere sulle grandi cose che abbiamo non solo nei musei ma anche in giro in tutte le nostre città: un palazzo di Venezia o un arco di trionfo di Roma, una cattedrale o un castello non sono anch’esse opere dall’immenso valore costruite e realizzate dal nostro ingegno e laboriosità? NESSUNA di queste deve essere esposta a nuove orde barbariche per la vanità di questo o quel governo. Nel futuro come nel passato la grandezza sta nell’essere civili non nell’aver fatto un genocidio del nemico.
Roma è stata grande per il diritto, l’ingegneria, la filosofia, non certo per le sue invitte legioni che pure hanno espresso anch’esse grande capacità di ogni genere. Serve guardare al futuro pensando e guardando con gli occhi verso il domani; rinverdire -come alcuni stanno oggi facendo- istinti bestiali e comportamenti barbarici e strategie che prescindono dal futuro è un enorme passo indietro nella strada verso la civiltà; e l’Italia che ha sempre insegnato al resto del mondo cosa è la civiltà non può cadere -essa- nella barbarie (come purtroppo ha fatto molte volte nella sua storia unitaria): questa volta potrebbe essere una via priva di scappatoie.
