Esiste una grande differenza tra buonismo e autentica bontà.
Riflettevo: siamo tutti così buoni come vogliamo mostrare?
Come sempre, conviene partire dalle definizioni:
“Buono” si riferisce a una persona onesta, gentile e premurosa, che agisce nel rispetto del bene comune e con una sincera volontà di aiutare gli altri.
La vera bontà si basa su un reale desiderio di fare del bene, essa viene agita con saggezza e discernimento nel rispetto dei propri e altrui bisogni.
L’autentica bontà si manifesta con azioni sincere, autentiche e disinteressate; la persona buona è caratterizzata da azioni concrete e positive di cui beneficiano gli altri.
“Buonista”, invece, è spesso usato in modo dispregiativo per descrivere qualcuno che, pur volendo apparire buono, adotta un atteggiamento eccessivo e ingiustificatamente indulgente, accondiscendente, tollerante e benevole nei confronti del male, spesso a scapito della giustizia o del bene.
Il “buonismo” a lungo termine finisce quasi per negare l’evidenza e spesso è associato non per ingenuità, a mancanza di realismo e di fermezza.
Un buonista si può spingere a giustificare comportamenti negativi, evitando di prendere posizioni scomode o di affrontare situazioni difficili, non solo a scapito dell’autenticità ma, anche quando questo nella realtà potrebbe portare a conseguenze negative per sé o dannose per gli altri.
La persona buonista spesso agisce per cercare di ottenere l’approvazione sociale esterna o per evitare conflitti, questo anche a costo di compromettere la propria integrità o il bene comune.
In sostanza la differenza chiave,
che è importante distinguere, tra essere “buono” e “buonista”, risiede nel modo in cui viene espresso e agito il bene, nella sincerità dell’intento e nella capacità di discernere tra il bene e il male.
Spesso sui media sentiamo usare o leggiamo la espressione “FALSO buonismo” che a prima vista può sembrare un pleonasmo.
In realtà non è né un errore e neppure una ripetizione superflua ma, quasi un rafforzativo volontario per indicare una “bontà falsa”, un atteggiamento solo di apparente benevolenza o tolleranza.
Spesso è un comportamento usato in ambito politico o sociale, che in realtà nasconde motivazioni meno nobili, come opportunismo o mancanza di sincerità.
In sintesi, il “falso buonismo” è un atteggiamento che appare buono all’esterno ma che, in realtà, è solo una facciata, o meglio una maschera che serve a coprire altri intenti.
Il falso buonismo rispetto al buonismo che potrebbe, anche se difficilmente, essere ingenuo, aggiunge un livello di consapevolezza, di intenzionalità, di dolo, una certezza che si tratta un “buonismo” non autentico, non genuino.
L’espressione cominciò ad essere usata, soprattutto in ambiente politico, sociale nei primi anni novanta del secolo scorso, scegliendola al posto di “cattivismo” che sarebbe il vocabolo contrario a buonismo, proprio perché più incisiva in contesti polemici e per criticare l’atteggiamento di avversari o concorrenti.
Il perché, quali le intenzioni, i motivi per indossare questa maschera sono molteplici e sicuramente non nobili, tra questi abbiamo:
– evitare conflitti o critiche, mostrando un atteggiamento accomodante, si cerca di evitare il confronto, di cui si ha paura, o attirare critiche negative;
– ottenere vantaggi personali, favori o consenso, esagerando e enfatizzando le proprie azioni positive, anche spesso inutili o di sola immagine per ottenere approvazione sociale, senza che vi sia un reale interesse per gli altri;
– addirittura mascherare egoismo, opportunismo o quando non addirittura astio.
Il “buonismo” non è una diagnosi psicologica riconosciuta, ma è un termine colloquiale per descrivere un atteggiamento di eccessiva benevolenza, tolleranza e giustificazione, spesso percepito come ipocrita e fine a se stesso, piuttosto che autentico.
Il buonismo può essere legato a diverse dinamiche psicologiche, tra cui:
– la persona potrebbe cercare l’approvazione esterna per compensare la mancanza di autostima.
– può essere una strategia per evitare situazioni di conflitto, di cui ha paura, o di disapprovazione.
– in alcuni casi, può essere una forma di controllo sugli altri, cercando di manipolare le loro percezioni.
– può essere usato come strumento per soddisfare il proprio bisogno di ammirazione e riconoscimento.
Le implicazioni soprattutto per un uomo che riveste un ruolo sociale sono gravi infatti, la tendenza a giustificare comportamenti negativi può portare a rimanere intrappolati in relazioni tossiche e dannose.
Inoltre la paura del conflitto può rendere difficile prendere decisioni importanti o affrontare situazioni difficili.
In definitiva il “falso buonista” è una “persona falsa”: ma, quali gli indicatori per scoprirlo:
– incoerenza tra parole e azioni, dice una cosa e ne fa un’altra, promette e non mantiene, predica bene e razzola male, mostrando una netta differenza tra ciò che dice e ciò che fa.
– utilizza una maschera, cambia comportamento e atteggiamento a seconda della situazione e delle persone che hanno intorno;
– fa molti complimenti sperticati e lodi eccessive, spesso in modo esagerato e poco sincero, adula per ottenere qualcosa, uno strumento di manipolazione emotiva, arrivando anche ad utilizzare il ricatto emotivo o la colpevolizzazione per ottenere ciò che vuole;
– cerca di controllare le situazioni e le persone per il suo tornaconto ed è sempre alla ricerca costante di attenzione e di ammirazione degli altri;
– è concentrato su se stesso e sui propri bisogni, spesso a discapito degli altri, ha difficoltà a comprendere o condividere i sentimenti degli altri, verso i quali riesce ad avere empatia solo se sono dalla sua parte;
– manca di empatia, utilizza le sue parole e azioni solo per ottenere ciò che vuole;
– tende costantemente a criticare gli altri, in modo poco costruttivo e senza motivo, attraverso qualsiasi mezzo, anche il pettegolezzo o parlando male degli altri alle loro spalle, questo al fine di cercare di abbassarli e farli sentire inferiori, o di manipolare le relazioni e ottenere vantaggi personali.
Per ultimo e non ultimo è la sua completa assenza di responsabilità, non si assume mai la responsabilità delle proprie azioni, che scarica sugli altri anche vicini a lui.
Nasconde le proprie insicurezze dietro il solo suo senso di superiorità e di narcisista perfezione assoluta e un perenne atteggiamento di finta bontà e di dedizione agli altri.
Come sempre osservare attentamente il comportamento, i segnali di una persona nel tempo può aiutare a capire meglio la sua vera natura, con i falsi buonisti è importante essere cauti e valutare attentamente le loro azioni e parole.
Essere sempre buoni, disponibili e comprensivi non è naturale e
l’immagine della “bella persona”
è oggi, sempre più spesso, una maschera.
D’altronde anche da bambini tutti noi “si faceva i buoni” per farsi accettare dagli altri, in primis dai genitori.
La conseguenza del buonismo, cioè
salvare l’immagine dell’altro per alla fine salvare solo se stessi, tentando di giustificare sempre chi non lo merita, negando fino anche l’evidenza,
rischia di mettere in pericolo, anche seriamente, altre persone e finisce per esasperare, chi, pur non essendo “buono” come madre Teresa di Calcutta si comporta realmente per bene.
Buona riflessione.
