Puglia, una terra che deve essere grata alla natura per quanto gratuitamente le ha elargito e le elargisce costantemente sebbene la trascuratezza con la quale viene ripagata.
La luce, i colori, il clima unito al mare e alle sue campagne sembrano un insieme, in cui madre natura abbia inserito molta della sua inesauribile fantasia.
Questo il preambolo, io non stavo scrivendo più di politica locale perché completamente demotivato ma l’ultima, al momento, finta querelle dei principali rappresentanti della sinistra pugliese di questi ultimi decenni, mi spinge a parlarne.
Parlavo di fantasia della natura e sembra che la stessa non manchi anche ai politici della sinistra pugliesi.
In Puglia tutti già erano convintii non solo del candidato ma, anche del risultato delle elezioni regionali ma, poi gli arcinoti personaggi, i soliti nomi, si sono voluti superare ancora una volta e ci stanno incuriosendo con questa giornaliera telenovela estiva.
Quali i veri motivi non li conosciamo, quali i retro-pensieri, le trame, le manfrine, possiamo però legittimamente fare le nostre riflessioni chiedendoci ma, nei confronti di noi abitanti, elettori, cittadini italiani e pugliesi: è serio tutto questo?
In effetti di commentare ce n’è parecchio e su tutto, ai tempi della prima repubblica si diceva che i politici fossero attaccati alle poltrone, evidentemente non è proprio cambiato nulla in barba all’alternanza, al cambiamento, al nuovo.
L’alternanza politica come definizione è il passaggio del governo di un paese democratico a partiti politici e leader di coalizioni contrapposte.
In Puglia si rischia di andare verso i trenta anni di appropriazione, una specie di dynasty, perché di beautiful non c’è e non resta nulla.
I politologi affermano che il principuo dell’alternanza è un segnale di democraticità, infatti quanto più tale evento si verifica in modo non sistematico, ma ripetuto nel tempo, tanto più la democrazia appare godere di buon funzionamento, mi si dirà che a stabilirlo è il voto e gli elettori, però qui abbiamo visto e vissuto la compravendita di voti, le lista civetta per accapparrarsi più posti e più voti di amici conoscenti e parenti.
Ma, adesso si pensa di riuscire a fare di peggio: una specie di triumvirato al potere tra vecchi amici e che adesso, almeno davanti ai microfoni, non lo sono piu.
Già si parla di mostro a tre teste una specie di cane Cerbero, purtroppo però non siamo in mitologia e all’orizzonte non si intravede nessun Eracle che possa catturarlo e riportarlo a fare il guardiano dell’Ade dell’oltretomba.
Un mostro che si prevede dalle esperienze trascorse non offrirà nessuno spazio all’opposizione, una creatura che potrebbe segnare la fine del costituzionalismo regionale, non potendo essere possibile nessun bilanciamento interno nel rapporto fra gli organi e tutela esterna del ruolo delle minoranze.
Questo fatto per chi ancora crede nella politica, genera una forte preoccupazione, e che una grave deriva democratica si possa verificare in questa regione.
La recente sentenza della Corte costituzionale (la numero 64 del 2025), ha definitivamente affossato le pretese di quei governatori che avevano intenzione di candidarsi per la terza volta di fila alla presidenza
La Corte che definisce la forma di governo attuale delle regioni “iperpresidenziale”, secondo il docente di Diritto costituzionale dell’Universita del Salento Vincenzo Tondi della Mura, ha motivato la decisione proprio per limitare la forza di impatto politico-elettorale del presidente uscente, volendo impedire fondamentalmente due cose: la “captatio benevolentiae”, vale a dire scongiurare il voto clientelare, e il “metus pubblicae potestatis” scongiurare il voto per timore del pubblico potere.
Cosa tutt’altro che improbabile almeno nel caso dei due governatori di Campania e Puglia De Luca ed Emiliano.
Relativamente al fatto che ci sono due ex presidenti, Vendola ed Emiliano, che vorrebbero candidarsi anche se solo come consiglieri, a detta del docente, non è una questione solo politica, ma anche giuridica.
Cosa ribadita, nei suoi libri, da uno dei più autorevoli costituzionalisti Giovanni Pitruzzella che ha spiegato come il diritto costituzionale non è come gli altri diritti in cui tutto quello che non è vietato, è permesso.
Il diritto costituzionale, a loro dire invece, è un insieme non solo di regole scritte, ma anche di consuetudini, convenzioni, prassi, comportamenti consolidati, cultura giuridica e sensibilità di popolo.
In pratica il fatto che non si vieti esplicitamente la candidatura, a consigliere di un ex presidente, non significa automaticamente che la consenta?
È una situazione inedita, mai successa nella storia costituzionale
già questo è un segnale d’allarme pesante.
La voglia di non mollare la poltrona, il potere, di continuare ad influenzare decisioni e persone evidentemente è molto forte, mentre sarebbe necessario: assicurare la libertà di voto e il ricambio della rappresentanza politica, assicurare in definitiva la democraticità del sistema.
Siamo alla fine del costituzionalismo regionale: senza bilanciamenti interni al governo e tutele per la minoranza, che se l’avesse fatto il centro destra…
Siccome invece, la mostruosità arriva dalla sinistra nessun problema, nessuno scandalo, nessun regime.
Di fatto in Puglia si prospetta l’ipotesi dei tre Papi, cioè del Papa regnante e di due Papi emeriti.
Uno scenario inedito e allarmante che supererebbe anche il Vaticano con la vicenda di Papa Francesco e il Papa emerito Benedetto XVI.
Non oso immaginare se già tra questi uomini, in odore di santità, qualcosa si è vociferato cosa può accadere tra Decaro, Vendola ed Emiliano per i quali, passando dal sacro al molto profano ealmeno a mio parere, parlare di santità è proprio un eufemismo.
Che rapporto può esserci tra questi?
Consentirà una competizione elettorale ad armi pari tra i vari candidati alla presidenza oppure no?
E poi il ruolo del Consiglio regionale quale potrà essere?
Il Consiglio regionale è corresponsabile con il presidente cioè dovrebbero andare sempre di comune intesa.
Ma, che cosa succede se ci sono due ex presidenti all’interno del Consiglio, che vogliano svolgere un ruolo parallelo e competitivo?
Come abbiamo detto è un fatto inedito, nel momento in cui c’è questa competizione, la forza di incidenza e di manipolazione per la quale la Corte vieta il terzo mandato è assolutamente moltiplicata, con una prospettiva disfunzionale.
Cioè al giusto e lecito sostegno dell’apparato politico della coalizione e alla sua forza già riconosciuta si aggiunge quella potente, radicata e stratificata dei due precedenti apparati politici.
È un mostro da guerra istituzionale che si profila cone un’invincibile armata, tanto che si permettono di litigare come giocatori per calciare un rigore in una porta senza portiere.
Tre decenni a guida della medesima maggioranza: Vendola, Emiliano, Decaro a cui si aggiungono anche quelli del capoluogo di Regione.
Ma cosa succede se questi tre apparati politici stratificati, iniziano ad entrare in competizione tra loro, potrebbe portare in consiglio all’ingovernabilità della Regione.
Questi i timori e le prospettive che agitano Decaro tra ambizioni sussurrate e decenni di silenzi complici di tutto ciò che accadeva nella Regione Puglia e al Comune di Bari sotto la guida del suo mentore Emiliano.
Adesso vuole proporsi come l’uomo del cambiamento, del nuovo, vuole scrivere una pagina nuova per la Puglia ma, come credergli se è stato ostaggio per vent’anni del suo feudatario Emiliano.
Non può non essere riconoscente e disconoscere chi l’ha sostenuto e accompagnato anche in “visite” strategiche a Bari vecchia.
Lui stesso ha sostenuto il suo mentore, fino a ieri e ha avvallato, firmato ogni capitolo della precedente gestione quale discontinuità ci potrà essere.
Sa anche benissimo che senza l’apparato emilianesco, senza quelle liste civetta piene di voti costruiti nel tempo, formate da tutti quegli uomini finiti per svariati motivi nelle prime pagine dei giornali come Olivieri, Pisicchio, Canonico, Sandrino, Caracciolo, Delli Noci, Lopane & co., non ha alcuna possibilità di vittoria.
La Elly Schlein di contro non vuole rischiare di perdere la Puglia e contemporaneamente vuole fare fuori un eventuale possibile contendente alla sua corona, e tutto studiato nei sottani, più che nei corridoi.
Emiliano dovrà spostarsi, suo malgrado, chiaramente non, come un tempo, per una cassa di pesce e di cozze ma, ad esempio con il, molto rappresentativo, commissariato della ex Ilva adesso accaierie d’Italia.
Tanto comunque la sua voce potrà sempre farla sentire e var valere la sua potenza dove gli interessa e gli serve.
E poi il terzo incomodo Vendola riapparso dopo il purgatorio e l’autoisolamento frutto, molto probabilmente, anche delle vicissitudini dell Ilva gestione famiglia Riva con cui si faceva fotografare in barba all’ecologia presente sul suo simbolo.
Qualcuno ha dimenticato che Vendola è stato condannato a tre anni e mezzo per la vicenda “Ambiente svenduto” dalla Corte d’Assise di Taranto per il processo Ambiente Svenduto (47 imputati) per i reati di disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro, fino al 2013, stessi reati di cui si parla come se fossero fatti recenti dopo ben altri 12 anni.
In seguito la sentenza è stata, con un colpo di mano o di spugna annullata e la sede del processo spostata da Taranto a Potenza ed è andata magicamente in prescrizione, curioso anche il fatto che nella vicenda c’era anche un certo Frattoianni …
Delle giunte Emiliano dei rimpasti causati dalle dimissioni forzate e del processo “Codice interno” abbiamo letto e saputo dai media ma, tutto si è volatilizzato, sublimato non c’è quasi più traccia e soprattutto memoria, ricordo.
Insomna più che tre Papi o una specie triumvirato una bad Company, dove Emiliano e Vendola fanno benissimo il la parte del gatto e della volpe e che unito al parlamentare di Bruxelles tentano di ingannare nuovamente i pugliesi.
Almeno a quelli che non hanno rinunciato al raziocinio e con buona memoria, non sono cointeressati e coinvolti ma, che per buona parte dopo un ventennio si sono quasi rassegnati.
Altro che rinnovamento, qui si tenta solo di cambiare la confezione allo stesso vecchio sistema, allo stesso “pacco” o come se fosse una bambola russa Matrioska.
Intanto comunque nessuno dei tre parla di programmi per la Regione, di cosa faranno di concreto.
Ma continuano le nobili narrazioni, da pifferaio magico, che anche a livello nazionale contraddistinguono la sinistra, che si continua a chiamare insolitamente ancora così, frammiste a demagogia, opportunismo e interessi personali, facendo leva su un alleato fondamentale, il nulla che emerge, al momento, dalla destra.
È dura da accettare passivamente l’offesa della intelligenza dei pugliesi che conoscono bene la realtà in cui viviamo e con la quale siamo costretti a scontrarsi quotidianamente, piena zeppa di contraddizioni di cui si continua a offrire un’immagine della Puglia scollegata dalla realtà, tutta sole, mare, cucina alimentata dal sistema mediatico che funziona da cassa di risonanza ma, altrettanto parziale, faziosa e acritica.
Dov’è la coerenza, la verità, la dignità tutte svendute per una convenienza ritengo molto temporanea.
Il futuro dei pugliesi merita verità, vera e a 360 gradi, coerenza e soprattutto coraggio, virtù che poi formano la dignità di un uomo, tutte cose che in questa sceneggiata estiva mancano del tutto.
E dopo il tragico quanto fatuo, vuoto, inutile immobilismo di una Bari, grande città metropolitana del Sud che si ostina a guardare disastri lontani per deviare l’attenzione dai problemi vicini, resto molto scettico, anzi di più, e dico povera Puglia…
Buona riflessione
