La società plurale

La questione della convivenza tra religioni è seria e non si può liquidare con frasi fatte o luoghi comuni come: “In un’era di crescente globalizzazione, abbracciare e valorizzare la pluralità è la chiave per costruire società resilienti, dinamiche e prospere.”

 Niente meno che un grande Papa come Francesco ha platealmente fallito in questo compito che si era dato.

La cosa è seria, difficile, gravissima.

 Quando certuni parlano alla radio, alla televisione, al cinematografo, sui giornaloni di “tradizione cattolica” veicolano un’idea molto precisa: la religione (e quindi tutte le religioni) altro non sono, secondo loro, che tradizione; come tradizione è distillare in casa la grappa in un paesino del Friuli. Quindi una vale l’altra e possono ripartirsi il mondo e convivere; magari in un mondo globalizzato dalle multinazionali. Non solo… con quella formula si riducono le religioni al culto, alla confessione, alle preghiere come se dietro non vi fosse una teologia ma solo delle credenze antiche e anche irrazionali. Circostanza questa spessissimo avallata non solo dai fedeli ignari della dottrina ma anche da molti officianti poco consapevoli del pensiero religioso perfezionato nei secoli e millenni.

 I misteri cristiani che vengono come tali presentati anche ai massimi livelli (e che sono conosciuti anche come dogmi per non aprire a inopportune tentazioni dialettiche) sono architravi portanti delle nostre vite e società. Per fare un esempio la verginità di Maria così palesemente assurda è o no la trasposizione teologica della sacralità della donna, del suo corpo, della sua funzione certamente divina di creatrice della vita? La demolizione odierna della sua sacralità è o no una componente centrale del disastro socio economico che lamentiamo? Vogliamo dire, brevemente, che nei comportamenti quotidiani di ognuno di noi troviamo la materializzazione concreta della teologia che sta dietro la cristianità ed è seguita anche da parte di quelli che credono di essere mangiapreti. E non potrà mai essere diversamente. Quindi cosa attendiamo per riprenderci i nostri principi e la nostra fede per difenderci dalla barbarie implicita in popolazioni che addirittura violentano alle volte in modo sistematico la figura e la persona femminile?? e che rispondono a teologie forse meno raffinate ma certamente differenti?? Ma questo è solo un esempio peraltro da approfondire molto.

 Inoltre l’idea invero balzana delle “tutte le religioni sono uguali” di chi non si accorge delle guerre che nel passato -anche molto recente- sono state combattute per le religioni, propenderebbe forse inconsapevolmente, per un’unica religione mondiale pur con peculiarità locali o comunque specifiche per ogni confessione, ma priva di una unitaria ed unitiva teologia. Il che significherebbe che si negherebbe una idea, un magistero, una fede alle spalle di ognuna di queste religioni differenti; cioè costoro ci dicono che esistiamo solo per lavorare e quindi anche procreare è visto come un fastidio nella realizzazione lavorativa. Realizzazione lavorativa del lavoratore che serve al datore di lavoro società multinazionale ad arricchirsi mentre al lavoratore a sopravvivere….

 Ce ne è abbastanza per prendere coscienza della gravità del momento storico attuale (di cui ci eravamo accorti per altre vie) e dell’abisso in cui siamo caduti forse proprio per aver cercato una sintesi planetaria che non può esserci su questo piano ma va cercato in un altro livello.

 Peraltro spesso si invocano le nostre radici culturali giudaico cristiane senza sapere di cosa si tratta laddove è su quelle radici che è cresciuta la nostra cultura e quindi l’intero attuale tessuto socio economico e politico.

Per aggravare la valutazione della nostra quotidianità dobbiamo dire che tutto ciò di cui si discute qui non ha un senso nell’oggi ma nel domani di cui non sappiamo nulla. Un domani che è già ipotecato dagli imperativi efficientisti, mondialisti, individualisti, e quindi tecnocratici spersonalizzanti.

 Il fatto infine che alcune realtà europee siano invase se non governate da personaggi di religione che sembra molto diversa dalla nostra è un chiarissimo segnale di eutanasia culturale, umana oltre che economica che è il frutto del disconoscimento della propria identità; identità quindi morente che favorisce l’insediarsi al suo posto di identità più forti. Ma se gli stessi abitanti delle Tere in via di spopolamento non credono in loro stessi e quindi nella loro cultura perché non debbono essere sostituiti? È la nuova forma di genocidio “dolce” visibile in alcune nazioni europee.

 Questo non significa affatto come può credersi che gli extracomunitari vanno rimandati tutti a casa ma che la convivenza va ripensata totalmente.

 Quindi altro che integrazione nelle società multietniche e plurali… qui non abbiamo neanche lontanamente una idea neanche del chi siamo e del dove vorremmo andare visto che così com’è non può continuare.

 

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