Il Tribunale di Trento ha recentemente emesso un’ordinanza che rappresenta una significativa vittoria per le associazioni Canapa Sativa Italia e Imprenditori Canapa Italia, sconfessando il governo italiano nella sua interpretazione restrittiva della cannabis light. L’ordinanza contesta il decreto sicurezza, che considera l’infiorescenza di canapa industriale come uno stupefacente indipendentemente dal contenuto di THC, stabilendo che tale misura non è giustificata alla luce delle attuali evidenze scientifiche. Secondo il giudice, infatti, i dati non supportano un divieto generale per prodotti con un contenuto di THC inferiore allo 0,3%, soglia già accettata a livello europeo.
Il ricorso presentato dalle associazioni, assistite dagli avvocati Giacomo Bulleri e Giuseppe Libutti, ha messo in luce il contrasto tra la legislazione italiana e le norme europee, sostenendo che l’emendamento al decreto sicurezza fosse irragionevole e sproporzionato. Sebbene il tribunale abbia respinto il ricorso per motivi tecnici, l’ordinanza conferma importanti principi, sottolineando che i divieti devono essere basati su prove scientifiche solide e non su pregiudizi o timori generali.
L’avvocato Bulleri ha commentato positivamente l’ordinanza, annotando che si tratta di un passo importante verso una corretta interpretazione della normativa. Con l’udienza di merito fissata per dicembre, l’attenzione ora si sposta sulla possibile disapplicazione dell’emendamento contestato o sulla rimessione della questione alla Corte di Giustizia Europea.
Intanto, un ulteriore sviluppo arriva dalla Commissione Agricoltura dell’Unione Europea, che ha approvato un emendamento alla Politica Agricola Comune (PAC), volto a legalizzare la coltivazione e commercializzazione dell’intera pianta di canapa in tutta Europa. Questo potrebbe coincidere temporaneamente con le decisioni del tribunale di Trento, aprendo la strada a una nuova era per la cannabis light e per la filiera della canapa industriale in Italia.
La speranza di molti è che queste evoluzioni normative possano finalmente portare a una regolamentazione più chiara e favorevole per il settore della canapa, contribuendo a valorizzare una risorsa sostenibile e potenzialmente redditizia.
MAURIZIO RANA
