In molti ci hanno chiesto come mai in occasione della inaugurazione della Fiera del Levante i relatori non abbiano dedicato neanche una parola alle piccole imprese locali che costituiscono il nerbo della nostra economia e della stessa Fiera.
Effettivamente è come non esistesse un posto per le pmi nella mente della politica pugliese. Le questioni di correnti, di organizzazione di partito, di rapporti con gli altri colleghi politici,…il mancato saluto tra gli ex amici, intrighi di Palazzo, costituiscono la totalità delle questioni in campo che occupano i loro pensieri. Pure quando si tratta di perseguitare le virtuose delle orecchiette e i raccoglitori di rifiuti o i proprietari di immobili commerciali e di imporre la tassa di soggiorno o di sradicare ulivi millenari perché malati o nati dove deve essere edificato un “parco” di cemento armato…se ne ricordano. Cioè siamo in piena contrapposizione -se non guerra- tra Istituzioni elette e cittadini e imprese.
Quindi la questione non è quello che avrebbero dovuto fare e non hanno fatto (e non faranno perché non hanno alcuna idea della nostra economia) ma di come faremo noi a sopravvivere nonostante la politica e la sua attività direttamente orientata contro le nostre imprese. La dimostrazione della perniciosità della politica regionale recente sta in Salento e nella Provincia di Foggia letteralmente degradate alla condizione terzomondista in una regione dove il Presidente e la politica è una sola per ogni porzione di regione….quindi deve dedursi che il dinamismo dell’area che va da Cerignola a Brindisi e da Matera al mare è dovuto all’eroismo dei suoi imprenditori (quelli veri, non quelli dipendenti dalla politica) e, molto parzialmente, dall’esistenza di servizi un po’ migliori peraltro per la gran parte ereditati da tempi ormai remoti.
Una delle principali ragioni per cui Hitler ha fatto quella fine terribile portandosi appresso decine di milioni di persone è che nessuno si azzardava a contraddirlo. È possibile che la stessa cosa sia accaduta nel periodo non ancora ultimato della gestione piddina di Bari e della Puglia. La pluralità della guida della Puglia si è probabilmente intrattenuta in autocelebrazioni (che ci deliziano nei pubblici eventi) e a grandi dibattiti all’interno di quelli che gravitano attorno alla spesa pubblica e alle concessioni. Ma loro non sanno che quella non è economia ma altro non è che la sfera della Pubblica Amministrazione allargata. Asfaltare una strada o mettere i fiori in un prato non è aumento di ricchezza ma erogazione di servizi con un costo per il resto della collettività. L’economia vera è altra cosa ed include quelli che producono cose che l’acquirente non ha alcun dovere di acquistare. Quando per esempio Benetton vendeva magliette faceva economia; quando invece ha gestito le autostrade è divenuto una appendice della P.A. sostituendola: vendere una maglietta è creare ricchezza percepire un pedaggio è un costo da ridurre il più possibile (e quindi non deve produrre profitto) per l’economia vera. Così fino a quando gli enti pubblici si occuperanno di acquedotti e fogne, rifiuti e trasporti non faranno economia e non costituiranno creazione di ricchezza ma erogazione di servizi; e ogni euro dato loro in cambio di quei servizi sarà un costo, un appesantimento, una zavorra per l’economia e un freno alla creazione di ricchezza. Certo, i servizi pubblici sono e rimarranno sempre essenziali per i creatori di ricchezza ma se il loro costo fosse -come è- maggiore del vantaggio che producono e maggiore di quello che sarebbe se quei servizi pubblici fossero realizzati da privati in regime di libera concorrenza diverrebbero distruttori -come sono- di ricchezza. Il dovere principale di una gestione pubblica di tali servizi è la perenne riduzione dei loro costi che sono addossati all’economia vera e miglioramento del servizio. Diversamente è -come è- un disastro che porta alla sovietizzazione soft ma progressiva e neanche molto lenta dell’economia. C’è chi sa bene tutto questo e lo vuole. Segnale ne è il disastro nella raccolta dei rifiuti che ha portato a punire il cittadino reo di non rispettare regole nel conferimento dei rifiuti come se quelle regole non fossero -come sono- un grave peggioramento del livello dei servizi; e quindi non solo non andrebbero rispettate perché illegittime ma la Tari andrebbe drasticamente e progressivamente ridotta. E questo è solo un esempio piccolo, piccolo.
Poi c’è la questione pace che domina la politica “parlata” locale. È assolutamente indiscutibile la convergenza unanime verso la pace. Ma parlare di pace sic et simpliciter significa parteggiare per l’uno e non per l’altro dei contendenti laddove la Puglia non solo non ha nessun interesse per favorire l’uno o l’altro (cosa che indirettamente la farebbe divenire belligerante) ma ha interesse a non parteggiare per nessuna guerra puntando ad un mondo più collaborativo e meno competitivo; quindi se una dichiarazione andava fatta sull’argomento andava professata neutralità perenne per le nostre Terre (cominciando con la sua liberazione dalla presenza di armi di distruzione di massa) invitando altre Istituzioni a seguire il nostro esempio. Va introdotto il principio della inviolabilità dei monumenti e dell’ambiente la cui violazione va considerata crimine di guerra.
Serve in sintesi, che si costruisca il pensiero politico di cui è orfano il Pianeta e smettere di imprigionarsi nelle diatribe di cortile che invece oggi sono l’unico argomento che domina la scena.
