Nei pressi di via Sparano seduto e appisolato su una di quelle panchine offertaci dall’Amministrazione comunale in seguito al restauro milionario del nostro salotto cittadino, ho intravisto un uomo di colore, dai capelli bianchi…uno senza fissa dimora. Dormiva in piena mattina nel pieno del traffico. È un fenomeno in rapida crescita che non possiamo attenderci -per la sua dimensione e complessità- venga risolto dall’amministrazione comunale né da quella nazionale.
Mi sono chiesto: chi gli darà mai un alloggio a costui? Se non ha -come certamente non ha- documenti? E se non ha documenti o casa chi saprà mai di una sua malattia o della sua morte? Cosa e come mangia?
Non sembra uno venuto qui per fare attentati perché gli attentatori usualmente hanno mezzi sufficienti; potrebbe essere venuto qui per ragioni politiche o economiche in entrambi i casi se non vogliamo addossarci anche questa spesa si pone un problema umano non da poco di cui porteremmo sulla coscienza gli esiti.
Poniamo che sia venuto per lavorare; cioè per offrire il suo aiuto alla nostra economia per ricavare di che sopravvivere. Che facciamo? gli diciamo no, grazie e lo rimandiamo a casa sua a fare la stessa vita che fa qua? mentre abbiamo bisogno come l’aria di gente che voglia lavorare? La burocrazia ha la risposta pronta ben scolpita nella legge: senza le carte non si può lavorare. Punto. Per avere quelle carte serve tempo, danari, professionalità e competenze. Quando avrai le carte, per legge, avrai diritto a tante cose e quindi il datore di lavoro ha dei doveri corrispondenti che costano cari e quindi non assume o assume un esperto. Risultato: non c’è lavoro.
Non è una cosa civile.
Se l’Occidente vuole mantenere la propria pericolante leadership umana ed economica non può avere un ordinamento che lascia morire di fame al proprio interno, nel bel mezzo dello spreco più offensivo, persone che credono in esso e che chiedono di essere asservite ad esso. Né può lasciarli morire di fame a casa loro uccisi dai loro problemi politici ed economici.
La prevalenza e la funzionalità dell’Occidente si fonda su di una cosa sola: il diritto. Le regole hanno permesso quel mirabile fenomeno che è lo sviluppo così come la mancanza di regole produce miseria e caos. Per regole non si intende l’autoritarismo teutonico fondato sulla legge scritta dal governo di turno; ma quell’insieme di comportamenti condivisi che permette ad ognuno di crescere assieme agli altri lasciando indietro il minor numero di persone. Il rispetto dell’altrui identità e dignità, la sacralità della proprietà, il rispetto degli impegni presi, …sono tutte parti di un Diritto non scritto da nessuno e quindi invisibile, ma condiviso e applicato spontaneamente da tutti e chi fa il furbo viene immediatamente trovato e fermato. Questo insieme di norme non scritte è il Diritto vero; valido e rispettato da sempre e lo sarà per sempre e permette ad una comunità di crescere armoniosamente sempre sotto la vigilanza della popolazione stessa e, per essa, dalla pubblica autorità che ha il compito di stanare chiunque (anche il Presidente o Dittatore) che viola queste regole. Tra esse v’è il diritto di lavorare. Se una persona da sola o sotto la guida di un altro, lavora non deve essere per questo punito; né lui, né il suo datore di lavoro. Questa regola fondante della nostra civiltà incredibilmente viene sistematicamente violata proprio dalla pubblica amministrazione che nel suo sinistro delirio di onnipotenza se la prende con quelli che non hanno santi in Paradiso e li costringe a morie di fame. Ma multare qualcuno sorpreso a lavorare senza assunzione o altro permesso è contro ogni regola civile; al più, si tratta di una evasione fiscale o contributiva da risolvere con versamenti immediati di quanto evaso, ma in nessun caso la sacralità del lavoro può essere violata. COSA ELEMENTARE che però è necessario sottolineare in quanto siamo in mano a burocrati apparentemente privi di anima.
Stessa cosa va detta per i paesi di provenienza di questi disperati. Certamente un piano Mattei pensato per costruire strade e ferrovie in alcuni paesi africani è cosa buona sia e maggiormente per le imprese italiane che percepiranno quei soldi; sia ma in misura minore, per le maestranze locali che coopereranno alla costruzione; sia, ma nel lungo periodo, alla economia locale e alla compagine sociale che utilizzerà quelle infrastrutture. Lo sarà un po’ meno per il contribuente italiano e molto meno per il contribuente lucano e meridionale che non hanno mai avuto quella dotazione infrastrutturale ma, si sa, le cose vanno nel modo più assurdo che si possa immaginare. Ma il punto è: non sono certo le infrastrutture -che pure servono- a fare il progresso ma sono le persone che creano ricchezza!!! non certo le macchine o le strade -che pure aiutano-.
Quindi il nostro diritto del lavoro pensato da sinistra ha fallito nel suo compito di difendere i deboli e quindi va ripensato da destra cioè nella libertà e nel rispetto delle identità e dignità cominciando specie dai più deboli. Come può un giovane o un emigrato che non conosce la lingua e le norme del paese ospitante lavorare se non è libero lavorare? Che senso ha la sacralità del lavoro scolpito al primo articolo della Costituzione se poi è solo la compilazione di una montagna di carte che ti permette di lavorare? A chi giova questa dittatura della burocrazia se i più deboli vengono esclusi dalla economia cui vorrebbero essere utili e devono dormire su una panchina? rimanendo comunque clandestini e senza carte?
Canio Trione
