«Tutto quello che ho ottenuto dall’Onu è stata una scala mobile che si è fermata a metà strada mentre salivo… (Così come) non userò il teleprompter perché non funziona, e chiunque sia responsabile è in grossi guai». Così parlò il Presidente Trump in occasione dell’80ª Assemblea Generale dell’Onu, commentando due piccole disavventure quotidiane. Subito, nel Palazzo di Vetro, tutti si misero a ridere e a battere le mani, come se fosse una gag da avanspettacolo… ma non c’è proprio niente da ridere.
Certo, il tycoon, quando dice che «chiunque è responsabile è in grossi guai», lo afferma sorridendo: la sua mimica non tradisce la realtà, sta scherzando per smorzare i toni. Ma Donald non parla mai a vanvera, anche se questa è l’impressione che dà ai più. Anzi, ogni suo gesto è pensato per mettere sotto pressione l’avversario e ottenere, senza colpo ferire, ciò che si è prefisso fin dall’inizio. E cosa si è proposto rispetto all’Onu? Semplice: smantellarlo, perché ormai è un orpello inutile. Lo dice chiaramente nel passaggio successivo: «L’Onu ha un tremendo potenziale, l’ho sempre detto. Ma non è nemmeno lontanamente vicino a essere all’altezza di quel potenziale»; e ancora: «Ho messo fine a sette guerre, in appena sette mesi. Non era mai successo prima… Sono molto onorato di averlo fatto. Però è un peccato che io abbia dovuto fare queste cose invece che le Nazioni Unite. E purtroppo, in tutti i casi, le Nazioni Unite non hanno nemmeno cercato di aiutarmi in nessuna di queste. Ho posto fine a sette guerre, ho avuto a che fare con i leader di ognuno di questi Paesi e non ho mai ricevuto una telefonata dalle Nazioni Unite che si offrissero di aiutare a finalizzare l’accordo…».
Il sottotesto è evidente: cosa ce ne facciamo di un’organizzazione che non è capace neppure di gestire la ristrutturazione del proprio stabile? E qui la questione si fa ancora più prosaica, visto che il tycoon la mette sul personale: «Dissi che l’avrei fatto per soli 500 milioni di dollari, sarebbe stato bellissimo: pavimenti in marmo invece di terrazze, muri in mogano piuttosto che in plastica, il meglio di tutto. Ma hanno scelto la direzione molto più costosa per un prodotto nettamente inferiore. Infatti hanno speso tra i 2 e i 4 miliardi di dollari e non hanno nemmeno messo i pavimenti di marmo che avevo promesso».
E questa domanda non se la pongono solo gli Stati Uniti – che, insieme alle Potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale, hanno fondato l’Onu e imposto che la sua sede, a differenza della Società delle Nazioni, non fosse più a Ginevra ma a New York – ma soprattutto tutte quelle potenze emergenti che oggi sono escluse, di fatto, dalla stanza dei bottoni: non hanno cioè il potere di veto come Russia, Usa, Cina, Francia e Gran Bretagna.
Se lo chiede, ad esempio, l’India, con un miliardo e mezzo di abitanti e la quarta economia del mondo; così come il Brasile, con i suoi 200 milioni di abitanti e la decima economia globale; e ancor di più la Turchia di Erdogan, che apertamente ha criticato l’Onu dicendo che «l’attuale struttura non è in grado di affrontare le sfide moderne… oltre a non essere in grado neanche di proteggere il proprio personale, come infatti è accaduto in Palestina». Ha poi mostrato la foto delle gambe di un bambino ridotte a pelle e ossa: «Come si può stare in silenzio davanti a questo?», ha aggiunto. «Questo rappresenta il punto più basso dell’umanità. E il genocidio a Gaza viene trasmesso live su media e social media». Poco prima che concludesse il suo intervento, però, il microfono del presidente Recep Tayyip Erdogan si è spento, troncando il finale del discorso nella conferenza di Alto livello sulla Palestina a New York, evento preparatorio all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
C’è chi ha commentato ironicamente sui social che «tanto ripete sempre le stesse frasi da due anni» e che quindi «era inutile farlo continuare, tutti sanno già cosa avrebbe detto»; oppure: «ora magari abbandona le chiacchiere e passa a fare qualcosa di concreto». C’è chi, invece, come i principali media turchi, Yeni Safak e Yeni Akit, ha parlato di «sabotaggio» e di «atto deliberato», compiuto «nell’interesse degli Usa e di Israele», contro un leader che «è stato l’unico a mostrare coraggio nella difesa dei palestinesi» e che ha «sempre sostenuto la prospettiva dei due Stati». Fatto sta che questa chiusura anticipata fa paio con i soli cinque minuti concessi a Erdogan e lo sforamento in scioltezza di Trump di almeno 45 minuti, il quale, come un novello Fidel Castro, ha parlato per un’ora filata, quasi a ribadire, come Alberto Sordi nel Marchese del Grillo: «Io so’ io e voi non siete un c…!».
Ne sa qualcosa anche Macron che, dopo aver lasciato l’assemblea dell’ONU nella quale aveva annunciato il riconoscimento francese dello Stato palestinese, si stava recando in ambasciata quando è stato fermato dalla polizia newyorkese per far passare il corteo di Trump. Allora il piccolo Napoleone ha avuto la brillante idea di chiamare telefonicamente Trump per chiedergli di lasciargli libero il passo. Il tycoon, di tutta risposta, gli ha detto che poteva seguire il suo corteo non appena fosse passato e, non pago, Macron ha chiesto anche al Presidente americano se fosse stato possibile organizzare un incontro a tre tra l’Eliseo, la Casa Bianca e l’Emiro del Qatar Al Thani.
Dunque, è proprio il caso di dire: «errare è umano, ma perseverare è diabolico». E Macron è talmente pieno di sé che sembra non averne mai abbastanza delle figuracce che gli procura Donald, non ultima il due di picche rifilatogli in San Pietro durante le esequie di Papa Francesco, quando con nonchalance gli fu letteralmente soffiata la sedia da sotto il sedere pur di non farlo presenziare al dialogo Trump–Zelensky. Fatto sta che Macron, come un novello Oronzo Canà, un Presidente del Pallone, ha dovuto camminare per le vie di New York per più di trenta minuti prima di rimettersi in macchina e procedere verso l’ambasciata.
Quindi, se chi ha fondato l’Onu si è stufato della stessa, e come loro la stragrande maggioranza dei Paesi che contano, che futuro può avere mai questo consesso? Nessuno! E, a mio avviso, poco male: l’Onu è sempre stata più uno strumento per mantenere lo status quo delle potenze dominanti che per difendere il diritto di tutti i popoli. Il vero problema, però, è che per dare vita a ogni organizzazione similare occorre sempre prima un bagno di sangue e, volenti o nolenti, siamo sempre più vicini a questo Armageddon.
