La telenovela di Gaza

Apriamo i giornali e leggiamo, per prima, Ansa.it del 24 settembre.

Ecco il titolo: “Mossa di Meloni, sì alla Palestina ma a due condizioni. L’opposizione la gela”.

Cominciamo bene! Sarà, forse, una partita a scacchi, di quelle furbe.

Ma siccome si parla di Meloni e Opposizione, allora è certamente una partita a scacchi domestica con sullo sfondo Gaza. Cioè, Gaza non c’entra per niente. E’ una di quelle stranezze tutte italiane, come la teoria DemF (DemFinanza) che sostiene «finché Meloni non si dichiara antifascista, allora è fascista» e «se è fascista non può governare». Secondo questa teoria, dopo la dichiarazione, pretesa tenacemente, la presunta fascista cesserebbe d’essere fascista! Non c’è politica, è solo un indecente continuo battibecco.

Ormai, sotto la foto dello Stivale potremmo scrivere la didascalia: «troppi avvocati, troppo pochi medici».

Traiamo le conseguenze. In Italia, ormai, chi legge è una sparuta minoranza. Fra questa, è mosca bianca chi legge tutto un articolo; la maggioranza dei lettori legge solo il titolo e si fa un’idea del contenuto dell’articolo, di solito errata. Ebbene, un titolo cosi, come quello di Ansa.it, cosa  potrebbe suggerire all’avventizio lettore se non un conflitto insanabile fra Governo e Opposizione? Poi, intellighentia, opinionisti, giornalisti … i media fanno finta di sorprendersi, declamando, come Andrea Scanzi su Nove Tv: «dove stanno questi seminatori di odio? Fate i nomi!». La risposta è, addirittura banale: «Tutti, ormai è questione di stile del fare politica».

Ma vediamo cosa sarebbe successo. A New York, Giorgia Meloni, intervistata in occasione della Assemblea Generale dell’Onu, ha detto: «la maggioranza presenterà in aula una mozione (ndr: che potrebbe coinvolgere tutto il Parlamento) per dire che il riconoscimento della Palestina deve essere subordinato a due condizioni: il rilascio degli ostaggi e l’esclusione di Hamas da qualsiasi dinamica di governo all’interno della Palestina».

Perbacco, questa è la mossa della Meloni!

Infatti, fino a ieri, la Presidente del Consiglio diceva: «Il riconoscimento della Palestina in assenza di uno Stato che abbia i requisiti della sovranità non risolve il problema e non produce risultati tangibili per i palestinesi».

Sono posizioni diverse? Certamente Si.

La prima, nuova, è “pratica”: scomparso Hamas e riconsegnati gli ostaggi, si può riconoscere lo Stato della Palestina. La seconda è “istituzionale”, da governo: non si può riconoscere qualcosa che non c’è; nei confronti di chi si consegnerebbe il “certificato di esistenza in vita”?

Ecco che molti giornalisti, opinionisti e tanti commentatori della intellighentia, interpretano l’intervista a newYork come la prima formalizzazione del Governo della posizione italiana su Gaza. Però, non finisce qui perché il cambio di posizione denuncia una ignominiosa ritirata dell’Italia di fronte al movimento globale ProPal: Flotilla; Assemblea Onu specificatamente sulla guerra a Gaza; oltre 150 Paesi che riconoscono lo Stato di Palestina; le grandi manifestazioni nelle piazze italiane; lo sciopero nazionale del lunedì’ 22 settembre … e così via.   

Che l’Italia sempre più isolata è l’argomento principe della Opposizione, accanto a quello irricevibile della complicità in genocidio con Israele e con Netanyahu. Quest’ultimo è già stato condannato con sentenza della Corte Penale Internazionale dell’Aia; sul suo capo pende un mandato di cattura.

E’ evidente che questa diffusa convinzione della intellighentia che essere soli (loro dicono “isolati”) nel sostenere una tesi sia un fatto negativo mostra un umile allineamento alla visione generale: la intellighentia preferisce l’omologazione ma non dovrebbe, proprio lei, dimenticare che tutti gli innovatori sono stati soli proprio perché erano innovatori. Tuttavia, pur essendo soli sono proprio quelli che hanno impostato la civiltà. Di fronte al fatto, reale e concreto, che non esiste uno Stato da dover riconoscere, ecco la scappatoia di grande rilievo intellettuale: il riconoscimento dello stato di Palestina è un atto simbolico.

Figuriamoci! Ecco perché noi insistiamo nello slogan: “troppi avvocati, troppo pochi medici” (troppa sofisticazione, distinguo e sofismi; poca concretezza). Intanto, Josep Borrell, già figura di spicco della Eu, ha detto: «finora il fatto che la maggior parte degli Stati membri delle Nazioni Unite abbia riconosciuto la Palestina non ha prodotto alcun effetto»

E’ il destino degli atti simbolici.

Dopo aver capito la “mossa” della Meloni, vediamo con quale frigorifero l’opposizione fa fatto il gelo. Ecco la Elly Schlein: «non è il momento di giochi di prestigio e delle prese in giro»; poi, il Giuseppe Conte: «l’ultima ‘trovata di Meloni è un misero espediente che conferma l’ignavia del nostro governo».

Sapete che c’è? C’è bisogno di prendere una bella bibita fresca; perché questo gelo ci mette arsura. Avranno, forse, Schlein e Conte capito il trucco in partita? E’ in questi modi di fare politica e di fare informazione che si annida il seme della diffusa atmosfera di odio popolare.

Ma, il presidente del consiglio italiano ha veramente detto cose diverse?

Guardiamolo dal punto di vista politico.

In ottant’anni segnati da attentati terroristici, da dirottamenti d’aerei, dai disagi e disastri del popolo palestinese, dalle parecchie guerre medio orientali, da rastrellamenti e persecuzioni …. , nessuno dei Paesi al mondo ha fatto mai niente. Oggi, invece, il più insignificante e sperduto Paese del mondo riconosce la Palestina. Solo un cieco, o un complice, non si accorge che si è di fronte ad una telenovela globale, che ha il disastro Gaza solo come sfondo, e che è tenuta in piedi da due fattori: l’ostinazione di Hamas e la detenzione degli ostaggi. Tolti questi due fattori, ecco che la telenovela cessa di esistere perché perde il suo interesse; il problema palestinese tuttavia rimane, come prima. Tolto Hamas e riconsegnati gli ostaggi, il mondo non parlerà più di Palestina. E, allora, ci sarebbe tutto il tempo, con tutta calma, per riconoscere lo Stato della Palestina. In sintesi, la Giorgia Meloni non ha cambiato versione: la versione è la stessa; l’esternazione è diversa.

Come si risolve il problema Palestina? Il ragionamento è banale. Chi ha messo lì gli Ebrei? L’Onu. Ebbene, la palla è in mano all’Onu: avrebbe dovuto, invece che seminare zizzania, far rispettare le sue delibere. Cioè: Formare un esercito internazionale, come già fatto in altre occasioni; Occupare i territori; Costituire democraticamente i due Stati; Avviare i due Stati sulla strada della civiltà; Ritirarsi.

Lo ha fatto? No. Tesi: l’Onu è “nu’ uapp’e cartone”.

E’ Un fantoccio che funziona solo in momenti di pace, proprio quando non serve; proprio come il decantato “diritto internazionale”, di cui l’Onu sarebbe un fattore determinante; del quale tutti si dimenticano quando c’è la guerra. Ora l’Onu è solo un vorace dissipatore di soldi.

Secondo voi, e’ questione di struttura, di organizzazione o di uomini?

Di certo, l’Onu è una organizzazione “convenzionale”, artificiale, perché su poco meno di 200 Paesi, al massimo una decina sono i “grandi elettori”, quelli che contano e decidono.

Antonio Vox

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