Nella seduta di martedì 23 settembre, il Senato con 78 voti favorevoli e 52 contrari, ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega n. 957 recante “ Deleghe al Governo in materia di retribuzione dei lavoratori e di contrattazione collettiva, nonché di procedure di controllo e informazione “… naturalmente ci si riferisce al lavoro dipendente perché quello autonomo (come anche la sinistra ha sempre pensato), semplicemente non è considerato un lavoro, praticamente non esiste come lavoro, e quindi non ha bisogno di tutele e diritti. Laddove la destra è stata votata specie da questa categoria di lavoratori in cerca di rappresentanza e difesa che non hanno mai avuto.
«Il Governo ha inteso promuovere un insieme di misure volte a sostenere la contrattazione collettiva, promuovere la trasparenza salariale e contrastare fenomeni di dumping contrattuale» un po’ più avanti nel comunicato del Senato; «A tal fine, il Ddl intende rafforzare la contrattazione collettiva e stabilire criteri che riconoscano l’applicazione dei trattamenti economici complessivi minimi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente applicati».
La contrattazione collettiva è divenuta utile se non necessaria con l’avvento della grande impresa e delle lavorazioni seriali di cui la catena di montaggio può essere una corretta icona. Applicare poi questi contratti agli artigiani come ai commercianti o contadini è stata una forzatura che ha decretato la fine di milioni di piccole imprese e quindi milioni di disoccupati.
Le grandi imprese però da allora si sono dovute adeguare ai tempi: le lavorazioni ripetitive sono state automatizzate, poi robotizzate fino ad affidarle alle nuove “intelligenze”. Il lavoro è tornato ad essere molto differenziato, molte lavorazioni esternalizzate, si cerca di realizzare prodotti come il mercato richiede e cioè, almeno apparentemente, artigianali. Siamo in una realtà che non ha più niente da condividere con l’idea dei contratti uguali per tutti i lavori, per tutti i lavoratori, per tutte le imprese, per tutti i territoti in cui operano: cioè siamo in un altro mondo.
Però, nel frattempo, le intellighenzie che si occupano di questo tema non se ne sono accorte e sono rimaste preda della idea dei contratti collettivi nazionali e non riescono ad immaginare altro; rifuggono dalla modernità dei contratti individuali o “a progetto ” inventati da Maroni e dal suo staff, fino a vietarli. Addirittura si arriva in questo vero e proprio delirio a preconizzare da parte di certuni un salario minimo nazionale per tutti i lavoratori e per tutte le imprese!!! Risultato: abbiamo una realtà contrattuale fuori dalle realtà aziendali: tutti indistintamente -tranne il sindacato e certi frequentatori di Palazzi- avvertono che serve una rivoluzione e quindi si vota a destra e non ci si iscrive al sindacato.
Le imprese sono tutte diverse, i posti ove esse operano sono tutti diversi, i lavoratori sono tutti diversi e si insiste con l’idea di pagarli secondo un contratto uguale per tutti…e la destra che sarebbe nuova perché è la prima sua volta a palazzo Chigi, la prima presidente donna, votata da gente fortemente indirizzata al futuro e quindi al cambiamento, che dice e vuole fare cose fotocopia della sinistra fino a rafforzare il ruolo del Ccnl!!!!
Come se tutto questo scollamento dalla realtà non bastasse e grazie alle insistenze della sinistra abbiamo ospitato e cerchiamo di valorizzare aspiranti lavoratori extracomunitari che non hanno beneficiato della nostra scuola neanche primaria; cioè non sono in grado di parlare, scrivere ed intendere la nostra lingua; quale può essere la produttività di costoro e quale il costo da sopportare per palliare le deficienze create dall’assenza della formazione financo della scuola primaria? Le imprese devono sostituire spesso i servizi statali fino al punto da insegnare loro la nostra lingua; e se non lo si fa come li si integra? Come possono lavorare produttivamente? Come possono conoscere il lavoro da fare? Le norme sulla sicurezza? Tutto in un momento in cui il mercato pretende un prodotto perfetto ad un prezzo da terzo mondo?
È di assoluta evidenza che gli “esperti” cui si affida il futuro del mercato del lavoro non solo non sono in grado di assicurare la rivoluzione culturale e materiale necessaria ma non hanno una cognizione neanche remota delle condizioni della nostra economia e della nostra manifattura ove la maggioranza degli addetti non è italiana.
Un disastro! Servirebbe un diverso ruolo delle associazioni datoriali……e serve che le associazioni datoriali si accorgano del loro nuovo ruolo che è storico e che nessun altro può assolvere.
Canio Trione
