La Global Sumud Flotilla per Gaza (Gsf, significa “flottiglia mondiale della ferma perseveranza”) è descritta come iniziativa umanitaria del 2025 con l’obiettivo di “rompere il blocco israeliano” e “aprire un corridoio umanitario” di rifornimento di alimenti e medicinali al popolo palestinese. Sembra che sia composta da oltre 50 barche di 44 paesi. Sembra che trasporti oltre 200 tonnellate di derrate alimentari e tanti medicinali; è salpata, dopo qualche vicissitudine, tecnica e meteorologica, dai porti di Spagna, Italia, Tunisia, Grecia, Malesia. Analoghe spedizioni, di minore portata, sono state tentate nel 2008, 2010, 2011, 2015, 2018, ma sono state tutte intercettate da Israele.
Questa iniziativa sembra abbia incassato il sostegno di 15.000 sostenitori iscritti, fra cui attivisti, medici e artisti come, ad esempio, Greta Thunberg, Emergency, Fiorella Mannoia. A bordo, ci sono anche quattro politici italiani: Annalisa Corrado (Eu/Pd), Benedetta Scuderi (Avs), Arturo Scotto (Pd), Marco Croatti (M5S) e Ada Colau (già sindaca di Barcellona) e Mariana Mortágua (Portoghese).
I 5 convogli (spagnolo, italiano, tunisino, greco, malese) sono in mare diretti verso Gaza. Intanto, il consiglio direttivo ha denunciato che la flotta sia stata seguita, in acque internazionali, da un drone; mentre, all’ormeggio di tappa, in Tunisia, due imbarcazioni hanno subito un attacco dall’alto che ha causato incendi, subito domati. La guardia costiera tunisina ha smentito la presenza di droni in azione sul proprio territorio. E’ scattata la reazione: l’Alto commissariato Onu per i diritti umani (Ohchr) e Francesca Albanese, la Relatrice speciale Onu per la Palestina, hanno affermato che ogni tentativo di sabotaggio sarebbe una grave violazione dei principi e del diritto internazionale umanitario. Senza aprire una sterile dibattito sulla utilità e l’efficacia del tentativo di “rompere il blocco israeliano” e dell’ “aprire un corridoio umanitario civile” in zona di guerra, si deve registrare la partecipazione di una grande area di solidarietà. In Italia hanno espresso il loro sostegno alla iniziativa tanti professionisti e opinionisti, l’Unione Sindacale di Base (USB), i lavoratori portuali di Genova (Calp), Giustizia Insieme, Assostampa, Anpi, Cgil, la Federazione Italiana Lavoratori Agroindustriali (Flai), la Filcams, la Fiom, Potere al Popolo, M5s, Pd, Avs, sindaci.
Il primo successo, quello più importante, visibilità e mobilitazione, è stato raggiunto. Infatti, a Genova, il consiglio direttivo, cui partecipano, fra gli altri Greta Thunberg, l’attivista brasiliano Thiago Avila, Maria Elena Delia, dichiara che, in poco più di 5 giorni, sembra siano state raccolte oltre circa 300 tonnellate di derrate e che una fiaccolata di circa 50.000 persone abbia salutato la partenza delle barche dalla Liguria.
Tutto merito della organizzazione “Music for Pace” e dei Camalli genovesi (Calp).
Tuttavia, nonostante questa ampia solidarietà, non si capisce come si possa rompere il blocco israeliano e come si possa aprire un corridoio umanitario civile, non governativo.
Infatti, Itamar Ben-Gvir, Ministro di Israele per la Sicurezza, ha classificato la iniziativa non come umanitaria ma come sostegno a Hamas; il corollario è che essa è una minaccia per la sovranità d’Israele e, perciò, i partecipanti verranno trattati come terroristi; essendo Hamas una organizzazione terroristica che, dice Israele, tiene in ostaggio non solo gli israeliani rapiti il 7 ottobre ma anche il popolo della Palestina. E usa tutti come scudi umani.
Intanto, centinaia si carri armati di IFD (l’esercito Israeliano) sono entrati nella terra di Gaza pr l’atto finale.
Non c’è dubbio che gli equipaggi rischino parecchio se non obbediranno agli alt israeliani, non fosse altro perché quella lì, da quelle parti, non è una guerra normale: sia perché dura da 80 anni, sia per la determinazione dei belligeranti a continuarla all’infinito, e di farla finita con la morte di uno dei due. Allora, la GSF cerca di premunirsi di qualche lasciapassare, questa volta di stampo governativo che sia consolare, diplomatico o internazionale, affidandosi al tanto invocato “diritto internazionale”. Tanti fanno finta di non capire che questo diritto “all over the world” è “a tempo”: vale in tempo di pace; in tempo di guerra, stranamente, si eclissa.
Ma c’è un altro equivoco sommerso: non può apparire a Israele, al cui evidente dispetto nasce questa iniziativa, che una “copertura preventiva” dei governi possa cancellare la definizione di “iniziativa civile”? Questo dubbio non farebbe irritare ulteriormente Israele se già non lo fosse? Quindi è presumibile che i governi potranno intervenire, per aiutare i propri cittadini, solo a cose fatte.
Questa considerazione banale trova la sua conferma nel fatto che la Commissione europea, tramite un suo portavoce, ha negato il supporto di Bruxelles alla missione civile; anzi, ha affermato che “azioni di questo genere rischiano di portare a un’escalation”.
Intanto, fosche nubi si addensano sulla Flotilla.
Una inchiesta de Il Tempo mostrerebbe che Hamas, insieme ad un minestrone di marxismo, islamismo, antisemitismo, organizzazioni filo palestinesi di lotta, una teoria di gente del terrore, sia il promotore della iniziativa Gsf che è descritta da un lato, come spontanea solidarietà, dall’altro, come provocazione.
Il Tempo, pertanto, si becca una querela annunciata che, dice Tommaso Cerno, il Direttore, offrirà l’opportunità per aprire qualche scrigno inconfessabile e svelare ogni indegno retroscena.
Ha suscitato, però, nell’opinione pubblica, non poche perplessità la espulsione dalla missione di Francesca Del Vecchio, giornalista de “La Stampa” (quotidiano non certo di Destra), già calorosamente accolta, accusata, sembra, di aver origliato, prima della partenza da Catania, una riunione dello stato maggiore di GSF che sembra discutesse, fra l’altro, di droni.
In tutto questo bailamme, emerge la figura di Mohammad Hannoun, il presidente della ”Associazione Palestinesi d’Italia”, 63 anni, giordano, fondatore (1994) della “Associazione benefica di solidarietà con il Popolo palestinese”, titolare di un foglio di via (2024) e già inserito (2023), nella blacklist del Dipartimento del Tesoro statunitense perché accusato di finanziare il terrorismo e di promuovere manifestazioni contro Israele.
Ed ecco, così, che si rovista in archivi recenti e viene riesumato un dossier dei servizi (2010) che allertava Casa Bianca, Dipartimento di Stato, tutte la Ambasciate USA in Medio Oriente e il Ministero degli Esteri italiano, sui pericoli di analoga missione in quell’anno. 527 pagine che, fra l’altro, denunciavano che la spedizione d’allora, nel 2010, era stata organizzata dalla Associazione dei Palestinesi in Italia, di Mohammad Hannoun.
Ed ecco che ritorna l’allarme. La “Benevolent association of Solidarity with Palestinian People”, fondata da Hannoun e di base proprio a Genova, è sospettata di essere affiliata ad Hamas, di convogliare fondi per la flottiglia, di finanziare Hamas (oltre $ 4 mln in 10 anni). E si parla anche di stivaggio di pericolose sostanze chimiche, in particolare zolfo. Oggi, sono addirittura allertati il Comando centrale delle Forze Armate Usa, in Florida; il Comando delle Operazioni Speciali in Europa: i governi di Londra, Parigi e Roma.
Insomma, un bel ginepraio.
Siamo curiosi di come andrà a finire questo capitolo della guerra di Gaza. L’unica certezza è che non se ne vede la fine.
Quando l’uomo inizia una guerra sembra che entri in una fase stazionaria da cui sembra impossibile che possa uscire senza prima aver distrutto l’avversario.
