Da molti decenni le campagne salentine sono state in gran parte abbandonate. Conseguenza ne è stata il fiorire di ogni tipo di malattia fino alla nota xylella. Non se ne sono accorti assessori e ministri dell’agricoltura fino a che il problema non è divenuto un disastro…. Adesso una saggia e costosa conduzione di quegli uliveti e in genere di quei terreni risolverebbe ogni cosa ma si è perso quel mestiere e la gente salentina (quando non scappa via o, ancor peggio, non si imbosca in un posto pubblico) preferisce fare il cameriere in un ristorante che coltivare un orto o raccogliere le olive.
Le autorità preposte sentita l’università (anch’essa: dov’era quando i terreni venivano abbandonati?) ha obbligato i contadini ad effettuare alcune operazioni colturali a loro cura e spese per contrastare l’avanzata della xylella…pena la solita salatissima multa. Naturalmente questo è interamente incostituzionale ma lo si fa ugualmente e sono state inviati migliaia di verbali con annesse sanzioni ai contravventori.
Al di là della dubbia legittimità di tutto questo, i burocrati regionali pensano di indurre i contadini a ricominciare a coltivare i loro campi inseguendoli con multe e carabinieri? Che imbecillità è mai questa?
Anche fuori dal Salento i terreni abbandonati aumentano senza che si accenni ad una inversione di tendenza… così il valore di un metro quadro di terreno agricolo incolto è ormai inferiore a quello che paghiamo per un caffè e i signori politici ed esperti regionali e ministeriali dovrebbero chiedersi perché la gente che vende è più numerosa di quella che acquista; e quelli che acquistano non trovano convenienza ad effettuare investimenti. Né si può continuare a far credere che con il Pnrr o altri fondi si possa risolvere nulla se non a rimandare il problema.
Specie alla vigilia delle elezioni regionali la questione doveva essere centrale!!! Ma non c’è una proposta.
L’agricoltura è dominata da una serie di incertezze: a) il prezzo di vendita del prodotto finito è scelto dai compratori o imposto dai “mercati” del terzo mondo quindi lo si conosce solo quando il frutto deve essere venduto perché ormai maturo. b) La legge sulla sicurezza sul lavoro -che è fuori da ogni costituzionalità- apporta immense incertezze e si rischia la galera. c) Il rapporto di lavoro con i dipendenti è totalmente affidato al caso. d) Le maestranze si assottigliano e parlano tutte le lingue dal mondo tranne la nostra: chi deve lavorare al recupero degli ulivati seccati se non abbiamo operai per quelli vivi e vegeti? e) I costi previdenziali, fiscali, burocratici (cioè i doveri) invece sono certi e crescenti… senza accennare al costo dell’energia, alla scarsità di acqua, al caro, (se non mancanza) di meccanici, gommisti, caro fitofarmaci,… come si convince un giovane a entrare in un settore ove i doveri sono certi ma non esistono non solo i diritti ma neanche i profitti. E se i vecchi abbandonano le coltivazioni, i prezzi chi li ferma? E il commercio come può lavorare a prezzi triplicati? E l’industria agroalimentare?
Ma la considerazione maggiore è: così come oggi soffriamo della caduta della natalità di venti anni fa, tra venti anni soffriremo della attuale denatalità… che è crescita zero! come si pensa che abbia senso piantare una pianta o una intera piantagione oggi? Per regalarla a qualche extracomunitario? O abbandonarla?
La situazione è serissima e, se possibile vieppiù aggravata dalla assenza della progettualità politica su cui aprire un dibattito e dalla assenza delle associazioni del settore che non fanno altro che protestare laddove sanno benissimo che i governanti e -ancor più- la maggior parte degli impiegati degli assessorati e dei Ministeri se qualcosa fanno è mettere in ordine le carte!!!!
Canio Trione
