Cos’è la normalità

Verrebbe voglia di chiedere la definizione di normalità ai tanti che ne fanno spesso uso, anzi abuso. Perché il dubbio che potrebbe assalirci è rappresentato dalla facilita con cui riteniamo un modo di essere normale confondendolo invece con ciò a cui siamo abituati.  Un facile esempio potrebbe essere rappresentato dalla descrizione comportamentale di una comunità di imbecilli. In questo caso uno studio statistico compiuto con assidua precisione metterebbe in evidenza la costante presenza di una caratteristica che accomuna la maggior parte dei rappresentanti il campione sottoposto ad analisi, ovvero l’imbecillità. 

Ritenendo tale comportamento normale perché prevalente e soggetto ad assuefazione. In questo studio quindi si potrebbe prevedere che la risultante caratteriale normale del campione preso in esame sarebbe rappresentata dal deficit intellettivo. 

Poco credibile? Non sempre. Alcuni potrebbero pensare ad un accorpamento di materiale umano, capziosamente dislocato in quel dove per confermare i risultati analizzati. Ma se supportati da una indagine statistica con tanto di curva Gaussiana a conferma, con fenomeni dispersivi, si fa per dire, calcolati con deviazione standard, sarebbe difficile negare l’evidenza!

Facile individuare in questi casi invece un abuso concettuale che potrebbe consentire di definire normale un fenomeno che sarebbe corretto definire una abitudine. Applicando indagini statistiche alla diagnostica clinica, per esempio, sono stati creati dei valori di riferimento che corrispondono alla media della popolazione esaminata all’interno di parametri di un massimo ed un minimo. Sappiamo cosi che la maggior parte della popolazione presenta tassi glicemici ematici a digiuno al di sotto di un milligrammo per millilitro, ritenuti quindi valori normali. La normalità del campione esaminato è rappresentata da valori riscontrati nella maggioranza della popolazione esaminata.

Ma la normalità è simile alla media, non uguale, ma anche, essere persona media non significa possedere il carattere di una persona normale. In questa definizione c’è matematica!  Ma se trasferiamo questa indagine sugli studi della ricerca comportamentale, dovremmo chiederci quanto potrebbe essere rappresentativa la veridicità dei risultati ottenuti.

 Perché fenomeni di globalizzazione che sponsorizzano il pensiero unico potrebbero creare il fenomeno della uniformità di pensiero, tanto da rendere inevitabile scambiare un agglomerato di “minus” con una comunità sana, ritenuta normale! Un riscontro non di difficile individuazione soprattutto in questi tempi. 

In tanti seguono pochi smarriti che non sanno dove andare!  Quale normalità potrebbero descrivere ragazzini nati in un territorio di guerra mai conquistato da periodi di pace? Molte manifestazioni di protesta sono ricche di presenze che ricordano i tempi di una volta quando le perpetue assoldate, accompagnavano piangenti il cadavere in processione.

 Qualcuno potrebbe dire che le tante stranezze rappresentano questa normalità, ma vorremmo sperare che possano essere le sempre più numerose normalità ad inquinare le così dette stranezze. La norma è una funzione il cui studio prevede molte variabili.

Ma quando le evidenze sono eclatanti, come nel caso degli imbecilli, prima preso in esame, non serve avvalersi di regole statistiche. L’imbecille in piazza ci va anche da solo, senza conoscerne il motivo!

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