Passate le elezioni toscane, con la riconferma del presidente Giani da parte della coalizione di centrosinistra, c’è chi parla di rinascita del “campo largo” e chi canta il de profundis a Vannacci e alla Lega.
Allo stesso modo, come in precedenza — nelle elezioni della Calabria prima e delle Marche poi — si era parlato, a sproposito, di grande consenso verso il governo di destra “rullo compressore”.
Tutte letture, a mio modesto parere, che lasciano il tempo che trovano e che non sottolineano l’unico vero dato importante e dirompente: la continua emorragia — o, meglio, diserzione — degli elettori dalle urne, cioè da quel gesto più democratico e potente che il sistema ci abbia mai donato, quello di dire la nostra attraverso il voto.
Tuttavia, il continuo trasformismo dei partiti italiani e le palesi — e spesso pesanti — decisioni subite dall’Italia in ambito internazionale hanno fatto sì che il disincanto popolare la facesse da padrone… con tutte le conseguenze del caso, anche in ambito locale.
Nelle Marche, ad esempio, nel 2020 aveva votato il 60% degli elettori; quest’anno solo il 50%. In Toscana, invece, nello stesso periodo temporale, si è passati dal 62% ad appena il 48%. E hai voglia a dire che questo dato non è obiettivo perché nel 2020 ci fu un election day: la verità è che la gente è stufa e disamorata, poiché il sistema è sempre più autoreferenziale, e coloro che oggi vanno a votare, nella stragrande maggioranza dei casi, sono persone iscritte ai partiti o che gravitano intorno ad essi a vario titolo.
Dunque, la morale è che solo i partiti più strutturati ottengono i risultati migliori.
d esempio, se in Calabria già nel 2021 la percentuale era pietosa — aveva votato solo il 44% degli aventi diritto —, nel 2025 la flessione registrata è stata di appena un punto percentuale, perché sono entrati in gioco due fattori: il primo è la questione del tempo — sono passati appena quattro anni dall’elezione di Occhiuto —; il secondo è che la soglia dei soli iscritti ai partiti e di coloro che vi gravitano è ormai quasi stata raggiunta, per cui oltre tale percentuale non si può obiettivamente scendere.
Per farvi comprendere meglio questo discorso, voglio proporvi una riflessione sul numero ufficiale degli iscritti ai partiti italiani nell’anno 2024.
Infatti, l’anno scorso Fratelli d’Italia ha dichiarato di avere 254.000 iscritti; il PD 164.000; il Movimento 5 Stelle e Forza Italia si attestavano su cifre simili, mentre la Lega di Matteo Salvini ne denunciava appena 90.000.
E guarda caso, la posizione dei partiti nei sondaggi rispecchia grosso modo il numero degli iscritti: FdI, che è quello con più adesioni, è primo nei sondaggi e nei risultati; poi vi è il PD, che trova immediatamente dietro di sé, nel “campo largo”, il Movimento 5 Stelle di Conte; così come nel centrodestra è naturale che Forza Italia sia la seconda forza e la Lega la terza.
Dunque, dove sarebbero le novità? Io ci vedo solo piattume: tant’è che anche i risultati di queste regionali non hanno fatto altro che confermare al potere le coalizioni preesistenti.
Se ciò non fosse sufficiente a convincervi della mia tesi, voglio portarvi l’esempio della lista a sostegno di Giani, Casa Riformista, la creatura di Matteo Renzi che altro non è che Italia Viva in chiave civica. Ebbene, Renzi, che su scala nazionale non è strutturato e si attesta intorno al 2%, dietro anche ad Azione di Calenda, in Toscana — dove è realmente radicato e dove risiede il suo potere —, con Casa Riformista ha raccolto l’8,86% dei consensi su scala regionale. Ma nel collegio di Firenze 1, cioè là dove è stato sindaco, raggiunge il 15,25%. Dunque, dov’è la novità?
Allo stesso modo, coloro che cantano la morte della Lega e la fine di Vannacci non tengono conto di due cose: nel settembre 2022 Giorgia Meloni è stata eletta premier e, da quel momento in poi, le cose all’interno del centrodestra italiano si sono letteralmente ribaltate. Le percentuali e le battaglie che erano di Fratelli d’Italia nel 2019 oggi sono della Lega, e quelle che erano della Lega durante il governo giallo-verde oggi sono della Meloni. Dunque non può e non deve stupire il calo del Carroccio, così come il risultato ottenuto anche grazie a Vannacci che, da ex comandante del Col Moschin, in Toscana — dove i paracadutisti non è che siano poi così ben visti (e ve lo dice un ex paracadutista) — non poteva che raccogliere voti laddove i paracadutisti vivono e lavorano. Tant’è che le percentuali migliori si sono registrate nei collegi di Livorno e Pisa, dove la Lega è risultata essere la seconda forza della coalizione che ha sostenuto Alessandro Tomasi, sindaco di Pistoia, subito dopo la schiacciasassi Fratelli d’Italia e davanti ai moderati di Forza Italia.
D’altronde, più di questo cosa poteva fare un militare in Toscana?
Voglio ricordare a tutti che nel 1972 un partito realmente strutturato come il Movimento Sociale segnò il suo più grande risultato candidando un altro insigne militare, l’ammiraglio Gino Birindelli. Ebbene, all’epoca l’MSI–DN registrò l’8,8% dei consensi, cioè la percentuale intorno alla quale, su scala nazionale, oggi si attesta la Lega.
Dunque, nulla di nuovo sotto il sole: i voti, con un tasso d’astensione così alto, non sono altro che il risultato geometrico degli iscritti ai partiti, e nulla più.
Secondo questi commentatori della domenica, perché il risultato della Lega sarebbe un disastro se il sistema è rimasto fluido — tanto per Renzi quanto per Conte, così come per Forza Italia, e come lo sarà anche per la Meloni in futuro?
Queste analisi farlocche sono il risultato della partigianeria e della tifoseria della stragrande maggioranza dei giornali, che hanno stancato e disinnamorato gli elettori. Perché, è proprio vero che ogni cosa ha un suo limite, e qui la misura è davvero colma.
La Schlein, che parla di risultato eclatante del PD, ha notato che il suo partito in Toscana ha preso lo stesso identico risultato del 2020? Cioè il 34,43% di domenica contro il 34,69% di cinque anni fa?
E perché le piazze pro-Pal non hanno portato nulla al PD e al M5S?
Semplice: perché se sali sulle navi della flotilla e poi, una volta arrestato dagli israeliani, sei il primo a ripartire lasciando gli altri tuoi connazionali lì, non puoi aspettarti che le piazze ti votino. No, davvero.
Ed infatti, ad avvantaggiarsene in Toscana, è stata la lista Toscana Rossa, con il 4,51% conseguito grazie all’unione di Potere al Popolo (0,7% nei sondaggi) e Rifondazione Comunista (0,5% nei sondaggi), entrambe protagoniste nelle manifestazioni di piazza e nella richiesta alla CPI di iscrivere la Meloni e alcuni suoi ministri nella lista dei criminali da perseguire per complicità con il governo di Netanyahu.
Ma se anche queste formazioni dovessero tradire il proprio elettorato realizzando l’esatto opposto di quanto predicato, farebbero la stessa fine dei loro blasonati predecessori. Perché, fino a prova contraria, la coerenza in politica non solo paga, ma fa bene pure alla partecipazione popolare.
