I funerali della ex Banca Popolare di Bari

Nell’Editoriale del 10.10.2025 di PoliticalTV, Canio Trione, direttore editoriale della casa editrice LA CITTA’ srl, titolare di ben 7 testate, ha posto, al centro del suo commento, il caso della ex Banca Popolare di Bari.

Il Direttore informa, per chi non l’avesse ancora saputo, che sta per scomparire l’ultima grande banca del Mezzogiorno d’Italia.

Le grandi banche del Mezzogiorno erano tre: il Banco di Sicilia, il Banco di Napoli e la Banca Popolare di Bari.

Ecco cosa è successo:

* Il Banco di Sicilia, storica banca italiana, è stata assorbita, in un primo momento, da diversi istituti finanziari e, poi, nel 2010, è finita nel gruppo UniCredit di Milano.  

* Il Banco di Napoli, altra banca storica italiana, è stata acquistata nel 2002 dal  gruppo Sanpaolo IMI ed è finita, nel 2017, nel gruppo Intesa Sanpaolo di Torino.

* La Banca Popolare di Bari, acquisita nel 2019 dal Mediocredito Centrale – Banca del Mezzogiorno, controllato da Invitalia, per finire, nel 2021, nel Gruppo bancario Mediocredito Centrale (MCC), controllato da Invitalia e dal MEF, con il nome di BdM Banca. In effetti, quindi, non sta per scomparire; è già scomparsa!

Che strano! Milano e Torino, finora;  forse, questa è la volta buona di Siena, dal momento che Giancarlo Giorgetti ha dichiarato che la ex Banca Popolare di Bari sarà messa sul mercato. Infatti, tutto fa pensare che il destinatario finale non sarà il migliore offerente, ma il vincitore di giochi di potere.    

Queste tre banche erano immerse, una volta, in un ricco tessuto di piccoli istituti di credito a valenza territoriale, gestiti localmente, costruiti con l’iniziativa, la fatica, il lavoro e la buona volontà della gente del posto: imprenditori, artigiani, operai, risparmiatori della comunità. Per fare una semplice similitudine, che però non è banale, il Mezzogiorno d’Italia appariva come un esteso paese dove si ergevano tre alti grattacieli e tantissime villette. Identità, spirito di solidarietà e convivenza, dignità erano il profumo che si respirava. Non è rimasto più nulla. Tutto dissolto: non solo l’intrinseco valore dei beni laboriosamente costruiti dalla gente, ma anche il profumo della terra. Il rigoglioso bosco degli istituti di credito, grandi e piccoli, è stato trattato con il diserbante!

Già, ma cosa è questo diserbante?

Giacché le cose debbono essere fatte per bene, che c’è di meglio di un sistema “bancario” ad hoc di norme e procedure tecnico amministrative per dissolvere impunemente quanto laboriosamente costruito? Di fonte alla norma e alla procedura la gente è del tutto impotente; oltre ad essere praticamente disinformata e facilmente tenuta nell’ignoranza. Che, poi, queste norme e procedure non passino dal Parlamento e ledano i diritti naturali della gente, ma chi volete che se ne accorga? Non se ne accorgono, o non se ne vogliono accorgere, nemmeno i nostri distratti politici, tutti in altre faccende affaccendati. E’ una lotta impari. Vi ricordate la recente frase accusatoria di Papa Leone XIV? Dice: “la fame come arma di guerra”. Qui il tema è analogo: “la norma come arma di dominio sui popoli”. Attenzione! Non vale solo per il sistema bancario.

Quindi, per carità, non parliamo di democrazia e liberalismo!

Ebbene, queste norme e procedure, redatte da chi non si sa chi sia, agevolano l’etichettare una banca con ”disastro finanziario”, “problemi strutturali”, “problemi di gestione” … e il gioco è fatto!

Eppure i problemi strutturali sono di ordine organizzativo; quelli di carattere gestionale sono di ordine manageriale: quindi tutti facilmente ricoverabili.

Quelli di carattere finanziario, si rivelano, alla prova dei fatti, falsi perché normativi e non  sostanziali: Ad esempio, il fallimento delle imprese è descritto dalla precisa condizione di non potere più operare per mancanza di liquidità; quello delle banche, no.

Allora, va presa con molta diffidenza e cautela la recente dichiarazione del  Ministro Giancarlo Giorgetti che, al termine della conferenza stampa sulla Legge di Bilancio 2026, riferendosi alla ex BPB, dice: “una banca che prima era scassata e ora fa utili”. Ma scassata come? Come mai nulla si è fatto per gli eventuali problemi strutturali e gestionali? Se se ci fosse stato bisogno di un intervento finanziario, nessuna briciola è caduta dalla messe di quei soldi distribuiti dalla BCE? Sono forse andati a qualcuno più fortunato e raccomandato?

Ma se si approfondissero, appena un po’, le questioni per rimanere stupefatti e sbalorditi. Ma non possiamo, in un articolo, entrare in questioni tecniche.

E’ sintomatico, però, osservare che il funerale della Banca Popolare di Bari si consuma anche nelle aule della Giustizia. Questa è una tecnica consumata. Ci sono ben 88 indagati per una truffa di € 8 mln perché la Banca non avrebbe fornito a clienti investitori notizie appropriate su prodotti finanziari ad alto rischio! IN verità, comportamenti praticati da tutte le banche.

Tutto quando descritto, però, avrebbe potuto giustificare un intervento di risanamento della Banca, giammai la scomparsa della Banca Popolare di Bari. Il fatto saliente è che l’istituto, con tutti i suoi asset, è passato di mano lasciando esterrefatti ben 70.000 piccoli risparmiatori che non sanno a chi votarsi per aver perduto, quella piccola proprietà privata, per loro significativa, costituita dalle azioni. Sembrava una collocazione sicura per i propri risparmi: ora chi comprerà più azione delle Banche SpA?

Ma, oltre gl azionisti, subira le pene dell’inferno, il 20% del personale perché sarà licenziato.

In verità, tutto ciò ha poca importanza, perché quello che conta è il processo di concentrazione in atto. Questo processo, che non riguarda solo il settore bancario, va avanti spedito, prepotentemente, travolgendo tutto come uno tsunami. Per di più, è un fenomeno che attraversa tutti i governi, non importa di che colore siano; e tutti i Partiti. E’ un nuovo ordine socio economico.

Basti pensare a come sia molto più agevole dominare pochi presidenti piuttosto che una moltitudine di imprenditori liberi.

Alla fine, ci saranno solo tre grossi poli bancari. Ciò significa che si avrà uno stringente monopolio; che il danaro non apparterrà più al singolo: infatti i conti correnti sono già a libero accesso della Pubblica Amministrazione, in particolare della Esattoria; la moneta diventerà del tutto elettronica e virtuale per uno puntuale controllo dell’Individuo; scomparirà del tutto la privacy; l’omologazione sarà la norma; la discriminazione fra chi gestisce e chi viene gestito diventerà il timbro della società civile di domani: da un lato il potere della burocrazia fatta sistema, dall’altro non una comunità di Persone ma tanti individui sparpagliati identificati da un codice alfanumerico. Il tutto immerso in un sistema tecnologico che non lascia scampo né rifugio.

Con buona pace della Democrazia e delle Libertà.

Se la società diventa sempre più violenta, è perché ha la necessità di sfogare il disagio, ancora non consapevole, procurato da questa dittatura di norme e procedure.

Quale è il problema? E’ che la gente è convinta che la norma e la procedura sia comunque giusta; anche se lede i diritti naturali e costituzionali.

Ecco, serve che quella massa di individui inconsapevoli, acquisisca la consapevolezza di coltivare un pensiero malato e diventi forza; perché il funerale della ex Banca Popolare di Bari non diventi anche il funerale della Identità e della Libertà.

La denuncia del direttore Canio Trione è solo la punta dell’iceberg ma molto indicativa per scoprire cosa ci sia sotto il pelo dell’acqua.

Antonio Vox

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