La benzina del futuro la coltiveremo da soli. Tornano di moda i bio-carburanti

Senza bisogno di consultarci ci sono arrivati da soli! La ovvietà della soluzione alla questione dell’inquinamento prodotto dall’automotive ha travolto la Commissione europea e leggiamo dalla Stampa del 21 ottobre che la Commissione ha condiviso la proposta del maggiore utilizzo del carburante “alternativo” o “bio” o in qualunque altro modo si voglia chiamare quello “inventato” ed introdotto da Raoul Gardini e da noi incondizionatamente condiviso fin dagli anni ottanta.

 Naturalmente gli europeisti di Bruxelles trovano il modo per dividersi su quale tipo di carburante bio favorire come fossero loro a decidere quale fabbrica debba arricchirsi… o forse è proprio questa la questione secondo loro…perché l’Europa Unita questo è!!! lasciando fuori dalle stanze dei bottoni le Pmi che, nostro tramite, hanno sempre modestamente e sommessamente indicato in questo settore il futuro “sostenibile” (così si dice oggi) dell’automotive. In questi passati quaranta anni si sarebbe potuto lasciare che il mercato spontaneamente si organizzasse come aveva cominciato a fare specie dopo il crollo della Ferruzzi (a proposito: chi se ne ricorda? Come mai nessuno si chiede cosa accadde in quei giorni bui della nostra economia? Che fine hanno fatto quelle imprese e le altre piccole e medie che operavano in tutta Italia?) per creare un tessuto di piccole imprese che avrebbero costituito il fondamento di un settore risolutivo della questione ambientale e di quella agricola.

Ancora adesso che Italia e Germania in un momento di imprevedibile resipiscenza, sembrano sostenere questa nostra opzione sanno cosa stanno dicendo? oppure siamo alle solite multinazionali che andranno a sfruttare immense superfici agricole in Africa per far andare i nostri motori a spese dell’agricoltura africana??? laddove adesso sarebbe il momento di liberalizzare il settore di questi carburanti per ri-conentire l’insediamento di fabbriche che producano biocarburanti con l’impiego di derrate agricole in sovraproduzione: cioè liberamente!!! Per dirla in altro modo: quando dovesse esistere una produzione agricola in eccesso rispetto alla domanda e quindi con prezzi sotto ogni decenza e remuneratività l’agricoltore saprebbe di avere un luogo e un settore cui conferire il prodotto in eccesso e non lasciarlo marcire nei campi o deprimerne le quotazioni. Questa valvola di sfogo “automatica” e cioè di mercato permetterebbe all’intero settore agricolo nazionale e mondiale di tornare più “normale” senza il ricorso alla famigerata Pac degli anni sessanta e seguenti decenni che produsse immense riserve di prodotti invendibili e quindi distrutti (una delle tante fesserie europeistiche di cui però nessuno ricorda più nulla e quindi nessuno ha imparato nulla). Inoltre importanti superfici potrebbero essere recuperate alle coltivazioni tonificando occupazione e reddito.

 Siamo certi che tanta complessità nessuno è in grado di comprenderla e quindi avremo una diatriba tra multinazionali che cercheranno di far favorire la tecnologia di cui dispone ognuna di loro; tecnologia che, siccome è “grande”, certamente produrrà danni ambientali da un’altra parte che non nelle nostre città! Cioè stanno preparando un nuovo fallimento della politica europea come è stato un fallimento l’auto elettrica, il riarmo recentemente abbracciato, l’euro, senza parlare della salute,..! tutto ciò conferma che la impresa grande per ciò stesso è come il letame: rende sgradevole ogni cosa che tocca!! sotterrando così definitivamente ogni credibilità dell’Europa e il sogno europeistico che o sarà piccolo industriale o non sarà!

 Qualcuno spieghi al governo quello che il fallimento dell’Europa tecnocratica insegna e cioè che la parola d’ordine per dare un senso “borghese” alla destra è liberalizzare, non statalizzare! via gli obblighi inutili, la fiscalità che non fa nascere e crescere le imprese, i contratti di lavoro sballati, le multe killer, i controlli asfissianti,…….

 

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