“Regola suprema, nella Chiesa, è l’amore: nessuno è chiamato a comandare”

La Messa a San Pietro dopo il Sinodo mondiale voluto da Bergoglio. Il Papa dice no a fare “leva sul proprio ruolo per esercitare il potere e occupare spazi” e manda un messaggio a progressisti e conservatori, culture e sensibilità diverse: “Tutti dobbiamo reciprocamente ascoltarci”. Il Papa incoraggia a “sognare e costruire una Chiesa umile, che non sta dritta trionfante ma si abbassa per lavare i piedi dell’umanità“.

“Regola suprema, nella Chiesa, è l’amore – ha detto il Pontefice – nessuno è chiamato a comandare, tutti sono chiamati a servire; nessuno deve imporre le proprie idee, tutti dobbiamo reciprocamente ascoltarci; nessuno è escluso, tutti siamo chiamati a partecipare; nessuno possiede la verità tutta intera, tutti dobbiamo umilmente cercarla, e cercarla insieme“, sottolinea Papa Leone che riprende le parole di don Tonino Bello che invocando la Vergine affermava: “Aiuta le nostre Chiese a superare le divisioni interne. Intervieni quando nel loro grembo serpeggia il demone della discordia. Spegni i focolai delle fazioni. Ricomponi le reciproche contese. Stempera le loro rivalità. Fermale quando decidono di mettersi in proprio, trascurando la convergenza su progetti comuni“

Papa Leone XIV all’Angelus: “Prosegue incessante la nostra preghiera per la pace particolarmente mediante la recita comunitaria del Santo Rosario. Contemplando i misteri di Cristo insieme alla Vergine Maria facciamo nostra la sofferenza e la speranza dei bambini, delle madri, dei padri, degli anziani vittime della guerra. E da queste intercessioni del cuore nascono tanti gesti di carità evangelica, di vicinanza concreta, di solidarietà. A tutti coloro che ogni giorno, con fiduciosa perseveranza, portano avanti questo impegno, ripeto: Beati gli operatori di pace!“.

Nei giorni in cui si svolge il Giubileo delle equipe sinodali, arrivate dai cinque continenti, papa Leone definisce sempre più il suo pensiero programmatico sulla Chiesa sinodale che ha in mente con parole che riecheggiano direttive che furono già di Francesco e che forniscono la road map dei passi futuri. “No ai personalismi che impediscono relazioni autentiche” e alla “pretesa di essere migliori degli altri, come fa il fariseo col pubblicano, creando divisione e trasformando la comunità in un luogo giudicante ed escludente”, è il pensiero del Pontefice.

Ecco il ruolo che hanno le equipe sinodali ma in realtà anche tutti gli organismi ecclesiali al lavoro in un percorso avviato da Francesco e che, come emerge sempre più, Leone è intenzionato a mantenere se non addirittura a rilanciare. “Le équipe sinodali e gli organi di partecipazione – spiega – sono immagine di questa Chiesa” fatta di “ascolto e dialogo: aiutateci ad allargare lo spazio ecclesiale perché esso diventi collegiale e accogliente“. “Dobbiamo sognare una Chiesa che si fa luogo ospitale per tutti e per ciascuno – invoca Prevost – che non si chiude in sé stessa. Impegniamoci a costruire una Chiesa tutta sinodale, tutta ministeriale, tutta attratta da Cristo e perciò protesa al servizio del mondo“.

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