Perché gli ignoranti pensano di avere sempre ragione?

Tutti parlano dicono dibattono, replicano, discutono e su ogni tema e argomento ma… quanti sarebbero in grado di …

Un approfondimento scientifico: l’effetto Dunning-Kruger.

Si tratta di un pregiudizio (un bias) cognitivo, un fenomeno psicologico che si manifesta quando alcune persone, erroneamente perché dotate di competenze limitate, sovrastimano e sopravvalutano le proprie conoscenze, abilità e capacità in un determinato campo, ritenendole molto più elevate e profonde, ritengono di essere loro, di conseguenza, più competenti di quanto siano in realtà. 

Proviamo ad analizzare l’effetto di Dunning-Kruger e capirlo insieme.

Il concetto dell’effetto prende il nome dai dai due psicologi sociali David Dunning e Justin Kruger che lo formularono nel 1999, sulla base di una serie di studi definendolo come una “distorsione cognitiva ipotetica, a causa della quale individui poco esperti in un campo tendono a sopravvalutare le proprie abilità”.

Da questa definizione si evincono due importanti aspetti: la prima è che spesso ci si crede migliori in qualcosa rispetto a ciò che siamo realmente; la seconda è che allo stesso tempo la sovrastima ci impedisce di vedere questa “incompetenza”. 

Ciò è dovuto al fatto che esiste una mancanza di consapevolezza di sé talmente forte, che gli impedisce di valutare adeguatamente le proprie competenze.

L’effetto Dunning-Kruger è un bias cognitivo molto comune per cui le persone con capacità cognitive e intellettuali limitate tendono (in media, ma non in tutti i casi) a sovrastimare le proprie capacità e conduce il più delle volte a un eccesso di fiducia in sé stessi, per cui trovano difficile riconoscere la propria inadeguatezza, nonostante la mancanza di competenze reali. 

In un testo del 2021 dello psicologo Adam Grant si può leggere che l’effetto Dunning-Kruger può avere conseguenze soprattutto sull’autostima: chi ne è “vittima” può presentare problematiche narcisistiche, come anche distorsione della realtà e della personalità.

Questo pregiudizio cognitivo, questo atteggiamento non solo ostacola la crescita personale, ma può anche compromettere le relazioni interpersonali e professionali, infatti, riesce ad influire sul modo in cui percepiamo e gestiamo il nostro successo o insuccesso, soprattutto in rapporto con gli altri.

In alcuni libri, come in quello scritto da Falchi e Carmignani nel 2020, si può leggere che la scarsa valutazione delle competenze, sempre generata dell’effetto Dunning-Kruger, favorisce l’insorgere dei conflitti tende a creare problemi relazionali, anche nella vita di tutti i giorni, compreso il lavoro, dovuti al soprattutto al mancato riconoscimento del merito di chi possiede realmente le competenze e le capacità per svolgere un compito. 

La sovrastima delle proprie capacità facilita decisioni sbagliate, portando a commettere errori e anche a danni concreti.

Le persone che soffrono di questo pregiudizio cognitivo spesso sono portaporta spesso impongono le proprie opinioni come verità assolute, considerando gli altri come ignoranti e incompetenti, anche quando non lo sono. 

Quindi, siamo di fronte a persone incompetenti, o carenti in alcuni ambiti, che si dimostrano estremamente supponenti e sicuri di sapere qualsiasi cosa. 

L’effetto Dunning-Kruger si nutre, per così dire, di questa mancanza di consapevolezza, oltre che di questa “superbia intellettuale” un fatto che accade sia in ambito pubblico e politico ma, anche nel mondo sociale e culturale come docenti, filosofia, filologi, storici, studiosi soprattutto classici e umanistici.

Spesso, chi mostra una sicurezza incrollabile nelle proprie opinioni non è necessariamente il più competente, al contrario, questa convinzione può celare una superficialità che impedisce una comprensione profonda degli argomenti trattati: si crede di sapere tutto e si rifiutano punti di vista alternativi.

Le ragioni dietro l’effetto Dunning-Kruger possono includere la mancanza di consapevolezza delle proprie lacune, la difficoltà nel valutare le proprie competenze e la mancanza di esperienza nel campo specifico, che può arrivare alla persistenza dell’illusione anche di fronte a evidenze, concrete e contrarie, provenienti dalla realtà esterna come può essere un consiglio o un feedback. 

L’effetto Dunning-Kruger pone le sue radici proprio dalla mancanza di autoconsapevolezza, dalla assenza di “metacognizione” che impedisce una valutazione oggettiva delle proprie capacità, di riflettere sui propri processi mentali e di apprendimento. 

La metacognizione è: la consapevolezza e il controllo che un individuo ha sui propri processi cognitivi, come la memoria, l’attenzione e la comprensione.

Questa abilità permette di valutare e regolare le proprie strategie di pensiero, facilita un apprendimento più efficace e una maggiore capacità di adattamento.

Questo fenomeno sottolinea l’importanza dell’autovalutazione realistica, del riconoscere la propria incompetenza e dell’apertura all’apprendimento per la crescita personale.

Anche Shakespeare sosteneva che il saggio sa di essere stupido e lo stupido, invece, crede di essere saggio;

Dunning e Kruger cercarono, inoltre, di spiegare l’origine di questo fenomeno. 

Essi sostennero che il bias cognitivo in questione si genera poiché non è possibile, se non si possiede la consapevolezza di quale possa essere il modo corretto per poterla svolgere, rendersi conto che si sta facendo male qualcosa.

Quindi, le persone inesperte tenderebbero a sovrastimare il proprio livello di abilità, perché non si renderebbero conto dell’effettiva capacità degli altri, non sono consci della propria inadeguatezza e, anche qualora ricevessero un addestramento per l’attività in questione, non riconoscerebbero la loro precedente mancanza di capacità.

Sulla base di questo Dunning ha proposto di equiparare questo effetto alla “anosognosìa” che è un disturbo neuropsicologico in cui un paziente non è consapevole di avere un deficit neurologico o neuropsicologico.

Nel 2000 Dunning e Kruger hanno ricevuto il premio Ig Nobel per la psicologia per il loro saggio “Unskilled and Unaware of It” (“Incapace e inconsapevole di ciò”). 

Cosa riesce a rendere attuale Socrate nella nostra società, perché continuare a citarlo? 

Una delle citazioni più attuali di sempre: 

“Io so di non sapere”.

La si sente spesso, anche troppo, senza riflettere troppo sul significato profondo, che vuole essere la chiave di una crescita personale e di spinta per un miglioramento culturale continuo. 

Essere consapevoli di non sapere!

Socrate, nella consolidata e consapevole grandezza dei suoi mezzi, non si è mai sentito il migliore, è stato in grado di andare oltre questo pregiudizio cognitivo in ogni sua fase, così da avere stimoli per continuare a imparare.

La lungimiranza e la costante attualità di questo concetto deve arrivare sino a noi: prendere coscienza dei propri limiti e provare a superarli. 

La costante voglia di migliorarsi può nascere da esigenze personali e/o dalla consapevolezza di una mancanza, la cognizione di non sapere può diventare il motivo principale del desiderio di conoscenza.

In definitiva mentre nelle persone inesperte la convinzione di essere competenti può persistere e confermare la tendenza a sottovalutare le capacità degli esperti e la difficoltà dei compiti: considerando semplici attività che in realtà richiedono competenze avanzate, al contrario, chi è realmente competente tende a sottostimare le proprie abilità, ritenendo che ciò che è facile per sé lo sia anche per gli altri.

In poche parole, chi meno sa è convinto di sapere ne di più, mentre che più sa è certo del contrario.

In altre parole, le persone meno competenti tendono a sopravvalutare le proprie capacità, mentre coloro che sono più competenti possono avere una tendenza a sottostimarle.

I due ricercatori però, alla fine degli esperimenti, sostennero che le persone, frequentemente, mostrano una mancanza di consapevolezza della propria incompetenza, tendono ad ignorare la competenza degli altri e non riescono a valutare adeguatamente il proprio livello di incompetenza in un dato ambito, ma, se migliorano la propria competenza, diventano in grado di riconoscere e accettare quanto fossero stati incompetenti in precedenza.

L’effetto Dunning-Kruger è solitamente illustrato con un diagramma, a forma di U invertita “la curva di Dunning-Kruger”, questa indica che le persone con bassa competenza e quelle con competenza elevata possono entrambe avere una visione distorta delle proprie abilità.

Il grafico mostra una iniziale salita esponenziale che corrisponde ad un picco di sopravvalutazione delle proprie competenze connesse a una inadeguata conoscenza della materia, in questa fase, gli individui potrebbero non essere consapevoli della loro inadeguatezza a causa della scarsità di conoscenze o esperienze.

Secondo i socio-psicologi, questo accade perché, per riconoscere i propri limiti in un certo campo, bisogna possedere almeno una competenza di base in quell’ambito. 

Coloro che non raggiungono questa soglia minima non sono consapevoli delle proprie mancanze e quindi tendono e continuano a pensare di essere più competenti di quanto non siano in realtà.

L’andamento della curva ci mostra, paradossalmente, che man mano che diventiamo più competenti ci rendiamo conto più facilmente dei nostri limiti o delle nostre mancanze (grazie alla conoscenza approfondita di un tema tendiamo infatti a sviluppare alcune abilità cognitive che ci permettono di accorgercene) e quindi, all’aumentare della conoscenza, diminuirà la fiducia in noi stessi. 

Perciò, chi ha una conoscenza media della tematica, penserà di non avere le competenze adeguate ad affrontarla.

Durante la fase definita “valle dell’umiltà”, le persone iniziano a prendere coscienza delle proprie mancanze, portando riflessione sul proprio livello di “confidenza eccessivo”. 

Questo può essere visto come un periodo di crescita sia personale che spinge ad acquisire nuove competenze.

Superati questi due aspetti dannosi e opposti, si arriva allo stadio finale: 

la fase della “salita della saggezza”, l’individuo sviluppa una maggiore competenza e la fiducia, in sé stessi e nei propri mezzi, comincia a risalire, supportati da un’analisi più realistica delle proprie conoscenze e abilità, una conoscenza approfondita della materia che comporta una fiducia adeguata.

Infine, nella “pianura della competenza”, la persona ha una comprensione chiara e maggiormente realistica delle proprie abilità.

È fondamentale notare che questo processo illustra una tendenza generale piuttosto che una regola fissa. 

Non tutti coloro che sono alle prime armi in un campo hanno una visione gonfiata delle proprie competenze, così come non tutti gli esperti tendono a sottovalutarsi.

La psicologia sociale e alcuni studi, come quelli condotti dagli psicologi Marian Krak e Andreas Ortman dell’Università di Berlino, hanno evidenziato aspetti interessanti. 

Prima di tutto che gli ultracrepidari (persone che esprimono opinioni su argomenti di cui non hanno alcuna competenza o esperienza) possono addirittura arrivare a ricoprire posizioni di potere.

Nella nostra società, infatti, alcune persone occupano posizioni per le quali non hanno assolutamente competenze sufficienti. 

Eppure, grazie alla loro esagerata autostima e all’atteggiamento estroverso e risoluto che sfoggiano, possono raggiungere posizioni che altri più qualificati non ottengono.

Combattere l’effetto Dunning-Kruger richiede consapevolezza, capacità di autovalutazione e un impegno attivo nell’apprendimento e nell’auto-miglioramento. 

Riconoscere che l’effetto Dunning-Kruger esiste è il primo passo, essere consapevoli di questa tendenza può aiutare a evitare le trappole dell’autovalutazione inaccurata.

Ecco alcuni suggerimenti per sviluppare consapevolezza del problema:

Accettare feedback e critiche costruttive, utilizzarle per migliorarsi e per ottenere una prospettiva esterna sulla propria competenza. 

Investire nel proprio apprendimento e acquisire conoscenze specifiche su un argomento può contribuire a migliorare la competenza. 

Mantenere sempre un certo grado di umiltà, accettare che nessuno può sapere tutto su tutto. 

Mantenere un atteggiamento umile permette di riconoscere la vastità delle conoscenze disponibili.

Essere disposti a cambiare opinione sulla base di nuove informazioni ed essere disposti a rivedere le proprie idee quando emergono dati contrari è un segno di maturità intellettuale.

Accettare di lavorare in team e ascoltare le opinioni di chi ha più esperienza, coinvolgere e chiedere aiuto professionale a persone più esperte. 

Mantenere una mentalità aperta e curiosa consente di continuare a imparare. 

Essere affamati di conoscenza può contrastare l’atteggiamento compiacente derivante dall’effetto Dunning-Kruger.

Sviluppare l’autoconsapevolezza e imparare a riflettere in modo critico su sé stessi, autovalutandosi riconoscendo i propri limiti e punti di forza.

Ciò che affascina di questo effetto è anche l’altro lato della medaglia, infatti esiste, anche se meno diffusa, la sindrome dell’impostore, o “Impostor Syndrome”, che è il fenomeno psicologico in cui un individuo, nonostante il raggiungimento di successi, competenze e risultati evidenti, vive con un costante senso di inadeguatezza, di non essere all’altezza delle aspettative altrui, e continuando a dubitare delle proprie capacità.

Queste persone spesso vivono con l’ansia e lo stress di essere scoperte come fraudolente e con la costante paura di essere un “impostore”, pensano che gli altri alla fine riconosceranno la loro presunta mancanza di merito. e arrivano addirittura di essere stati erroneamente valutati come competenti.

Chi soffre di questa sindrome attribuisce i propri successi a fattori esterni come la fortuna, circostanze o fattori favorevoli, piuttosto che al merito personale, per via del talento e dell’impegno ealle proprie abilità o competenze,.

La sindrome dell’impostore è stata descritta per la prima volta a fine anni ‘70 dalle psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes e si posiziona come l’esatto opposto dell’effetto Dunning-Kruger, cioè mentre in quest’ultimo si ha una sovrastima delle proprie abilità, nella sindrome dell’impostore si ha una sottostima delle competenze reali.

Spiegato in parole più semplici, la sindrome dell’impostore ci rende più insicuri pur possedendo maggiori competenze di altri che, invece, si sentono più bravi di noi.

Questo porta a un senso di alienazione, isolamento e a un limitarsi nell’affrontare nuove sfide, nella paura di essere esposti come “imbroglioni”.

Entrambi i fenomeni illustrano la complessità della percezione di sé e delle abilità, evidenziando come la nostra valutazione personale possa essere distorta da vari fattori psicologici 

Le conseguenze di simili effetti sono evidenti innanzitutto sul profilo dell’autostima: chi patisce di un effetto Dunning-Kruger può avere problematiche narcisistiche, se non addirittura di distorsione della realtà e della personalità. 

L’effetto Dunning-Kruger, così come la sindrome dell’impostore, influiscono cioè sul modo in cui una persona percepisce e gestisce il proprio successo o insuccesso, specie in rapporto agli altri.

In entrambi i casi, in definitiva, questi fenomeni influiscono sulle relazioni personali e professionali, sulla salute mentale e fisica e sulla capacità di una persona di raggiungere il successo e la felicità a lungo termine.

È importante quindi, riconoscere queste problematiche e cercare di gestirle e superarle, essendo manifestazioni psicologiche recenti, andrebbero affrontati sempre nuovi studi approfonditi per capirne l’origine e le conseguenze sociologiche.

Gli esperimenti di Dunning e Kruger hanno trasformato il nostro modo di comprendere l’autopercezione e l’autovalutazione, dimostrandoci che per contrastare i rischi legati a questa distorsione cognitiva è essenziale promuovere una formazione continua e coltivare una maggiore autoconsapevolezza su questo bias cognitivo.

In conclusione, nella società di oggi, dove sono sempre più richiesti dei profili specializzati, l’effetto Dunning-Kruger è un volano che, non facendoci sentire appagati, ci permette una crescita continua fatta di curiosità e ricerca del sapere. 

Fiducia e conoscenza sono un binomio importante nella crescita personale e per la società in generale. 

“ll più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza, ma l’illusione della conoscenza.”

Stephen Hawking

Buona riflessione.

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