L’ormai globalmente famoso crollo di Roma costituisce un caso che riguarda tutti. Infatti in quel crollo sono coinvolte, a diverso titolo, le maggiori Istituzioni romane e nazionali tutte tese alla “utilizzazione” dei danari presi a prestito da noi cittadini italiani che vanno sotto il nome di PNRR per la “valorizzazione”, nel nostro caso odierno, del nostro patrimonio artistico. Coinvolgimento che colpisce tutte le Istituzioni del settore: un vero disastro!
Non si è trattato del crollo di un muretto plurimillenario di Pompei dovuto alle infiltrazioni di acqua piovana male deviata (cosa già di per sé inaccettabile) ma di un crollo avvenuto mentre v’erano al lavoro operai super specializzati e -presumiamo- nel rispetto di tutte le regole imposte dalla legge e di cui presto ci diranno che era tutto in regola. Qualcuno però si è fatto molto male e uno di loro non ce l’ha fatta; e questo che è gravissimo se accade in un cantiere privato è inaccettabile in questo caso. Si aprirà una indagine che costerà una cifra (forse sempre a carico del Pnrr??? Ma forse no) per stabilire con quintali di carta legale che nessuno leggerà, quale dipendente pubblico non deve pagare nulla; ci diranno alla fine che le regole sono state rispettate e noi diremo che la regola non è poi così affidabile come si vuole far credere.
Dalla Russia (evidentemente molto ben informati) hanno avuto facile gioco a dire che qui in Italia può venire giù tutto se è vero che le nostre Istituzioni fanno queste figure così magre nel recupero di un edificio di tale importanza; edificio che ha superato secoli e terremoti ma che è caduto -fortunatamente in parte- sotto i colpi della nostra micidiale burocrazia.
Quando comperiamo un appartamento vorremmo essere certi che se il condomino del piano di sopra o di sotto volesse cambiare il pavimento del suo immobile non faccia crollare involontariamente parte del palazzo. Vogliamo cioè dalle Istituzioni le certezze minime per vivere e lavorare. Infatti nel caso romano sono stati partecipi tutti i mammasantissima della burocrazia che pongono tanti cavilli se vogliamo costruire una veranda sul balcone interno; tutti in applicazione della elefantiaca normativa edilizia nonché della normativa sulla sicurezza sul lavoro; normative imposte per garantire la incolumità e sicurezza di tutti le cui credibilità sono tutte miseramente crollate assieme alla porzione della Torre dei Conti romana. Normative sulla sicurezza sul lavoro e sulla edilizia che vanno quindi riviste alle fondamenta.
Anche la concentrazione delle decisioni agli uffici ministeriali di Roma così cara alla destra e che sarebbe garanzia di qualità della PA non solo è scesa negli inferi della inaffidabilità ma si è portata appresso l’intera filosofia della destra che non si sa perché ma crede ancora nella affidabilità, credibilità, efficienza dei burocrati romani magari ministeriali. E questo evento ha colpito quella porzione della nostra Pubblica Amministrazione che crediamo altamente professionale cui è affidata la conservazione del nostro patrimonio artistico.
In sintesi questo crollo è gravissimo molto più dello specifico evento di cui discorriamo che abbiamo visto assieme al resto del mondo e coinvolge la affidabilità dell’intero comparto pubblico: quale è la Istituzione che possa garantire dopo la morte del costruttore la solidità dell’edificio? Chi può garantire la bontà degli interventi di recupero? E come se tutto questo non bastasse qualora si volesse dare le doverose risposte alle domande di sicurezza che tutti poniamo non si prevederà maggiore attenzione e competenza dell’apparato pubblico ma si introdurranno ulteriori adempimenti da imporre ai privati!!!!!!
È una situazione che fa tremare le vene e i polsi!!!
