Ghettizziamo la sofferenza

Senza comprensione è difficile spiegare la propria esistenza:

Dare consistenza alle ricerche della meccanica quantistica, significa riuscire a spiegare avvenimenti e   studiare il succedere dell’esistente, poco esplorato da coloro che non hanno interesse a farlo. L’universo che abitiamo è quantico, cosi come la creazione del nostro corpo. Una unica espansione collegata da una matrice che ci rende uniti gli uni agli altri. Esseri umani, animali, pietre, piante. Un generatore morfico tanto caro a Platone, sempre descritto come campo di coscienza condivisa da Carl Gustav Jung che ha approvato  con il fisico quantisico Wolfang Pauli il concetto di sincronicità. Un sentire parallelo pari ad una chiaroveggenza.  Pribram, medico austriaco, neurochirurgo di elevatissima conoscenza, non lontano dagli studi quantistici di Bohm, assieme ad altri studiosi, ha contribuito a dirimere titubanze conoscitive e balbettii di servizio pronunciati da asserviti al potere.

Secondo alcuni ricercatori, il nostro cervello è un lettore di ologrammi, all’interno del quale siamo immersi. Quindi sempre meno risalto viene dato al corpo mentre sempre più importanza a quello che trasporta. Un agglomerato di vibrazioni che raggiungono e mantengono costante il benessere se risuonano in modo armonico. Dovremmo chiederci, se è vero che i nostri pensieri sono energia e costruiscono la realtà, perché continuiamo ad impegnare tale energia per alimentare una medicina che non guarisce, sottraendola a iniziative e pensieri costruttivi? Se la coscienza di ognuno di noi è in grado di stabilire e controllare lo stato di benessere psicofisico, perché non ne valorizziamo l’intuizione? Perché non potenziarne l’azione? Non   dovremmo mostrare indugio nel voler esplorare una dimensione spirituale che potrebbe fornirci un modo di vivere diverso e migliore. 

Non sono poche le regole comportamentali che ci sono state imposte non solo dalle credenze religiose ma anche dal sistema creato dai Controllori, eterni fruitori del benessere che traggono da ogni nostra difficoltà e sofferenza. Quindi un percorso in salita durante il quale dobbiamo sapere cosa è utile che venga fatto evitando errori di cui si ha già conoscenza. Una entità che voglia vivere e conquistare posizioni evolute non ha bisogno di ripetere esperienze già acquisite da coloro che hanno preceduto la sua esistenza. Non deve essere necessario vivere la sofferenza per poter apprezzare la gioia e valorizzarne lo stato di benessere, privandosene. Tutti noi utilizziamo gli arnesi che i progressi tecnologici della   nostra gente ha conquistato nel tempo e non è più necessario fare attrito fra due superfici per creare il fuoco! Adesso che abbiamo imparato ad ottenere il calore senza impegno manuale non per questo è venuta a mancare la considerazione che nutriamo sulla sua utilità.  Ma anche i vantaggi e lo stato di benessere conquistati.

Abbiamo bisogno di subire un incidente o un infortunio per comprenderne la pericolosità? Perché allora continuare ad alimentare la sofferenza? Ogni tipo di sofferenza e tutte le cause che ne favoriscono l’‘insorgenza. A noi non serve continuare a rivivere momenti di malessere di cui già conosciamo le conseguenze. Se non si conosce il negativo non possiamo apprezzare il positivo, dicono i più. 

Ma è necessario morire per scoprire la bellezza della vita? Attenuare la sofferenza fisica è una continua conquista che la medicina cerca quotidianamente di raggiungere. Ma la sofferenza che colpisce tutti noi non è solo quella provocata dal danno fisico. Molto più spesso e molto più intensa quella psicologica, quella che l’inadeguata posizione sociale assegna a tanti, imponendo una vita povera. Le relazioni interpersonali sono intrise di vessazioni e comportamenti che provocano sofferenza, quasi sempre gratuita ed evitabile. Se accettiamo di riconoscere la matrice di colleganza che ci avvolge, se riusciamo a riconoscere le leggi karmiche  che ci governano, potremmo recuperare un miglioramento comportamentale,  tenutoci artatamente nascosto.

 Un argomento poco valorizzato dalle leggi della religione e dell’essere umano.  Serve riconoscere il peccato indotto dalla sofferenza. Serve bandirla dai nostri comportamenti. Punire e perseguire con la legge tutti coloro che causano ad altri sofferenza, ma anche a se stessi. Dobbiamo rendere unica la duplice immagine di una medaglia che non abbiamo coniato, ma che continua ad assillarci rendendo peggiorativo il rapporto fra noi umani. Imparare ad eliminare la sofferenza, bandirla per legge, significherebbe vivere una vita migliore. Conquistando una importante postazione, sottratta ad astuti nemici.

 Una società malata produce individui malati e non essere come loro significa di godere di buona salute. 

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