Cos’è il “Libero arbitrio”?

Riflettevo sulla base di un ultimo, tragico per alcuni versi, avvenimento che ha colpito ritengo molti.

Che cos’è il libero arbitrio? 

Nei secoli o meglio nei millenni molti studi si sono concentrati su diversi aspetti del processo decisionale e sul ruolo della coscienza nel determinare il comportamento umano. 

Prima di iniziare però occorre fare un distinguo importante, fondamentale, essenziale:

Qual è la differenza tra libero arbitrio e libertà?

La differenza fondamentale è il fulcro il baricentro, il focus: il libero arbitrio si concentra sulla capacità interna di un individuo di scegliere e di decidere per sé stesso, mentre la libertà si occupa delle condizioni esterne che permettono o impediscono quelle scelte. 

Il libero arbitrio dipende solo e soltanto da me, la mia libertà può dipendere anche dagli altri.

Quindi il libero arbitro è una questione di autonomia interna: 

essere liberi di decidere per sé!

La libertà, invece, è una questione di autonomia esterna: essere liberi da costrizioni e restrizioni esterne, fisiche, politiche, religiose che impediscono di agire secondo la propria volontà.

Approfondendo ancora: il libero arbitrio è la condizione di pensiero, la capacità, in virtù della quale ogni individuo può scegliere liberamente e in piena e assoluta autonomia, in una determinata circostanza, le proprie azioni, decisioni e finalità. 

Nessuna forza esterna entra in gioco, nessuna entità superiore che regge le fila del destino, non siamo predeterminati da forze esterne o interne come:

– il destino, 

– la natura,

– la divinità. 

Ho messo i punti elenco per evidenziare che il libero arbitrio è un concetto che comprende, implica e incide molti aspetti della vita umana: moralità, etica, psicologia personale, ma anche politica, legge, religione, scienza e quindi società.

Il libero arbitrio è un concetto centrale nella filosofia e nella teologia, secondo cui ogni persona ha il potere di decidere gli scopi del proprio agire e pensare, questa possibilità di scelta ha origine nella persona stessa e non in forze esterne e queste finalità sono perseguite tramite precisi “atti di volontà”. 

Questo pensiero però, si contrappone a visioni come il determinismo, il fatalismo e la predestinazione che invece ritengono che le nostre non siano scelte ma, sarebbero in qualche modo predeterminate da fattori sovrannaturali, come il destino, o naturali come il determinismo, per via dei quali il volere degli individui sarebbe prestabilito già prima della loro nascita.

In particolare il “determinismo” afferma che ogni evento è causato da un evento precedente e che le scelte sono predeterminate da fattori naturali, fisici o biologici, per cui si può, a seconda dei casi, parlare di predestinazione, servo arbitrio o fatalismo.

Questa la posizione esattamente all’opposto del libero arbitrio che invece sostiene che le azioni non sono predeterminate e che l’individuo ha la completa possibilità di agire diversamente anche in presenza delle stesse condizioni iniziali

Il concetto del libero arbitrio, pur essendo precedente all’avvento del cristianesimo, ha sempre, nel corso dei secoli, trovato nell’ambito del pensiero filosofico e teologico cristiano un terreno infinitamente fertile di discussione, di dibattito, di controversia, l’interrogativo sui limiti e sui fondamenti della libertà umana è senza dubbio uno dei temi più complessi e al tempo stesso più affascinanti della storia dell’uomo.

La posizione della teologia cristiana sul libero arbitrio implica, nel campo religioso, che la divinità, per quanto onnipotente e onnisciente, scelga di non utilizzare il proprio potere per condizionare le scelte degli individui e lasci l’uomo libero di decidere il proprio destino.

Secondo Sant’Agostino d’Ippona, Dio ha creato l’uomo libero di scegliere, l’uomo ha scelto il male, commettendo il peccato originale, e quindi la volontà umana è stata da quel momento irrimediabilmente corrotta da questo peccato ma Dio, che è onnisciente e che ha sempre saputo che l’uomo, lasciato libero, avrebbe peccato, continua a lasciargli piena libertà, senza interferire col suo libero arbitrio.

L’uomo quindi, conserva la sua capacità di dare realizzazione ai suoi propositi, con la facoltà di scegliere, tra opzioni contrapposte, ossia tra il bene e il male.

Per Tommaso d’Aquino o Bonaventura da Bagnoregio, il libero arbitrio non è in contraddizione con la predestinazione alla salvezza e che l’uomo ha “sinderesi”, ovvero la naturale disposizione e tendenza al bene e alla conoscenza di tale bene.

Lutero invece, nel suo “De servo arbitrio”, nega il libero arbitrio, sostenendo che la volontà umana è schiava del peccato.

I padri del Protestantesimo, con lo scisma protestante e con l’avvento della Riforma, attaccarono fin dal principio il concetto di libero arbitrio, con la negazione del medesimo, e che l’esistenza umana è basata sulla teoria della predestinazione assoluta,.

L’età dell’Umanesimo e del Rinascimento portò a esaltare il valore della libertà umana, intesa ora come capacità di diventare arbitri del proprio destino, assumendo un ruolo attivo nell’universo, ad esempio, Pico della Mirandola, celebrava la peculiarità dell’uomo proprio perché, a differenza di tutti gli altri esseri della «scala» gerarchica, ognuno dotato di caratteristiche già determinate per necessità, era l’unico a potersi forgiare da solo, e ad avere possibilità di scegliere se evolversi verso lo spirito o abbrutirsi verso la materia.

Le visioni nel tempo sono state sempre più approfondite ma, spesso divergenti ad esempio il pensiero moderno, ha assunto una visione razionalista con Cartesio, che partiva dal definire “volontà vs intelletto”, l’errore è nella volontà che supera l’intelletto e quindi si deve sospendere il giudizio quando la questione non è chiara per l’intelletto, la libertà quindi è nella conoscenza che rende spontanea la decisione.

Leibniz cercò di darne una connotazione positiva e pur accettando l’idea della libertà come semplice autonomia dell’uomo, voleva nel contempo mantenere la concezione cristiana della libertà individuale e della conseguente responsabilità.

La capacità di fare scelte libere implica anche la responsabilità delle proprie azioni e questa idea risale addirittura a Platone e Aristotele. 

Insieme al determinismo che ha finito per negare la libertà umana con 

l’interpretazione deterministica della natura, secondo la quale sono solo le leggi fisiche a dettare i comportamenti umani, si è sviluppato, nel tempo, il concetto di “indeterminismo” in cui si attribuiva al caso tutta la genesi delle nostre azioni.

Entrambi giungevano ugualmente a negare che la volontà umana fosse libera, in quanto soggetta a parametri irrazionali, con il risultato di essere incontrollabile, ma in più nel caso dell’indeterminismo, ogni evento è solo prodotto dal caso e le scelte individuali sarebbero solo il risultato di questi processi casuali.

La “meccanica classica” (o newtoniana) considera l’universo deterministico, nega il libero arbitrio perché afferma che con un numero sufficiente di dati e capacità di calcolo, ogni azione futura può essere prevista.

La “meccanica quantistica”, con il suo principio di indeterminazione e la natura probabilistica dei risultati, suggerisce che alcuni processi siano intrinsecamente imprevedibili a livello subatomico e quindi apre le porte alla possibilità che l’universo non sia interamente predeterminato.

Questa interpretazione del fenomeno è molto dibattuta e non tutti concordano sul fatto che la meccanica quantistica “salvi” il libero arbitrio, anche se a mio parere la complessità dei sistemi rende impossibile la completa previsione delle azioni future. 

Il dibattito filosofico riguardo al libero arbitrio si intreccia spesso con la ricerca psicologica e neuroscientifica. 

Gli psicologi discutono se il libero arbitrio esista o se, sia un’illusione che deriva dalla nostra necessità di attribuire intenzioni e responsabilità. 

Le discussioni filosofiche si concentrano sulle implicazioni di queste scoperte e sulla comprensione della nostra responsabilità personale. 

Kant ha introdotto una netta separazione tra due regni della realtà

Distinguendo tra il mondo “fenomenico”, soggetto a leggi deterministiche, che è il regno dell’esperienza sensibile e di ciò che ci appare, ed è l’oggetto della nostra conoscenza scientifica, dell’intelletto umano, dove vige un rigoroso determinismo naturale: cioè ogni evento ha una causa precedente. 

E il mondo “noumenico” è il regno della “cosa in sé”, che esiste al di là della nostra capacità di percezione sensoriale e delle categorie dell’intelletto: il “noumeno”, e in questo regno il libero arbitrio potrebbe esistere.

In definitiva:

– in ambito religioso possiamo interrogarci sull’esistenza o meno di una divinità, di una volontà superiore che concede la libertà di scegliere alle sue creature,

– in ambito etico dobbiamo interrogarci sul concetto di “responsabilità”, ovvero, sul fatto che un individuo “debba o meno” rispondere delle proprie azioni, qualora esse siano determinate da qualcosa di esterno a lui. 

Questa ultima questione ha ripercussioni anche nel diritto, dove il concetto di libero arbitrio e di responsabilità individuale sta alla base del codice di procedura civile e penale, e ha anche implicazioni dirette per il sistema giudiziario. 

Una maggiore comprensione del cervello e delle sue influenze sul comportamento, potrebbe migliorare le decisioni sui processi legali e sulle sentenze, sulla valutazione della capacità di un imputato di controllare i propri comportamenti e quindi della assunzione di responsabilità che può influenzare la decisione di pene piu severe o trattamenti più efficaci.

La ricerca sul libero arbitrio continua ad evolversi, con nuovi studi che utilizzano metodi sperimentali sofisticati per esplorare come prendiamo decisioni e, come queste, sono influenzate da processi inconsci e consci.

Gli studi sul libero arbitrio che ercano di misurare la consapevolezza nelle decisioni che prendiamo, spesso impiegano tecnologie di imaging avanzate come la risonanza magnetica funzionale (fMRI) e l’elettroencefalografia (EEG) per osservare l’attività cerebrale, in tempo reale, mentre gli individui compiono scelte.

Questi strumenti permettono ai ricercatori di visualizzare quali aree del cervello sono attive durante il processo decisionale, persino prima che la persona diventi consapevole della propria scelta. 

In questo modo siamo arrivati a nuove scoperte sulle “finestre temporali” durante le quali il cervello prepara le azioni prima della consapevolezza conscia.

Alcune ricerche indicano che la coscienza di una decisione arriva dopo che il cervello ha iniziato l’azione, portando questi studiosi a considerare il libero arbitrio un’illusione, pur riconoscendo che la sensazione di agency ha effetti positivi sulla salute mentale. 

Uno degli studi più influenti sul libero arbitrio è stato condotto dal neuroscienziato Benjamin Libet negli anni ’80, il quale ha scoperto che l’attività cerebrale inconscia, inizia prima che i soggetti diventino consapevoli della loro decisione; come 

se il cervello inizia a prepararsi per un’azione prima che ne siamo consapevoli.

Anche Dan Wegner e Thalia Wheatley hanno proposto una teoria autorevole chiamata “teoria dell’illusione del libero arbitrio“, in cui la sensazione di aver volontariamente scelto un’azione è spesso un’illusione, un effetto secondario del modo in cui i processi cognitivi funzionano nel cervello.

Nel loro lavoro, suggeriscono che quando una persona diventa consapevole di un pensiero (“pensiero principale”) che precede un’azione, e quando questo pensiero è coerente con l’azione stessa, il cervello automaticamente attribuisce la causalità al pensiero, dando luogo alla sensazione di aver agito volontariamente; questa percezione di controllo volontario può non corrispondere effettivamente a come l’azione è stata generata a livello neurologico.

Questi studi hanno quindi sollevato interrogativi su quanto le nostre decisioni siano “libere”; ovviamente in ambito neuroscientifico l’idea di libero arbitrio comporta un’indipendenza del pensiero, e quindi della mente, dalla pura causalità delle leggi scientifiche.

Ma, allora , sulla base di questi lavori, se le azioni sono iniziate da processi cerebrali inconsci, in che misura possiamo considerare gli individui responsabili delle loro azioni?

Alcuni studi hanno messo in discussione le interpretazioni di questi scienziati, suggerendo che le attività cerebrali preconsce non determinano necessariamente le azioni in un modo che esclude la libertà di scelta. 

Infatti altre attuali ricerche sulle dinamiche complesse del cervello, hanno anche suggerito che il cervello opera come un sistema dinamico e non lineare, dove molteplici potenziali stati possono coesistere e la consapevolezza e la decisione emergono dall’interazione complessa di questi stati. 

Recenti approfondimenti indicano che l’attività cerebrale premotoria potrebbe non essere un “veto” al libero arbitrio, ma piuttosto parte di un processo decisionale dinamico dove la consapevolezza e il controllo volontario giocano un ruolo fino all’ultimo momento.

Quindi, in definitiva, il cervello è più flessibile e capace di autodeterminazione di quanto proposto dagli studi che enfatizzano il determinismo neurologico.

A oggi, molti studiosi continuano a difendere la validità e l’importanza del concetto di libero arbitrio, sottolineando che la nostra esperienza quotidiana e la coerenza del nostro sistema legale e morale dipendono dall’assunzione che gli individui possano agire liberamente. 

Essi argomentano che il libero arbitrio potrebbe anche non essere assoluto o illimitato, ma che è, e resta, una caratteristica essenziale dell’esperienza umana e della responsabilità personale.

In sintesi, il libero arbitrio è un concetto complesso che si pone al centro di un lungo dibattito filosofico, teologico e scientifico.

Tutte gli studi e le indagini vogliono accertare se, e in che misura, le nostre scelte sono veramente libere o predeterminate, se la mente umana ha una sua qualche ingerenza sugli eventi, o se tutto è affidato interamente alla casualità.

Le implicazioni del libero arbitrio sono ampie, riguardano la responsabilità morale e il concetto stesso di “sé”, la sua interazione è cruciale per valutare, non solo come viviamo le nostre esistenze individuali, ma anche come strutturiamo le nostre società.

Concludo con il pensiero di Dante Alighieri che ha implicitamente espresso relegando gli “ignavi” nel girone infernale insieme con gli angeli che non erano stati ribelli ma, neppure contro; con coloro che non prendono mai una decisione.

«Coloro che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo».

“Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.

“Coloro che mai non fur vivi”.

Viltà o pusillanimità sono appunto il segno della mancata scelta, vale a dire del mancato uso del libero arbitrio, per il quale l’uomo è tale e vive.

Per Dante il libero arbitrio comporta:

– “Responsabilità individuale”: le scelte morali dipendono dalla volontà umana, questo concetto è cruciale per la giustizia divina, poiché premierebbe o punirebbe gli individui in base alle loro azioni libere.

– “Ragione”: che è lo strumento principale del libero arbitrio, è una luce donata da Dio per guidare l’uomo verso il bene.

Per Dante, il libero arbitrio è la capacità dell’uomo di scegliere in modo consapevole, senza essere schiavo del destino o delle influenze esterne, come lui afferma essere “gli astri”. 

È la facoltà che permette di seguire o meno la retta via, nonostante le influenze del destino, grazie alla ragione concessa da Dio.

Il libero arbitrio è la capacità fondamentale dell’uomo di scegliere tra bene e male, 

rendendolo responsabile delle proprie azioni. 

Buona riflessione.

Roberto Kudlicka

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