Può sembrare paradossale ma lo spopolamento di vaste aree del nostro territorio nazionale ha prodotto un imprevedibile accrescimento del senso di identità di quelle realtà territoriali -i borghi- che nel passato secolo erano considerate indietro e immeritevoli di considerazione anche da parte degli stessi propri abitanti; fino ad indurli ad abbandonarli. Ci riferiamo a quei cittadini abitanti di questi borghi, che sono cultori del modello economico massificato e mondialista, e che se ne sono andati a ingrossare le fila degli asserviti alle grandi imprese allocate in altre parti; tutto questo mentre quelli che sono rimasti sono così fieri dei loro borghi, delle loro tradizioni, del loro modello di economia e vita, della loro cultura e quindi della loro identità che con eroici sacrifici e incredibile passione -se non fede in se stessi e nella loro identità- riscoprono e fanno riscoprire a turisti ed estimatori la loro realtà e le loro specificità; con indomito orgoglio; sono pochi, ma ci sono.
Questi cittadini che non si sono piegati alle lusinghe esclusivamente venali delle grandi città e grandi imprese perennemente affamate di lavoratori a basso costo, stanno eroicamente mettendo la propria vita al servizio della riscoperta e valorizzazione turistica e culturale della propria Terra. Comportamento fortemente identitario e quindi costitutivo di una proposta socio, culturale ed economica strettamente di destra; possiamo dire che forse inconsapevolmente stanno mettendo il seme della futura destra che non può più fondarsi e poggiarsi su miti nazionalisti (che in una nazione quanto meno duale non hanno mai avuto un fondamento reale ma prevalentemente immaginifico) ma su solide basi localiste.
Il motivo dello spopolamento è presto detto: se lo Stato prende in eguale maniera da tutti e spende essenzialmente in una parte e lo fa per decenni è evidente che anche le persone dovranno andare dove circolano più soldi e vi sono più servizi; e vanno a pagare tasse e previdenza nelle aree già ricche dove sono andati a lavorare mentre decretano l’eutanasia per l’economia delle aree di provenienza. Quindi la politica unitarista ha spaccato l’Italia più di ogni altra politica, e lo ha fatto silentemente ma ineluttabilmente, e ha trasformato la condizione di colonizzazione in condizione di asservimento delle popolazioni.
Politica che non è stata ancora modificata né i locali protestano o disobbediscono civilmente.
I sindaci -evidentemente portatori di una politica in continuità rispetto al passato che ha provocato l’attuale situazione e che per brevità potremmo chiamare “unitarista”- non trovano altro da fare che “chiedere”, “rivendicare”, per non dire “questuare” o “mendicare” opere pubbliche spesso di modesta importanza per favorire pacifiche invasioni di orde turistiche sempre più numerose. Le quali orde non portano molti soldi e non vanno oltre il sostegno dell’orgoglio e dei piccoli portafogli dei volenterosi che hanno mantenuto fede alla propria Terra.
Quindi questo “chiedere” dei sindaci unitaristi significa lasciare tutte le ragioni dello spopolamento lì dove sono, salvo pensare all’immediato e cioè questuare un rivolo di soldini in nulla sufficienti a ripagare dal dissanguamento subito per molti decenni né, tanto meno, ad invertire la tendenza dello spopolamento ma solo a mantenere questi borghi a livello di stentata sopravvivenza. Né vale affidare le più alte cariche della burocrazia statale a siciliani e napoletani laddove le decisioni vere le fanno altri. Molti di questi sindaci sanno quello che fanno e il tradimento che promuovono, ma non immaginano altro e credono che l’identità coincida con il caciocavallo o pecorino tipico locale e non nella cultura che unisce una collettività; cioè si tratta di una convinzione sostanzialmente di sinistra o di quella destra “sociale” nazionalista e unitarista che di fatto e forse inconsapevolmente ha tradito quelli che voleva sostenere.
Il futuro di tre quarti d’Italia e della sua sopravvivenza è affidata all’eroismo di questi cittadini che contro tutte le lusinghe utilitariste hanno resistito e cercano di dare un futuro ai loro territori nonostante la miopia dei loro sindaci. Devono spuntarla, pena il futuro di tutti!!! e ai politici veri diciamo: svegliatevi e non giocate con il fuoco; abbandonare trequarti d’Italia o destinarla a deposito di scorie nucleari o allo sfruttamento del vento e del sole dopo averla conquistata con una sanguinosa guerra di conquista è indegno e da imbecilli!!
