Tutto è cominciato il 18 novembre 2025 con un articolo apparso sul quotidiano La Verità, dal titolo “Il piano del Quirinale per fermare la Meloni”.
L’articolo riporta esternazioni, commenti e virgolettati di qualcuno:
“ … Per impedire al centrodestra di rivincere nel 2027 ed eleggere il presidente della Repubblica, al Colle lavorerebbero a un’ammucchiata ulivista … “
Ma che volete che sia! Tanta cagnara per nulla! Siamo abituati ad una Italia pollaio: tutti danno fiato alle trombe forse per sentirsi importanti e competenti. Una volta si diceva che gli italiani fossero tutti “allenatori”. Oggi sono tutti “politici”. Attenzione, però. Oggi, come ieri, allenatori e politici parlano “a vacant”, senza coscienza né consapevolezza, senza costrutto né tesi, da generalisti e giustizialisti; ma sono tutti attentissimi alla “mafietta da squadra” alla quale si sentono di appartenere, speranzosi come sono di raccogliere le briciole dei benefici di ricaduta. Che noia! Però, “mafietta” che significa? Significa che nessuno intende cambiare idea nonostante prove ed evidenze: ottusi e ostinati.
Così, sembrava la solita litigata, Ma, poi, si viene a sapere che quelle esternazioni sono state pronunciate da un qualcuno di nobili lombi della Repubblica. Chi? Un certo Francesco Saverio Garofani. Ma chi questo tizio che non è conosciuto da nessuno se non negli ovattati e seriosi corridoi dei palazzi istituzionali? Chiedo al salumiere sotto casa; neanche lui lo conosce e mi risponde, sorprendendomi, che è certamente uno di quelli nati nel “ventennio buono”, quello degli anni ‘60 e ‘70, che hanno avuto tutto gratis e, perciò, non sono mai cresciuti.
Ecco chi è Francesco Saverio Garofani, di Roma: del 1962, laurea in Lettere e Filosofia, giornalista. Politicamente, sembra che abbia vissuto all’ombra di Sergio Mattarella. Pertanto, il suo curriculum contempla: nei giovani della Dc di sinistra, Ppi, Margherita, Pd; giornalista di parte con ruoli di caporedattore, direttore, fondatore per i giornali Discussione, Il Popolo, Europa; Deputato per tre legislature. Già presidente della commissione Difesa della Camera; già membro della Direzione nazionale del Pd. Consigliere di Mattarella al Quirinale dal 2018, per le questioni istituzionali. Oggi, Consigliere per gli Affari del Consiglio Supremo di Difesa, ruolo, quest’ultimo, che è sempre stato di un militare. Non c’è dubbio che Fratelli d’Italia non abbia gradito quella nomina.
Allora? Ce ne siamo fatta una idea? A prima vista sembra un curriculum brillante; in effetti è molto opaco. E’ un curriculum tipico di impiegato serio e operoso, ligio e servizievole. Per questo, ha avuto l’avventura di presenziare a riunioni di board e di ascoltare ciò che deve rimanere riservato. Il suo vocabolario non contempla il termine “dimissioni” che è caratteristico di personalità volitiva. Il solo pensiero delle dimissioni lo condurrebbe in uno stato di esiziale frustrazione se non intervenisse qualcuno a lanciagli un salvagente. In sostanza, solo per chiarire, è il Job Profile di un maggiordomo, riservato, abituato a esternare solo il banale, l’usuale e il normato; è il profilo di chi sia tutto compreso e immerso nell’ambiente in cui opera; di chi non saprebbe gestire nemmeno un piccolo sistema di ipocrisie.
A un curriculum di tal genere, avviene che, con l’avanzare della anzianità di esercizio, si sedimenti il convincimento che saper fare al di là del ruolo usuale. Ma, là, servono attitudini alla furbizia e perciò i guai sono dietro l’angolo.
Quanto detto è “valutazione di un curriculum” e non “giudizio sulla persona”, malevolo e giustizialista. Però, essa è confermata dal fatto che il Garofani sia stato, benché tirato direttamente in ballo, del tutto assente dal feroce dibattito politico che si è scatenato a valle delle sue esternazioni. Inoltre spiega molto di come si sia svolto il dibattito. C’è da essere certi che Garofani sia rintanato, mortificato e auto flagellantesi, perché è consapevole di combinare guai quando agisce “fuori binario”. Tutto sommato è una brava persona anche se da sempre opera, diligentemente, per “scalzare il Centro Destra”. Ovviamente, da quelle parti, riscuote scarsissima simpatia.
Infatti, come può, un consigliere del Presidente della Repubblica, frequentatore delle segrete stanze e spettatore di colloqui riservatissimi, lasciarsi andare, in pubblico, a esternazioni e commenti, gravidi di disastrosi risvolti politici, addirittura in una cena conviviale? Non è, certamente, da politico navigato; anzi, è di una ingenuità sorprendente perché il suo ruolo non gli consentirebbe di esprimere opinioni personali su temi sensibili, in difformità alle impostazioni ufficiali, se non nel chiuso delle stanze del suo ambiente. Lui può, parlare in pubblico solo di temi che riguardino tennis, funghi o turismo; ce ne sono una infinità. Non si rende conto che dovunque vada è il “consigliere del Presidente della Repubblica”? Purtroppo in quella cena c’era qualcuno che non apparteneva al circuito della “cucina, regno del maggiordomo” ed ha registrato tutto.
Se avesse dissertato sui funghi, nulla sarebbe accaduto. Ma, visto il tema sensibile, le sue esternazione sono andate a finire all’attenzione di un giornalista che, per etica, deve informare l’opinione pubblica. Il Francesco Saverio lo sa perché anche lui è giornalista. Uno scoop, in grande stile, è stato lanciato dal quotidiano La Verità.
Ora, i soggetti direttamente interessati, il Centro Destra e il Presidente del Consiglio, che avrebbero dovuto fare? Obbligatoriamente e, nella correttezza istituzionale, non avrebbero potuto far altro che chiedere spiegazioni e chiarimenti al Francesco Saverio, sollecitando una doverosa smentita. Il compito è stato affidato a Bignami, capogruppo della Camera di Fratelli d’Italia. Ma chi ha reagito d’impulso? Addirittura, il Presidente della Repubblica e la Opposizione, senza attendere la reazione attesa, quella del Garofani. Ma questa reazione non ha preso le distanze dalla esternazione di Garofani, ma ha accusato il quotidiano La Verità, il Centro Destra, FdI e il Bignami con le più varie dietrologie, vere o false che siano poco importa, Tutta fuffa sghemba come “comportamenti ridicoli, mire alla poltrona del Quirinale, ossessione da complottismo, discredito nella persona del Presidente della Repubblica, attacco sgangherato, provocazione inaccettabile, Meloni acchiappatutto …” e così via.
La questione, però, si è aggravata perché Francesco Saverio ha fatto capolino confermando le sue esternazione ma definendole private e “chiacchierate fra amici”. Anche il quotidiano La Verità ha confermato quanto pubblicato facendo capire di essere in possesso di prove certe. Il consigliere avrebbe anche detto, secondo il quotidiano: “Speriamo che cambi qualcosa prima delle prossime elezioni, io credo nella provvidenza. Basterebbe una grande lista civica nazionale … Un anno e mezzo non basta per trovare qualcuno che batta il centrodestra, ci vorrebbe un provvidenziale scossone”.
A nostro parere, il Presidente della Repubblica, benché adirato, e la Opposizione, benché presa di sorpresa, avrebbero dovuto attendere; intervenire dopo aver suggerito al loro beniamino di rispondere alla sollecitazione del Bignami. Anzi, avrebbero dovuto preparargli una risposta più decente, dalla quale avrebbero dovuto prendere le distanze. Invece, l’intervento troppo tempestivo non fa altro che suscitare sospetti nella opinione pubblica. Comunque, la conclusione del “ciclo pubblico” del dibattito, con quei 20’ di colloquio privato Mattarella/Meloni, ha suggellato lo scacco al Re e la fine formale delle ostilità.
La inversione delle fasi del processo pubblico, tuttavia, ha aggravato il danno procurato dal Francesco Saverio Garofani. Ora, il danno è fatto.
Al solito, l’Italia è un pollaio di galline starnazzanti. Hanno chiacchierato in troppi come se fosse un dovere costituzionale intervenire comunque.
Molti, purtroppo, hanno fatto degli errori.
Il fatto che Garofani sia esponente del Pd, ha trascinato il campo largo nella tenzone, in strenua difesa del Quirinale, che sembra sia stato tirato in ballo solo dalla dietrologia, e in aggressione inutile al Centro Destra.
Il fatto che Garofani sia un pupillo di Mattarella ha suggerito al Presidente di prendere le sue difese sostenendo nella nota presidenziale. “… si registra stupore per la dichiarazione del capogruppo alla Camera del partito di maggioranza relativa che sembra dar credito a un ennesimo attacco alla Presidenza della Repubblica costruito sconfinando nel ridicolo”.
Ennesimo attacco? Anche Mattarella si sente oggetto di complotto?
Il fatto che Garofani non abbia smentito la tesi ma si sia trincerato dietro la nebbia della opinione privata ha fatto notare che guazzabuglio c’è, in termini di qualità delle staff e di quale importanza abbiano i problemi del Paese, in quell’area, sedicente politica e istituzionale, molto incline a trattare di potere e poltrone. Non si va lontani nell’indicare questo guazzabuglio come uno dei fattori dell’astensionismo. E non si va lontani nel considerare che non si può consentire a nessuno di godere tutta una vita sostenuta da reddito di Stato con i soldi pubblici della Reppubblica.
Denunciare l’ossessione di complottismo, senza un attimo di respiro e a ogni piè sospinto, vale a confermare questa modalità operativa.
Basta non chiamarla “complottismo”; basta dire che sono in atto “accordi segreti e inconfessati fra più persone per acquisire potere e poltrone usando strumenti diversi dalle elezioni democratiche”. Così tutto si chiarisce.
Eppure, la gente pensa che c’è un complotto contro il Paese e, così, non vota più.
