Cum grano salis

L’idea di queste righe nasce dal desiderio di informare su argomenti e saperi, poco diffusi attraverso i canali mediatici, e di offrire spunti di riflessione, laddove il suddetto termine indica l’azione della luce che illumina la mente per far “comprendere” i processi della vita.

Ci occuperemo particolarmente di tematiche legate alla nutrizione, cercando di far luce sui principi che sono alla base. L’essere umano è costituito da miliardi di cellule che, oltre alla capacità di autorigenerarsi, si nutrono fondamentalmente di “aria, acqua e cibo”, intendendo per cibo gli alimenti di natura fisica, mentale-emozionale, spirituale. Per nutrimento cellulare, si fa riferimento a ciò che viene trasformato e assimilato (reso, cioè, simile-self). Possiamo, quindi, dire che la cellula uomo si ossigena, si nutre, si depura. Uno degli elementi fondamentali che sovrintende molti processi della vita della cellula e funge da mediatore tra il corpo, la mente e lo spirito, è il Sale.

Lo scrivo con la S maiuscola per distinguerlo dal sale da cucina, ovvero il cloruro di sodio, che da molti decenni viene “spacciato” come sale alimentare. Il sale, a cui fa riferimento la storia e per il quale si sono combattute guerre per il controllo delle vie di trasporto, e cioè il sale marino integrale o il salgemma integrale, è costituito da una miriade di sali minerali (84 tra oligo e macro elementi) ed ha il compito principale di mantenere l’equilibrio idro-salino del corpo e garantire i processi vitali delle cellule. Per questo motivo, e non solo, ha sempre avuto un’importanza fondamentale nella vita dell’essere umano, tanto da essere usato come medicina, moneta di scambio, presso molti popoli, e definito “oro bianco”.

Sappiamo bene quanti problemi si possono riscontrare nel corpo per la mancanza di sali, da quelli più comuni relativi alle ossa/cartilagini a quelli più gravi che interessano molte funzioni vitali. Molti studi mettono in risalto la mancanza di sali negli alimenti per l’eccessivo uso di sostanze chimiche per la produzione degli stessi, e come anche nel caso delle farine 00, in seguito alla raffinazione. Al sale viene, purtroppo, attribuita la mera funzione di conservare i cibi, o di insaporirli, esaltandone il gusto. Infatti, si può notare come in molte diete si consiglia di sostituirlo con le spezie, anche in virtù del fatto che può essere, in parte, dannoso per la salute.

L’Organizzazione mondiale della Sanità, infatti, ne ha diminuito, qualche anno fa, la dose giornaliera pro-capite. Il sale è stato raffinato per motivi industriali, utilizzato nella produzione di plastica, vernici, soda, pvc, e, di fatto, è stato commercializzato anche per uso alimentare. Ricordo, ancora, la prima volta in cui, da bambino, ho comprato il sale in un contenitore di cartone, su cui era impressa la dicitura “sale non igroscopico”. Infatti non era più umido come quello che si era sempre venduto nelle buste di plastica.

In verità, il sale, da cui derivano i termini, “salario” “salve” e “salute”, la cui radice è la stessa di sole, è il mediatore tra energia e materia (senza sali non si attivano le connessioni) ed accompagna l’essere umano fino a quando torna ad essere cenere. Il sale è, infatti, l’ultima forma di materia che rimane quando la vita biologica si dissolve. Il dott. W. Schussler, oltre un secolo fa, fornì la prova che le ceneri, che si ottengono dalla cremazione dei cadaveri umani, non è che l’insieme dei sali di cui il corpo è costituito. Oggi sappiamo che, dopo la cremazione, è possibile ricavare dalle ceneri un diamante sintetico. Nei sali, dunque, è presente una quantità di luce? In geologia, il sale viene definito con il termine “Halite”, la cui radice Hall, in lingua celtica, significa “vibrazione”, mentre “Lit” significa “luce”, ovvero “vibrazione di luce”, quella luce che l’acqua del mare, cristallizzandosi per evaporazione, ingloba al suo interno per rilasciarla, insieme ai sali, negli alimenti che danno all’essere umano la giusta quantità di “Sale in zucca” e di “Luce”, per nutrire lo “Spirio”, illuminare la mente e far “Riflettere”. Carpe diem. 

Vito Ancona

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