Riflessione: è strana la gente!
Ho conosciuto individui che a trent’anni lamentavano l’invecchiamento per il fatto di non aver più vent’anni.
Altra che a 40 anni si sentiva vissuta, esperta, vetusta.
Ancora altra che a 50 anni non ho più trattato volutamente, perdendoli e non solo di vista.
Non so dove, e se ci saranno ancora perché già prima erano nell’averno, almeno nel pensiero, nello spirito, e quando perdi lo spirito, anche se sembra che tu sia vivo sei già morto.
Invecchi:
quando smetti di combattere,
quando smetti di interessarti alla vita,
quando decidi di non dedicarti più a te stesso per migliorarti dentro e fuori,
quando non apprendi più nulla,
quando non hai più motivi per rimanere giovane, quando rimandi,
quando ti guardi sempre indietro invece di guardare avanti.
Non si invecchia di colpo, non è un processo repentino, si invecchia a piccole dosi, è un lento, progressivo, inarrestabile stillicidio se non decidi di cambiare, anche se diventa sempre più difficile, un percorso su di un piano sempre più inclinato in una discesa ripida e scivolosa sempre se non decidi di opporti, di frenare.
Per ultimo ho conosciuto gente che giovane non lo è mai stata indipendentemente dall’età.
Mi piace riportare qui un pensiero di Cecilia Resio a riguardo dell’argomento che mi ha fatto pensare e un pezzetto di speranza:
“Non è facile invecchiare con garbo.
Bisogna accertarsi della nuova carne, di nuova pelle, di nuovi solchi, di nuovi nei.
Bisogna lasciarla andare via, la giovinezza, senza mortificarla in una nuova età che non le appartiene, occorre far la pace con il respiro più corto, con la lentezza della rimessa in sesto dopo gli stravizi, con le giunture, con le arterie, coi capelli bianchi all’ improvviso, che prendono il posto dei grilli per la testa.
Bisogna farsi nuovi ed amarsi in una nuova era, reinventarsi, continuare ad essere curiosi, ridere e spazzolarsi i denti per farli brillare come minuscole cariche di polvere da sparo.
Bisogna coltivare l’ironia, ricordarsi di sbagliare strada, scegliere con cura gli altri umani, allontanarsi dal sé, ritornarci, cantare, maledire i guru, canzonare i paurosi, stare nudi con fierezza.
Invecchiare come si fosse vino, profumando e facendo godere il palato, senza abituarlo agli sbadigli.
Bisogna camminare dritti, saper portare le catene, parlare in altre lingue, detestarsi con parsimonia.
Non è facile invecchiare, ma l’alternativa sarebbe stata di morire ed io ho ancora tante cose da imparare.”
Buona riflessione
Roberto Kudlicka
