Riflettevo: Quali sono le vere origini del Natale? Da dove viene la festa più importante del nostro calendario, quali significati simbolici nasconde e perché?
La Chiesa celebra, con la giusta solennità, il Natale: la manifestazione del Verbo di Dio agli uomini.
Sostanzialmente, però non esistono delle vere origini della celebrazione del Natale queste restano ancora incerte, perché il Natale come lo conosciamo noi è anche il frutto di millenni di stratificazioni culturali e religiose.
La Bibbia, i Vangeli e le Sacre Scritture, infatti,
non dicono nulla del sul periodo dell’anno in cui nacque Gesù, non suggeriscono e non menzionano in alcun posto in quale mese o giorno possa essere nato Gesù.
Nei primissimi tempi la comunità cristiana non sembra aver conosciuto una festa della natività di Gesù: i Vangeli di Matteo e Luca, le uniche fonti testuali che riferiscono e in cui è raccontata la nascita di Gesù, non forniscono indicazioni cronologiche precise, né gli Apostoli, né alcun membro della Chiesa apostolica ha mai celebrato la festa del Natale.
Comunque assumendo la validità delle informazioni storiche da essi fornite, è però possibile dedurre un probabile intervallo di tempo nel quale collocare l’evento.
Il Vangelo di Matteo riferisce che Gesù nacque “nei giorni del re Erode”, che regnò presumibilmente tra il 37 a.C. e il 4 a.C.
Matteo riporta anche l’intenzione di Erode di uccidere i bambini di Betlemme sotto i due anni, la famosa strage degli innocenti.
Assumendo la storicità del racconto, questo suggerisce che Gesù fosse nato uno o due anni prima dell’incontro di Erode coi magi.
I racconti evangelici collocano l’evento a Betlemme e richiamano anche alcuni elementi simbolici, come l’annuncio ai pastori e la visita dei Re Magi.
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso, si dubita, ove anche peggio si rinnega, in sempre molti casi si mettono in discussione le celebrazioni cristiane, e in molti si chiedono quali possano essere le vere origini del Natale.
In effetti ci sono dati alcuni riferimenti storici e alcuni studi che ci aiutano a fare questo percorso a ritroso nel tempo, ma le origini del Natale non sono solo una questione di date e fatti, questi si trovano in un tempo fuori dalla Storia, si tratta di addentrarci in tradizioni, retaggi di un mondo incredibilmente affascinante: la salvezza dell’uomo.
Bisogna fare un salto fuori dal tempo, entrare nella dimensione del sogno, del mito o della fede.
Fin dai primi secoli, i cristiani svilupparono comunque diverse tradizioni, basate anche su ragionamenti teologici, questi studi però fissavano il giorno della nascita in date diverse, tanto che il filosofo Clemente Alessandrino (150 – 215 d.c.)concludeva in un suo scritto: “Non si contentano di sapere in che anno è nato il Signore, ma con curiosità troppo spinta vanno a cercarne anche il giorno”.
Per comprendere le origini dei festeggiamenti natalizi, non possiamo far altro che guardare al mondo romano. Tantissime delle tradizioni che continuiamo a portare avanti, infatti, derivano da feste pagane molto care all’Antica Roma.
Durante il periodo imperiale, nella seconda metà di Dicembre, tra il 17 e il 23 i romani celebravano i Saturnalia per onorare Saturno, dio dell’agricoltura e del raccolto, questa festività pagana si svolgeva, in concomitanza con il solstizio d’inverno, il periodo più oscuro dell’anno, quando il sole sorge più tardi e tramonta prima.
In questo periodo di festa, i lavori nei campi venivano interrotti e i contadini e gli schiavi potevano godere di un periodo di riposo dalle fatiche quotidiane.
Gli antichi romani approfittavano per celebrare grandi banchetti pubblici, fare visita a familiari e amici e per scambiarsi dei regali, proprio come, durante le festività natalizie, succede al giorno d’oggi.
I Saturnali duravano sette giorni e costituivano una festa che coinvolgeva tutte le classi sociali.
Finanche agli schiavi venivano concesse maggiori libertà: durante le feste diventavano praticamente uomini cittadini liberi, potevano indossare le vesti dei loro signori e non avevano l’obbligo di servirli.
Al contrario, spesso erano i padroni a servire i propri schiavi durante i Saturnali, o almeno a organizzare un banchetto per loro, fargli sedere alla propria mensa o fargli dei doni.
I Saturnali erano una sorta di folle carnevale, in cui l’ordine sociale era sovvertito.
Si eleggeva un “princeps” che impersonava Saturno oppure Plutone, in ogni caso divinità che avevano a che fare sia con il mondo dei morti che con i raccolti, tanto che i romani erano convinti che per tutto l’inverno i morti vagassero sulla terra.
Per i pagani il 21 Dicembre era anche la festa della dea Angeronia, una misteriosa divinità di cui ci è arrivato pochissimo, ma che nella Roma arcaica era molto importante.
Può sembrare strano associare le origini del Natale a una festa così sfrenata e estrema, ma dobbiamo ragionare andando oltre le nostre usanze e le nostre credenze.
Nel I secolo a.c. Giulio Cesare decise di riformare il calendario romano, e introdurre nel 45 a.C. il calendario “giuliano”.
Per questo complicato compito, la regina Cleopatra gli suggerì di affidarsi a Sosigene di Alessandria, un astronomo egizio.
Nel mare di calcoli astronomici, in cui gli Egizi erano maestri, Sosigene stabilì tutte le date, le durate delle feste, e stabilì che il “solstizio d’inverno” con cui terminavano i festeggiamenti veniva a cadere il 25 dicembre.
Nel nostro attuale calendario “gregoriano” il solstizio d’inverno, che i romani chiamavano “bruma”, si trova invece qualche giorno prima, in corrispondenza del 21 o 22 dicembre.
Il 25 dicembre quindi i romani celebravano la festa del “Natalis Solis Invicti”, associata alla rinascita di Apollo (e del Sole) dopo il periodo più oscuro dell’anno, si tratta di una festa in cui il “Sole rinato” era segno dell’approssimarsi della primavera portatrice di nuovi frutti e prosperità.
Nel calendario romano il termine “Natalis” veniva impiegato per molte festività, come il “Natalis Romae” il 21 aprile, che commemorava la nascita dell’Urbe.
Nel frattempo, Roma era diventata un Impero, che arrivava molto a Oriente e anche da questo arrivavano nuove religioni, una di queste era il culto di Mitra, trapiantato dall’Oriente e associato a una divinità indo-persiana dedicata al Sole.
L’imperatore Eliogabalo intorno al 218-222, introdusse a Roma, il “Dies Natalis Solis Invicti”, la festa dedicata alla nascita del Sole (Mitra) Vittorioso.
Nel III secolo l’imperatore Aureliano, a sua volta, diventato seguace del culto del Sole invitto, nel tentativo di diffondere a Roma la sua nuova religione, stabilì e ufficializzò nel 274 d.C., che, nella data specifica che Sosigene aveva fissato per il solstizio d’inverno, cioè il 25 dicembre, si sarebbe festeggiato il Natale del Sole Invitto.
Il giorno nel quale il Sole “rinasce”, riprendendo il sopravvento sulla notte, festa che avrebbero celebrato anche tutti i pagani, i seguaci di Mitra e di altre religioni.
Col passare dei millenni, abbiamo dimenticato quanto sia cruciale per le nostre vite quel passaggio del calendario in cui le giornate tornano lentamente ad allungarsi e la Natura si prepara a fiorire di nuovo.
Il Sole ha sempre rappresentato il calore, la vita, per tutte le popolazioni sin dai nostri antenati primitivi per cui nell’arco dell’anno ci sono state due date fondamentali:
Il giorno più lungo, il Solstizio d’Estate, che oggi cade il 21 giugno;
Il giorno più breve, il Solstizio d’inverno, che oggi cade il 21 dicembre.
Facile immaginare che, il giorno più corto dell’anno fosse una cosa del tutto particolare: la luce durava poche ore, mentre tutto il resto era tenebre, freddo, alberi spogli.
Da quel giorno in poi, le giornate avrebbero ricominciato lentamente ad allungarsi, rifioriva la speranza, la “rinascita della natura”.
In molte religioni precristiane esistevano celebrazioni proprio il solstizio d’inverno, il giorno “più corto” dell’anno, quello con meno ore di luce, e che portava la certezza che dal giorno successivo le giornate iniziano “ad allungarsi” e la luce riprendeva il sopravvento.
Nel frattempo, comunque, il Cristianesimo si era diffuso a Roma.
I Cristiani, nei primi secoli dell’era cristiana, per far accettare il loro culto al popolo, hanno sempre utilizzato lo stratagemma di sovrapporre le loro chiese e le loro feste ai templi e alle festività precedenti.
Il Natale, ovvero la commemorazione della nascita di Gesù che si celebra il 25 dicembre, sembra abbia molti punti in comune con i Saturnali e con il successivo festeggiamento al Sole vittorioso.
Epifanio di Salamina, o Epifanio di Costanza di Cipro, scrittore e vescovo cristiano, venerato dalle Chiese cattolica, ortodossa e ortodossa orientale come santo e Padre della chiesa, era nato al principio del IV secolo a Besandirke, oggi Besanduc, in Palestina, eletto metropolita di Cipro, e consacrato vescovo di Salamina, fu uno dei primi se non il primo, a rendersi conto dei punti di contatto tra la festa del Sole Invitto e la nascita di Cristo
Quasi certamente, la “scelta” del 25 dicembre, come molte altre celebrazioni, trae origine e va a sovrapporsi ai culti pagani.
L’interpretazione più accreditata dell’origine della scelta del 25 dicembre per la nascita di Gesù, stabilisce un nesso di continuità con la festa, celebrata nel giorno del solstizio d’inverno, del “Natalis Solis Invicti”, la festa del “Sole vittorioso” (Sol Invictus) sulle tenebre.
Molti cristiani usavano il Sole come simbolo di Cristo, per cui, sembrò naturale che la nascita di Cristo doveva essere il 25 Dicembre, cioè il giorno della (ri)nascita del Sole.
Forse proprio per sfruttare questi somiglianze e riuscire in questo modo a sovrapporre alla ricorrenza pagana quella cristiana, nel IV secolo Giulio I fissò la data di nascita di Gesù proprio il 25 dicembre.
Nei primi secoli dell’era cristiana, comunque, la data di nascita del Signore fu addirittura motivo di dibattito, per molto tempo, tra le alte sfere ecclesiastiche e provocò divergenze tra le comunità cristiane dell’epoca tardo-antica che riconoscevano date diverse, che vanno dal 28 marzo, al 20 maggio, al 18 novembre, oltre anche al 6 gennaio solo, come vedremo, nel V secolo si affermò la data del 25 dicembre
Negli anni del suo pontificato (320-352 d.C.) Papa Giulio I trasformò questa festa pagana, molto sentita dal popolo, con l’intenzione di convertire i pagani romani al cristianesimo, in una festa cristiana, dichiarando e stabilendo il 25 dicembre anniversario della nascita di Gesù Cristo.
Si volle così mantenere una continuità nel significato con l’antica tradizione, poiché anche Gesù rappresenta la vittoria della luce sulle tenebre e quindi del bene sul male.
“Celebrando in questo giorno, la nascita di colui che è il Sole vero, la luce che sorge dalla notte del paganesimo”.
Fu così che il 25 dicembre non fu più festeggiato come festa del “Sole vittorioso”, bensì come “Nascita di Gesù Cristo” (Natale), cioè di colui che porta la luce nel mondo.
La celebrazione del 25 dicembre come commemorazione della nascita di Gesù è attestata per la prima volta nel Cronografo romano del 354 d.C..
Questo era un calendario illustrato, che raccoglieva tutte le feste, composto a Roma negli ultimi mesi del 353 d.C. durante il papato di Liberio, che fa riferimento alle due feste pagana e cristiana celebrate entrambe il 25 dicembre.
Fonti successive affermano che che la prima celebrazione documentata del Natale cristiano a Roma, in data 25 dicembre, è del
336 d.C..
Questa attestazione divenne però di uso comune solo nel V secolo, circa un secolo dopo, quando la data è stata riconfermata da Papa Leone Magno.
Infine Giustiniano, nel 529 la dichiarò ufficialmente festività dell’Impero, da allora, il 25 Dicembre è diventata la ricorrenza della nascita di Gesù Bambino.
Non tutti, però, concordano con questa teoria e alcuni intellettuali sostengono che la scelta della data sia stata elaborata in ambito cristiano, senza collegamenti con i culti pagani.
Altri studiosi rintracciano le origini del Natale nella festa ebraica delle luci, la Hanukkah, che celebra la consacrazione di un nuovo altare nel Tempio di Gerusalemme.
Il Natale, secondo questa interpretazione, sarebbe la versione cristiana di una festa ebraica, come accade per la Pasqua e per altre ricorrenze, “passate” dall’ebraismo al cristianesimo.
Il termine italiano “Natale” invece deriva dal latino cristiano Nat?le, per ellissi di “diem nat?lem Christi” (“giorno di nascita di Cristo”) a sua volta da latino nat?lis derivato da n?tus (“nato”), participio perfetto del verbo n?sci (“nascere”).
Dal V secolo in avanti la celebrazione del Natale guadagnò gradualmente prestigio, condizionando il calendario liturgico.
Nel 567 il Concilio di Tours stabilì che il “tempo di Natale” durava dodici giorni, dal 25 dicembre al 5 gennaio, collegandosi così all’Epifania.
Con il passare dei secoli la celebrazione del Natale si diffuse in tutto il mondo cristiano e nacquero le tradizioni esistenti ancora oggi, tra le quali quella del presepe, nata nel XIII secolo ad Assisi.
La prima rappresentazione di un presepe, che inscenava la nascita di Cristo, la prima “natività” venne realizzata da San Francesco d’Assisi, dopo aver ottenuto l’autorizzazione da papa Onorio III, nella notte di Natale del 1223 in una grotta vicino all’eremo francescano oggi noto come Santuario di Greccio o santuario del presepe, nel Lazio.
Francesco era tornato da poco (nel 1220) dalla Palestina e, colpito dalla visita a Betlemme, intendeva rievocare la scena della Natività in un luogo, Greccio, che trovava tanto simile alla città palestinese.
Di questa rappresentazione abbiamo la testimonianza di Tommaso da Celano, cronista della vita di San Francesco, che descrive così la scena nella “Legenda secunda”: «Si dispone la greppia, si porta il fieno, sono menati il bue e l’asino.
Si onora ivi la semplicità, si esalta la povertà, si loda l’umiltà e Greccio si trasforma quasi in una nuova Betlemme».
Il presepe di Greccio ha come antefatto le “sacre rappresentazioni” delle varie liturgie celebrate nel periodo medievale.
Nella rappresentazione preparata da San Francesco, al contrario di quelle successive, non erano presenti la Vergine Maria, San Giuseppe e Gesù Bambino; nella grotta dove era stata allestita la rappresentazione erano presenti una mangiatoia sulla quale era stata deposta della paglia e i due animali ricordati dalla tradizione.
Il racconto di Tommaso è poi ripreso da Bonaventura da Bagnoregio, con una descrizione più dettagliata, nella Leggenda maggiore: «I frati si radunano, la popolazione accorre; il bosco risuona di voci, e quella venerabile notte diventa splendente di luci, solenne e sonora di laudi armoniose.
L’uomo di Dio [Francesco] stava davanti alla mangiatoia, pieno di pietà, bagnato di lacrime, traboccante di gioia.
Il rito solenne della messa viene celebrato sopra alla mangiatoia e Francesco canta il Santo Vangelo.
Poi predica al popolo che lo circonda e parla della nascita del re povero che egli chiama “il bimbo di Betlemme”.
Un cavaliere virtuoso e sincero, che aveva lasciato la milizia e si era legato di grande familiarità all’uomo di Dio, messer Giovanni di Greccio, affermò di avere veduto, dentro la mangiatoia, un bellissimo bimbo addormentato che il beato Francesco, stringendolo con ambedue le braccia, sembrava destare dal sonno»
La descrizione di Bonaventura è la fonte che ha usato Giotto per comporre l’affresco Presepe di Greccio, nella Basilica superiore di Assisi.
Questo primo presepe vivente, ha dato origine alla tradizione di rappresentare la Natività, che si diffuse poi nelle chiese e nelle case
L’etimologia:
Il termine deriva dal latino praesaepe, cioè greppia, mangiatoia, ma anche recinto chiuso dove venivano custoditi ovini e caprini; il termine è composto da prae (innanzi) e saepes (recinto), ovvero luogo che ha davanti un recinto.
Un’altra ipotesi fa nascere il termine da praesepire cioè recingere.
Nel latino tardo delle prime vulgate evangeliche viene chiamato cripia, che divenne poi greppia in italiano, krippe in tedesco, crib in inglese, krubba in svedese e crèche in francese.
Il termine presepe è utilizzata, oltre che in Italia, anche in Ungheria, perché vi giunse via Napoli nel XIV secolo quando un discendente Angiò divenne re di quelle regioni, Portogallo e Catalogna.
Le celebrazioni della liturgia del Natale si compone di quattro messe:
– la Messa vespertina della vigilia,
– quella ad noctem (cioè la Messa della notte),
– la Messa dell’aurora,
– la Messa in die (nel giorno).
Il tempo liturgico del Natale inizia con i Primi Vespri del 24 dicembre, per terminare con la domenica del Battesimo di Gesù.
Il 25 dicembre festeggiano il Natale i cattolici, i protestanti e gli ortodossi che seguono il calendario gregoriano.
In Oriente la nascita di Cristo veniva festeggiata il 6 gennaio, col nome di Epifania, che vuol dire “manifestazione”; poi anche la Chiesa orientale accolse la data del 25 dicembre, come si riscontra in Antiochia verso il 376 al tempo del Crisostomo e nel 380 a Costantinopoli, mentre in Occidente veniva introdotta la festa dell’Epifania, ultima festa del ciclo natalizio, per commemorare la rivelazione della divinità di Cristo al mondo pagano.
Il Natale invece viene festeggiato il 6 gennaio nelle chiese ortodosse orientali; il 7 gennaio per gli ortodossi che seguono il calendario giuliano e il 19 gennaio per la Chiesa Armena Apostolica di Gerusalemme che segue il calendario giuliano.
Questa la ricerca, i dati e la storia resta solo un Bambino nato nella grotta di Betlemme, la sua regalità e onnipotenza per invitarci all’adorazione dell’insondabile mistero del Dio rivestito di carne umana, figlio della purissima Vergine Maria anche Dante Alighieri afferma “fiorito è Cristo ne la carne pura”,.
Con il Natale tutti i cristiani celebrano la nascita del Figlio di Dio, Gesù Cristo, che si fece uomo.
L’Incarnazione del Verbo di Dio segna l’inizio degli “ultimi tempi”, cioè la redenzione dell’umanità da parte di Dio.
Un posizionamento storico molto dettagliato e preciso, della nascita di Gesù, lo possiamo trovare nel “Martirologio Romano”.
Il “Martirologio Romano” è un libro liturgico e costituisce la base dei calendari liturgici, che ogni anno determinano le feste religiose del cattolicesimo.
L’edizione originale fu fatta pubblicare da papa Gregorio XIII nel 1583.
«Trascorsi molti secoli dalla creazione del mondo, quando in principio Dio creò il cielo e la terra e plasmò l’uomo a sua immagine; e molti secoli da quando, dopo il diluvio, l’Altissimo aveva fatto risplendere tra le nubi l’arcobaleno, segno di alleanza e di pace; ventuno secoli dopo che Abramo, nostro Padre nella fede, migrò dalla terra di Ur dei Caldei; tredici secoli dopo l’uscita del popolo d’Israele dall’Egitto sotto la guida di Mosè; circa mille anni dopo l’unzione regale di Davide; nella sessantacinquesima settimana secondo la profezia di Daniele; all’epoca della centonovantaquattresima Olimpiade; nell’anno settecentocinquantadue dalla fondazione di Roma; nel quarantaduesimo anno dell’impero di Cesare Ottaviano Augusto
mentre su tutta la terra regnava la pace, Gesù Cristo, Dio eterno e Figlio dell’eterno Padre, volendo santificare il mondo con la sua piissima venuta, concepito per opera dello Spirito Santo, trascorsi nove mesi, nasce in Betlemme di Giuda dalla Vergine Maria, fatto uomo: Natale di nostro Signore Gesù Cristo secondo la carne».
Buona riflessione e tanti auguri di un sereno e Santo Natale!
Roberto Kudlicka
