Molti politici sono di un’altra èra. Costoro -ormai spesso felicemente ultraottuagenari (e ce ne sono tanti)- o loro epigoni attuali sono sempre sulla cresta dell’onda. Sono quelli che sono stati attenti ad impedire ed evitare la nascita di nuove categorie di politici e ancor più di nuove concezioni politiche che non fossero limitate alla amministrazione.
Pur con queste immense colpe se non ci fossero quegli ottuagenari i Palazzi sarebbero preda, come già accade spesso, di scalatori di specchi, arrivisti, ladri, comitati di affari privi di ogni idea di futuro. Cioè siamo o in una padella o in una brace. Le due scuole politiche esistenti (“nulla fuori dallo stato, niente contro lo stato, tutto nello stato” -per la destra- e “dittatura del proletariato” -per la sinistra-) altro -pur edulcorate- non sono che riduzione della politica alla sfera amministrativa. Gli interessi sono stabilmente prevalenti sulle idee, e l’interesse pubblico è prevalente su quello individuale e sulla dignità ed identità della persona umana; e questo che è un obbrobrio culturale che unisce destra e sinistra è talmente radicato che sembra ovvio.
Quindi la esistenza della dualità destra-sinistra perpetua oggi la cultura politica di allora che era incentrata sulla onnipotenza dello stato e quindi della burocrazia incarnata dai dipendenti pubblici che decidono morte e vita dei non inseriti nello stato; inoltre quella dualità trovava forza sulla mancanza di una scuola e quindi di una alternativa alla loro proposta politica. La gente normale subisce malamente questa onnipotenza dei dipendenti pubblici e quindi non si mette a fare politica come non vota e non fa figli semplicemente perché non crede a quel sistema e al futuro che prepara. Questo comporta che questi sedicenti politici (ma sostanzialmente amministratori e quindi burocrati che si sentono perfettamente a loro agio e quindi onnipotenti quando si muovono nelle stanze dei Palazzi Istituzionali locali, centrali ed europei) ormai sono concentrati sulla forma dei tappi di bottiglia o sulle “transizioni” imposte dalle multinazionali; transizioni che confondono credono essere la politica economica. Dei cittadini non sanno e non vogliono sapere niente.
La loro esistenza nel passato e nel meno recente passato ha scassato completamente le società e le economie togliendo alla gente un senso alla vita concentrandosi sugli interessi materiali e trasformando le Istituzioni in luoghi in cui legittimamente si toglie con le tasse a certuni per dare il ricavato a loro stessi e a certi altri. Così facendo si è enfatizzato il ruolo dello stato e della sua burocrazia a danno dei fondamentali componenti e costituenti della civiltà occidentale e della dignità dell’uomo e della sua identità. Questo super-stato fascista e comunista è l’inverso della centralità della persona e quindi è idea barbarica.
La demolizione della dualità destra-sinistra e della loro natura competitiva, conflittuale, concorrenziale, a favore della collaborazione costruttiva tra tutti i componenti della società è l’unica possibilità esistente di salvare il salvabile pur rimanendo ancora lontana se non apparentemente utopica essendo molto fuori dai canoni oggi ritenuti vincenti. Il disastro barbarico oggi prodotto dalla dittatura di questi modelli culturali per i quali “mors tua vita mea” è tale da portare alla eutanasia l’intera civiltà come ovvia ed automatica conseguenza di: denatalità, concentrazione di ricchezza e quindi sua svalutazione, assenza di senso ad ogni azione.
Quando le componenti sostanziali della civiltà e del diritto naturale come la moneta, la proprietà privata, il libero arbitrio e pensiero, vengono grandemente compressi e lasciati appannaggio di taluni e non di tutti, il sistema si avvia alla fine come accaduto nei sistemi sovietici o comunisti. Se la moneta viene stampata per acquistare titoli altrimenti privi di acquirenti e di valore dando quella moneta nuova a grandi finanzieri, grandi multinazionali dell’energia, dell’industria perché l’alternativa è il collasso del sistema della grande impresa, … così facendo si sta trasferendo sull’intera economia e società l’onere di sussidiare coloro che assieme alla politica mantengono in apparente vita una parte dell’economia e società che non produce più ricchezza ma la consuma. Candidare anche solo alla guida di un comune coloro che sono stati protagonisti della politica dei passati decenni e quindi sono responsabili dell’attuale declino se non crollo definitivo del sistema, significa premiarli e reiterare gli errori di sempre.
CANIO TRIONE
