Per abitudine rispondiamo sempre a questa domanda considerando la nostra età cronologica, ovvero l’età calcolata sulla base della nostra data di nascita, tuttavia l’età anagrafica è solo una delle possibili dimensioni dell’età, quella che si basa sullo scorrere del tempo, un parametro oggettivo, ma impersonale e che non tiene in considerazione il nostro vissuto biologico, psicologico e funzionale.
Quante età esistono?
Diventa, quindi, importante conoscere i concetti dei vari tipi di età che tutti noi possediamo.
Per cui la domanda fatidica potrebbe cambiare e diventare:Quanti anni ha il mio corpo?Oppure:Quanti anni vi sentite addosso? O ancora:Quanti anni ti senti dentro?
Età ANAGRAFICA o CRONOLOGICA: Rappresenta semplicemente il numero di anni trascorsi dalla nascita, purtroppo un dato immutabile, è un dato numerico, oggettivo fisso, freddo e implacabile.
L’età cronologica è intrinseca, è il tempo che passa, sono gli anni che abbiamo.
Con l’avanzare dell’età il nostro corpo è sottoposto all’invecchiamento intrinseco – influenzato dalla genetica – che determina una riduzione lenta e graduale delle funzioni corporee. Generalmente, una maggiore età corrisponde ad una maggiore probabilità di soffrire di disturbi e malattie.
Età MENTALE/FUNZIONALE (o PSICHICA): Indica e riflette specificatamente il livello di sviluppo intellettuale e cognitivo.L’età mentale considera la maturità emotiva e lo sviluppo psicologico di una persona, indica le capacità funzionali rispetto all’età reale, e per cui può differire dagli anni effettivi dell’età cronologica.
Età mentale misura le capacità cognitive di una persona, le caratteristiche principali sono: la capacità di ragionamento cioè di pensare, la risoluzione dei problemi, la memorizzazione cioè il ricordare, la comprensione del mondo circostante e l’attitudine a relazionarsi con gli altri.
Il Quoziente Intellettivo il “QI” è definito come il rapporto tra l’età mentale e l’età cronologica, moltiplicato per 100, viene abitualmente utilizzato per misurare le abilità cognitive in relazione alla media della popolazione. Il punteggio 100 rappresenta la media, con valori 90-109 considerati normali, mentre punteggi superiori a 130 indicano un QI molto superiore.
L’età mentale è difficilmente quantificabile, anche se quasi sempre è molto più giovane di quella anagrafica.
Età BIOLOGICA: Riguarda l’invecchiamento del corpo, riflette l’età delle nostre cellule, dei nostri tessuti e organi, muscoli e pelle, la qualità biologica del corpo ed è indicativa dello stato di salute effettivo. L’età biologica è estrinseca sono i cambiamenti che effettivamente avvengono nel nostro corpo a prescindere dalla nostra età cronologica:
L’età biologica esprime l’interazione tra la nostra componente genetica e le influenze ambientali a cui siamo soggetti, è influenzata dallo stile di vita, in particolare risente positivamente o negativamente delle nostre abitudini, soprattutto quelle che riguardano come e quanto ci alimentiamo, come e quanto ci muoviamo, come e quanto dormiamo, come e quanto gestiamo lo stress.
Potrebbe non coincidere con quella dichiarata dalla carta d’identità, e le abitudini virtuose possono aumentare favorevolmente il gap, la differenza, tra età anagrafica e biologica. È influenzata anche da fattori quali determinate abitudini di lavoro, lo stress o i pensieri negativi, l’esposizione all’inquinamento, il consumo di fumo e alcolici o droghe.Studi hanno verificato che può essere influenzata al 75% dallo stile di vita (dieta, esercizio, stress) e al 25% dai geni, e può essere ridotta con abitudini sane.
Oggigiorno si riesce a stabilire un’età biologica differente per ogni organo o sistema fisiologico del nostro corpo e anche una stima del rischio di mortalità di una persona, il tutto attraverso test genetici effettuati su DNA, analisi del sangue o della saliva.
Questi test genetici sul DNA, ad esempio test GrimAge analizzano i marcatori fisiologici i BAS – Biological Age Score tramite orologi epigenetici.In particolare si analizzano delle frazioni di DNA chiamate “telomeri”, piccole porzioni di DNA che si trovano alla fine di ogni cromosoma, la funzione dei telomeri è quella di impedire all’elica di sfibrarsi, l’accorciamento dei telomeri è un importante indice di invecchiamento.
L’invecchiamento cronologico o intrinseco è dovuto almeno in parte dalla senescenza cellulare derivata dal progressivo accorciamento dei telomeri. Questo fenomeno induce le cellule ad entrare in uno stato di non divisione permanente noto come “senescenza”.Gli indici di funzionamento corporeo classificano l’invecchiamento come: normale, accelerato (accelerated ager) o eccellente (super ager).
In sintesi, l’età biologica è un parametro dinamico che riflette come si sta invecchiando, e offre un’opportunità per ottimizzare la salute prima che insorgano malattie croniche e legate all’età.
Una minore età mentale/biologica rispetto a quella anagrafica è spesso segno di una migliore salute e di uno stile di vita attivo (es. nutrizione corretta, esercizio fisico), porta a rallentare l’invecchiamento, consente di recuperare “età biologica”, migliorando la salute a lungo termine.
Alcune persone sono biologicamente vecchie a 65 anni, mentre altre lo diventano solo molti anni dopo, le differenze più evidenti tra persone della stessa età cronologica dipendono molto dai loro comportamenti e da fattori come le esperienze di vita, la genetica, l’educazione. Età PSICOLOGICA (o SOGGETTIVA): ovvero l’età che una persona si “sente dentro”. È un concetto complesso, difficile da misurare, non sempre corrisponde a quello anagrafico, anzi spesso differisce da questo ma, come vedremo, in grado di influenzare il nostro benessere fisico e la nostra salute mentale.
L’età psicologica, detta anche età soggettiva ed età interiore, è legata alla percezione di sé, si riferisce agli anni che una persona si sente di avere interiormente, e che pensa di avere, per cui può condizionare anche il nostro approccio alla vita.
Non si tratta di un concetto scientifico, né può essere calcolata in maniera precisa, si tratta in sostanza dell’età percepita, quindi, non c’è un dato oggettivo, un numero esatto o una risposta corretta a differenza dell’età anagrafica, è una materia individuale e di personale opinione.
L’età psicologica, varia da persona a persona, fondamentalmente è strettamente legata al modo di pensare, alle caratteristiche innate, a quella che è l’attitudine mentale e di agire, come anche al livello di sviluppo della personalità e maturità e educazione di un individuo.
Viene influenzata dalle proprie condizioni personali come stato e contesto sociale, dalle condizioni economiche e lavorative, dalle esperienze vissute e dai pregiudizi ed è soggetta anche ai cambiamenti e alle evoluzioni che si hanno durante la vita, e soggetta, è dipendente dallo stato d’animo e di salute.
È normale percepirsi come più vecchi in situazioni di forte stress o malessere fisico!
L’età psicologica riflette la nostra capacità di adattamento nella relazione con l’ambiente esterno e con noi stessi ed è condizionata dalla elaborazione delle esperienze vissute e dalla nostra capacità di gestione dello stress.
Se da una parte l’esposizione eccessiva a fattori stressanti influisce negativamente sull’età psicologica, dall’altra stimoli stressogeni di lieve entità “microstress” possono, invece, condizionarla positivamente.Quest’ultima è la cosiddetta “teoria dell’ormesi”, un fenomeno biologico in cui piccolissine dosi di uno stress, potenzialmente dannoso o letale ad alte dosi, provocano una risposta adattativa benefica nell’organismo, che stimola i meccanismi di riparazione, attiva la difesa antiossidante e la longevità, rendendo le cellule più resistenti.
In definitiva e in estrema sintesi, l’età psicologica quindi, non è fissa ma, muta nel tempo e seppur tende a rimanere uguale per tutta la vita o comunque per molti anni, può essere, fortemente influenzata, dalle vicende della vita stessa.
L’età psicologica non corrisponde quasi mai all’età anagrafica e differisce molto da persona a persona, alcuni soggetti hanno la testa sulle spalle fin da ragazzini, mentre altri si sentono eterni Peter Pan fino alla vecchiaia. In generale, comunque, alcuni studi indicano che le persone in età adulta e nella terza età, tendono a percepire se stesse come più giovani della propria età anagrafica, e che le donne tendono a sentirsi più giovani rispetto agli uomini.
Qual è l’età psicologica ideale?
In linea di massima, un’età psicologica più bassa si associa a maggiori benefici rispetto a un’età soggettiva più elevata. Tuttavia, un’età troppo bassa non è auspicabile, perché per avere una vita soddisfacente, ovviamente, servono anche un giusto grado di maturazione e consapevolezza.
L’ideale è un giusto equilibrio interiore, che permetta di sviluppare un atteggiamento positivo e ottimista ma, allo stesso tempo non immaturo, una combinazione tra la saggezza adulta e la freschezza del “bambino interiore”.
Sentirsi più giovani della propria età reale è associato a una migliore qualità della vita, migliora il benessere generale; una età soggettiva più bassa è correlata a un invecchiamento fisico di successo, e migliori funzioni cognitive.
Sentirsi più giovani influenza il fisico?
Benché il sentirsi più giovani dell’età effettiva può sembrare una semplice sensazione, succede qualcosa che influenza positivamente anche il nostro fisico, quindi l’età psicologica suggestiona, nella pratica, anche quella anagrafica.
Varie ricerche scientifiche suggeriscono che l’età percepita faccia la differenza a livello fisico, in particolare uno studio sudcoreano del 2018, basato su scansioni cerebrali, ha evidenziato come, nelle persone che si sentono più giovani psicologicamente, la materia grigia del loro cervello fosse più spessa e in grado di deteriorarsi meno.
Quindi anche la scienza conferma che l’età che percepiamo si riflette su quella che dimostriamo quindi, non solo semplici impressioni o sensazioni ma, vere e condizioni mentali che influenzano anche l’approccio alla vita.
Viceversa, chi tende a sentirsi più anziano mentalmente è soggetto a un rischio maggiore di ricoveri ospedalieri, è maggiormente portato alla depressione e ad avere disturbi del sonno.
Da quali aspetti è costituita?Essendo un elemento astratto molti e svariati elementi contribuiscono a comporla tra questi:- Intelligenza emotiva;- Consapevolezza;- Autocontrollo;- Maturità;- Curiosità;- Empatia;- Abilità sociali.
Come fare a capire qual è la propria età psicologica?
Resta complesso misurare l’età psicologica e soprattutto questa può mutare anche nel tempo, in ogni caso:- Si possono eseguire test psicologici.- Si può tenere un diario, che aiuta anche a tenere traccia delle proprie emozioni e dei propri cambiamenti, per capire qual è il proprio atteggiamento verso la vita.- Si può anche fare autoanalisi, cercando di esplorare le nostre capacità di reazione agli accadimenti della vita.- Si può provare a indagare con un life coach o con uno psicologo.
Conoscere la propria età psicologia è comunque fondamentale per avere una maggiore conoscenza di noi stessi e dei nostri punti di forza:- Maggiore consapevolezza di sé;- Maggior benessere;- Migliore salute mentale e fisica;- Adozione di stili di vita più sani;- Maggiore vitalità;- Migliori funzioni cognitive;- Livello più elevato di resilienza;- Più sensazioni di felicità e serenità;- Diminuzione dello stress;- Mente più attiva;- Livello più elevato di soddisfazione.
L’età psicologica è l’età che ognuno di noi percepisce di avere, esprime quanto una persona si sente grande e matura nel modo di agire, pensare, comportarsi e relazionarsi, al contrario dell’età anagrafica non lascia tracce sul corpo, può non coincidere con l’effettivo stato di salute e invecchiamento del corpo fisico: ci si può sentire vecchi a 50 anni oppure giovani e vitali a 70.
L’insieme dell’età biologica e dell’età psicologica determinano la nostra età funzionale, ovvero la nostra capacità funzionale nella sua complessiva dimensione organica e psichica.
Età SOCIALE: è determinata dai ruoli che il gruppo sociale, cui appartiene l’individuo, considera compatibili per soggetti con la sua stessa età cronologica.L’età sociale è indipendente dall’età psicologica e dall’età biologica, i ruoli sociali e le attività sono assegnati solo in base all’età anagrafica: si diventa maggiorenni a 18 anni e pensionati a 67, così l’età entra nelle interazioni sociali e nelle aspettative, ed è alla base dell’organizzazione di istituzioni, politiche e programmi. La nostra età sociale definisce e norma il nostro ruolo nelle relazioni familiari e generazionali, la nostra posizione nel ciclo di studi o nel lavoro, per cui si parla di seconda età, quella della maturità e lavorativa e della terza età, quella della pensione, ultimamente con l’aumento dell’aspettativa di vita esiste anche la quarta.
Tutti, ovviamente se siamo fortunati, invecchiamo, e soffriamo le conseguenze dell’inesorabile marcia del tempo; il senso del tempo è reale ed è una dimensione essenziale della vita.A mio parere resta valido il concetto che il modo in cui affrontiamo la vita è, con ogni probabilità, ben più importante di quello che di noi racconta l’anagrafe.
Buona riflessione.
Roberto Kudlicka
