L’offensiva contro l’ordine pubblico ha raggiunto livelli inimmaginabili.
La manifestazione di Torino per il centro sociale di Askatasuna, che avrebbe dovuto essere pacifica, si è trasformata in una guerriglia urbana. Purtroppo era già progettata così: scontro senza quartiere con le forze dell’ordine.
I manifestanti guerriglieri circa 1.000 di provenienza anche internazionale. IL bilancio è severo: oltre 100 agenti e militari feriti, tra questi 96 poliziotti, 7 finanzieri e 5 carabinieri; 29 gli agenti che hanno dovuto essere ricoverati.
Le immagini di un agente ventinovenne aggredito, atterrato, privato di scudo e elmetto, percosso a martellate hanno fatto il giro dell’Italia esterrefatta.
La condanna della politica è stata unanime ma con tanti inesplicabili distinguo.
Purtroppo c’è qualche voce che continua a gettare benzina sul fuoco. Ad esempio, Ilaria Salis scrive, in solidarietà ai manifestanti: “Purtroppo oggi non riesco ad essere a Torino, ma con il cuore sono lì con voi. Rispondere agli attacchi repressivi del Governo rilanciando sull’allargamento delle lotte sociali è la strada giusta da percorrere insieme, a Torino e in tutta Italia. Buona manifestazione a tutte!”. E, poi, numerosi slogan come questo: “Askatasuna vuol dire libertà. Torino partigiana. Contro governo, guerra e attacco agli spazi sociali”. Attonita, l’opinione pubblica osserva la situazione che è diventata incandescente e si chiede dove si vuole arrivare con questo incredibile e incomprensibile conflitto sociale. Soprattutto, si chiede quale siano le profonde motivazioni.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in un’intervista rilasciata a LaStampa, dichiara che si è predisposta ogni possibile iniziativa, in preparazione della manifestazione, per evitare gravi danni ai cittadini e alla città di Torino: identificate oltre 800 persone di cui oltre 50 straniere; adottate misure di prevenzione per evitare penetrazioni nel centro storico, occupazioni di stazioni, devastazioni maggiori. Il ministro ha descritto il corteo di chiara matrice eversiva e potenzialmente terroristica; mentre auspica che il sistema giudiziario che faccia la sua parte e riconosca i tentativi organizzati con il chiaro intento di sovvertire l’ordine democratico. Ma, soprattutto dichiara: “È bene uscire dall’ipocrisia di una netta differenza tra questi delinquenti e la gran parte dei cosiddetti manifestanti pacifici: le forze di polizia riferiscono che a Torino, nel momento in cui la manifestazione è stata predisposta alle violenze, molti dei cosiddetti manifestanti pacifici hanno fatto scudo fisico, anche aprendo gli ombrelli, per impedire che potessero essere visti i gruppi più violenti …”. Dichiarazione che presuppone una regia ben attrezzata che è sostenuta dalla osservazione che in ogni manifestazione gli attivi guerriglieri sono sempre gli stessi.
La condanna è unanime ma il conflitto politico non si placa. Massimo Giannini, editorialista di Repubblica, ospite a Che Tempo Che Fa, non condanna ma attacca Giorgia Meloni che strumentalizza i fatti di Torino.
Ilaria Cucchi, di Avs, dice che la Meloni non ha avuto il coraggio di “chiedere scusa a tutti, agenti, giornalisti, cittadini, per quello che è successo” visto che i fatti di Torino smentiscono il governo che sostiene che il Paese sia oggi più sicuro. Ecco la sua conclusione: “Decine di criminali sono stati strumentalizzati per farci dimenticare le migliaia di ragazzi e ragazze perbene che hanno rivendicato le loro ragioni … pacificamente e liberamente, per le strade di una città”. Non c’è che dire: siamo tutti nel pallone.
