Centinaia di studenti e tanti genitori, tutti nel cortile all’ingresso della scuola a chiedere di sbloccare la scuola Leon Battista Alberti a Napoli, che ha classi disponibili solo al piano terra, per 250 alunni sui 980 iscritti.
La scala antincendio è infatti rotta dal 24 gennaio e così si frequenta pochissimo senza che arrivi un intervento dalle autorità, nonostante le forti proteste della preside Silvia Parigi.
Oggi sono scesi in campo gli studenti e i genitori con una forte protesta: “Insieme alla preside – spiega Giorgia Milano, rappresentante dei genitori nell’istituto – abbiamo chiesto una via di uscita per il ritorno alla scuola per i ragazzi ma finora dalle autorità non abbiamo avuto assolutamente nessuna risposta, si sono dileguate.
Oggi aspettavamo anche i Vigili del Fuoco per fare una relazione sulla situazione ma non sono venuti. Per gli studenti è una tragedia, stanno facendo soltanto sei ore a settimana sulle trenta che dovrebbero fare; i programmi così non vanno avanti e non si sa neanche quando si torna regolarmente a scuola”. I giovani studenti espongono dei manifesti: “200 in classe, 1000 a casa, questa non è scuola, è un sorteggio”, recita uno, mentre altri hanno il cartello “L’Alberti cade a pezzi, il nostro futuro no”.
Roberta Scola, altra rappresentante dei genitori, sottolinea che “siamo ancora a zero, continuiamo a frequentare solo sei ore a settimana per le quarte, nove ore per le quinte e la Città Metropolitana, che gestisce l’edificio, non ci dà dei tempi.
Dicono solo che dobbiamo aumentare da 240 a 500 i ragazzi a scuola ma per farlo serve anche il primo piano e senza la scala esterna rotta non possiamo perché la scala interna che non è a prova di fumo. Adesso stanno rompendo giù una porta, hanno rotto il muro perimetrale per fare un’ulteriore uscita di emergenza perché secondo loro così si può aumentare a 500 gli alunni. Ma se non si rende la scala intera a prova di fumo non si può fare nulla”.
I genitori hanno chiesto in questo periodo di tornare alle lezioni da casa, come durante il Covid, ma “hanno risposto di no alla preside – spiega Scola – perché dicono che è possibile solo in caso di emergenza sanitaria, il che non è vero perché la Dad può essere concessa anche per problemi ai lavori, per inagibilità parziale dell’edificio, tanto è vero che il Galileo Ferrari è un anno e mezzo che la fa. Perché loro sì e noi no?.
Siamo stati noi anche all”Ufficio Scolastico Regionale, ma non ci hanno ricevuto, perché ci vuole l’appuntamento. Ho mandato una PEC con la richiesta di appuntamento, ma ad oggi non mi hanno risposto. E intanto i nostri figli sono senza scuola”.
