«Magari non lo farei a Bologna, per non inasprire le tensioni sociali, ma siccome cerco di lavorare per
risolvere i problemi…»
Questa è la dichiarazione del Governatore dell’ Emilia Romagna, De Pascale, ex Sindaco di Ravenna.
La dichiarazione si riferisce a una propensione nel creare nuovi centri per il rimpatrio degl’ immigrati condannati per reati nel suolo Italiano.
Questa disponibilità a un progetto, che fino ad ora sarebbe stato etichettato di destra, viene a seguito anche dell’ammissione dello stesso Governatore che la sinistra sulla sicurezza non ha soluzioni credibili.
Tutto questo subito dopo il recente scandalo della scoperta di false certificazioni sulla salute su sanissimi extracomunitari condannati, con lo scopo di procrastinare il rimpatrio, da parte di alcuni medici proprio nella sua Ravenna.
Oltre all’indagine della Procura di Ravenna, si sovrappone il “gap” legislativo che non prevede la detenzione in caso di rifiuto alla visita obbligatoria che precede il rimpatrio del condannato. Infatti, su 34 persone pronte al rimpatrio, 10 si sono rifiutati di sottoporsi alla visita sanitaria precludendo, di fatto, il viaggio di rimpatrio. Ma non finisce lì! I 10 condannati, perché ritenuti pericolosi per la società, a questo punto non hanno l’idoneità sanitaria nemmeno per essere reclusi in cpr e quindi possono gironzolare tranquillamente fino a data da destinarsi.
Purtroppo il Protocollo sulla procedura riferito alla legge firmata nel 2022 dal Prefetto Luciana Lamorgese, non prevede una facile soluzione.
Saranno forse anche i recenti sondaggi della società Swg, da cui si evince che l’ 84% degl’italiani moderati e, addirittura il 24% dei progressisti, sono favorevoli al rimpatrio dei soggetti pericolosi, che fanno vacillare il garantismo ad oltranza dell’ esponente apicale della roccaforte rossa italiana.
A volte il cambio di vento porta bel tempo.
